Premio Letterario
Internazionale Ceppo Pistoia

2 Giugno 2022

Le recensioni di Eugenio Fronteddu ad alcuni racconti dei tre scrittori finalisti al Premio Ceppo Racconto. Il giurato della Giuria dei Giovani Lettori ha vinto il superpremio per aver scritto le migliori recensioni.


Eugenio Fronteddu ha anche realizzato per Fango Radio delle interviste ai vincitori del 66 Premio Ceppo e delle dirette streaming degli eventi dal 6 all’8 maggio 2022 insieme ad Alessio Chiappelli:

Il podcast: www.fangoradio.com/shows/243
Le tre giornate del 6-8 maggio: www.fangoradio.com/events/246


“Assunta” (Ispirato a “La ragazza con la pistola” di Mario Monicelli), da “E siccome lei” di Eleonora Marangoni

Un ritratto in punta di penna, leggerissimo, di Assunta Patané, il personaggio interpretato da Monica Vitti nel capolavoro pulp di Mario Monicelli. La novella si discosta dalle atmosfere mediterranee che nella pellicola Assunta via via va perdendo, mantenendone però il sottile understatement britannico (meglio sarebbe dire scozzese, vista l’ambientazione), specchio linguistico del modo di pensare della protagonista (che nel film corrisponde al compimento del suo percorso di sradicamento dalle radici insulari, sicule). Il racconto si presenta come una cronistoria del pellegrinaggio di Assunta in cerca del suo stupratore, Macaluso Vincenzo, sul quale vuole mettere le mani per ristabilire l’onore perduto, ammazzandolo a pistolettate. I vari capitoletti sono dedicati alle figure maschili incrociate dalla nostra nel suo cammino di vendetta, maschietti e maschiacci, figure minime, ironiche alcune e desolanti altre, pietre miliari (e a volte tombali) della riscoperta del proprio desiderio e dell’autodeterminazione. L’incertezza e l’inesperienza di Assunta svaniscono velocemente per dare spazio a commenti di spirito, brevi descrizioni dei caratteri degli uomini incontrati, quasi una didascalia fumettistica: dal vigile mimo al cameriere barese dongiovanni, dal giocatore di rugby troppo gentile al medico che la soccorre nel momento del bisogno (vede una pancia squarciata da un bisturi, non regge e capitombola), uomo sposato che diventerà compagno di vita. Assunta si stupisce del modo di fare inglese, quando, dopo aver assistito al divorzio del dottore, viene invitata dalla ormai ex moglie di lui a fare una visita allo zoo locale. Inconcepibile, o almeno lo era. Ormai Assunta non si stupisce più di tanto.

Giudizio: unico tra i recensori, sviluppa un confronto tra la protagonista del film interpretato da Monica Vitti, La ragazza con la pistola, e quella del racconto, cogliendo con finezza somiglianze e differenze.


“La seconda chiamata”, da “Animal Spirit” di Francesca Marciano

Un casting. Un’ambiente liminale, di passaggio, verso una svolta, una parte per un film, un possibile. Uno scontro, due piani dove il potere scorre prima univoco, poi quella linea di separazione, inizialmente netta, si sfalda, si ingrossa, si gonfia, diventa membrana osmotica: il potere, il suo imporsi, trasla, come un liquido nero, pattume, precipitato di rimorsi, incomprensioni e sensi di colpa. Tre tempi. Quello del casting, prima tranquillo, interrotto bruscamente dal tempo del ricordo, che riaffiora violento, spaccando e increspando due vite unite dalla morte. Infine il tempo dell’albergo, dove avviene la resa dei conti. Pacifica, agrodolce, inevitabile. Il periodare della Marciano è potentemente visivo, cala immediatamente il lettore nel farsi del racconto.

Giudizio: Con uno stile maturo e personale, la recensione dice il necessario per comprendere il racconto prescelto, le sue tematiche e la qualità della scrittura, lasciando al lettore il piacere della scoperta della trama e del finale.


“Giuditta”, da “I poteri forti” di Giuseppe Zucco

Una notte, dopo aver capito di essere l’uomo più piccolo, e forse pure l’ultimo uomo, in un marasma di emozioni ribollente, [il protagonista del racconto Giuditta] va fuori orario, come nel capolavoro grottesco di Scorsese. Ma non avrà liberazione, non troverà quella valvola di sfogo pirandelliana che ti inoculano in vena al liceo, come un consiglio non richiesto (eppur necessario!) per affrontare la vita. Al nostro Oloferne spetta solo un deserto da attraversare, passo dopo passo, mestamente. Magari se lo merita pure, chissà. In quella notte, oh quella notte, avviene un incontro che è anche una citazione. Dei giovinastri, di almeno quindici anni in meno del tapino allo sbaraglio, quasi lo mettono sotto. E lui si ridesta dal torpore metafisico da cui è pervaso, vorrebbe affrontarli, vorrebbe farsi picchiare malamente, conciare come una pelle. Ma non ha le palle. Come il dottor Fridolin di “Doppio sogno” di Arthur Schnitzler, che in una notte di nebbia vorrebbe (senza potere) affrontare dei baldi giovani che lo provocano, per dimostrare al proprio ego di persistere ancora. Il fraseggio di Zucco è strabiliante, una gioia per la voce interiore che legge. Impastato, tra descrizioni gustosissime e sferzate morali, vere e proprie sentenze, affilate come un rasoio. Da ricordare anche questa città asettica dove si muove il senza nome, palazzi di vetro, lampioni gialli, notte e nebbiolina. Per come sono tratteggiati, sembrano i palazzi dei thriller del primo Dario Argento, pilastri di cemento calati direttamente dagli anni ’70, potrebbe essere Torino o Roma, non importa la precisione geografica.

Giudizio: la recensione mostra ricchezza di riferimenti (alla pittura di Caravaggio, al cinema, alla letteratura, alla canzone d’autore) giocati senza pesantezza, ma in uno stile efficace che coglie in profondità le caratteristiche tematiche e formali della narrativa di Zucco.

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