“Peste e Guerra. La poesia non salverà la vita” di PFI

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“Peste e Guerra. La poesia non salverà la vita” di PFI

Autore: Paolo Fabrizio Iacuzzi

Titolo: Peste e Guerra. La poesia non salverà la vita. Versi scelti 1982-2022

Curatore: Michele Bordoni (Introduzione e dialogo a cura di)

Editore: InternoPoesia, 2022


Tre poesie dal libro: 

Tribunale delle Ortensie

Giorni vicini al solstizio d’estate. Nel Piano di Furia
sedato dal dolore. E lui in piedi davanti al tribunale
delle Ortensie. Baffi arricciati in su per inquisire. Così
è arrivata la bella stagione. Col puntaspilli alle spalle.

Ficcate nel suolo le Annabelle. Le bianche idrangee
femmine in questo contesto. Quelle belle porzioni
di cervello issate sulle spade. Intelligenze franate
lungo la ringhiera del bastione che ora si affolla.

Per giudicare il corpo. Quel suo corpo infilzato da
spade. Per apporvi bucato il cartamodello da sarto
col bisturi e fili. Discendendo lui da antichi cerusici.

Per quelle tavole di anatomia che avrebbe redatto
con dovizia imposta da parole. Ortensie immense
assise al fuoco. All’ombra del vecchio cerro malato.

*

La generazione dei nemici

Ritrovarsi fra tanti amici. Noi per dire
io Andrea e Marco in un nome. Ritrovarsi
per stare in agguato. Perdemmo presto
i nostri padri. Ma noi per dire io abbiamo

di nuovo una casa. Noi per dire io
fummo tra voi prima che ci conosceste.
Vostri amici e nemici dispersi. Chi
portando libri in una collana annerita.

E chi pensando di smacchiare il nome
della comune poesia. Chi di ogni alto
palcoscenico fa vanto per un solo fine.
E chi in basso appartamento si erge

sul piedistallo. Ma noi per dire io
abbiamo impiegato tanto tempo.
Siamo i vostri fratelli maggiori. O forse
i minori del vostro comune amore.

*

Palinuro Mariupol

Palinuro l’amico d’infanzia. Trasfuso in noi
per virus nasale. Se il nocchiero per teatro
si cela dentro un anagramma. Per questo
nuovo esodo col grande caduto insepolto.

Fosse comuni e lapidi non scritte. Mai erette
nella terra nuda. Grigioverde senza le toppe
di colore. Taras Bulba tornato dopo la peste
per il tempo dell’Apocalisse. Per i trent’anni

di stragi dalla Bosnia. Per le donne che una
dice la violenza ci spezza. Ma nascondiamo
il computer con la foto del nostro amore.

Col nostro cuore indomito. Mentre passa lei.
E Frida già trasfonde il sangue dal cartellone
per tutti. Sommersi nel teatro di Mariupol.

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