Premio Letterario
Internazionale Ceppo Pistoia

25 Aprile 2022

I vincitori e le motivazioni dei premi Ceppo Biennale Racconto 2022 scritte dai giurati Gabrio Vitali, Alberto Bertoni, Benedetta Centovalli, Fulvio Paloscia, Filiberto Segatto. Con una dichiarazione di Luca Ricci alla conferenza stampa del 13 aprile


Dichiarazione di Luca Ricci, presidente della Giuria Letteraria, sulla terzina finalista.

Anche per questa 66 edizione del Premio Ceppo Biennale Racconto è stato bello più che faticoso, è stato avventuroso presiedere la Giuria Letteraria. Ci sono stati chiaramente diversi passaggi per esaminare le diverse raccolte del Biennio 2020-2021 e per arrivare poi a questa terna: c’è stata una prima scrematura iniziale, poi siamo passati agli otto titoli della long list, per poi giungere a questa terna che, anche nella mia analisi, nella mia sintesi, ho definito “un ritorno alla fiction pura”, il che mi fa piacere perché viviamo in un’epoca di forte ibridazione in cui c’è molta autofiction, molto anche autobiografismo e biografismo.

Ho notato che le scritture brevi di questo biennio tornano quasi a una misura aurea, classica. È un po’ anche il destino, la fatalità del racconto perché, essendo una riduzione ai minimi termini di tutte le componenti della narrazione, è una “rivoluzione stabile”. Un autore che scrive racconti si confronta sempre con una misura che è cambiata pochissimo. Se noi prendiamo dei racconti del Novellino o del Decamerone, che sono la nostra matrice classica, e prendiamo una raccolta di Landolfi o di Manganelli, per restare ad autori che possono già rientrare in un canone, vediamo che i cambiamenti, le rivoluzioni appunto, sono stabili, dentro una forma che, siccome di per sé riassume le strutture essenziali ed è una riduzione ai minimi termini, è cambiata pochissimo. Per cui ogni scrittore che si misuri su questa forma e con questa forma sa che deve misurarsi con una sezione aurea, con un pezzo di classico.

E questo i tre autori ce l’hanno tutti molto presente. La Marangoni, che è quella che avrebbe potuto fare più facilmente della biografia o scivolare nell’autofiction, raccontando la Vitti lo fa attraverso il personaggio di finzione che la Vitti ha interpretato durante la sua carriera cinematografica, per cui rimane ben al di là della biografia “comune”, canonica. Zucco è iperletterario, i suoi modelli sono mitteleuropei, e quindi ci potete vedere dentro anche tutta la grande tradizione del fantastico europeo ottocentesco, per cui è veramente letterario. E la Marciano, che ha chiaramente evidenti ascendenze cinematografiche, in realtà ha scritto comunque dei racconti molto solidi, tradizionali, che raccontano appunto di relazioni, di rapporti: sembra addirittura che, rovesciando i termini del luogo comune, sia una sceneggiatura da cui è stato fatto il libro e non il contrario.

Quindi c’è questa forte componente di letterarietà in questi tre autori.


GIORGIO FICARA – Per un fluido e seducente attraversamento di undici quadri narrativi dedicati a historiettes e conversazioni di cui sono protagonisti i philosophes e le dames galantes del Settecento illuminista e libertino. Tutti sono in vario modo impegnati a definire e a vivere quell’idea libertina di felicità – del sapere e del piacere – che, secondo Ficara, davvero si può imparare «come l’algebra e il latino». I racconti e i dialoghi della raccolta si inanellano in una prosodia elegante e avvolgente, la cui musicalità permea i toni e i ritmi di una scrittura argomentativa leggera e stringente insieme, che genera effetti di rara espressività.

ERMANNO CAVAZZONI – Per il gusto del paradosso e l’attenzione a figure marginali ed eccentriche, che meglio rappresentano la visionarietà dell’esistenza umana e un suo dipanarsi “naturale” perché totalmente privo di apatia e di banalizzazioni psicologistiche, come oggi è invece molto di moda. È uno sfondo antropologico che rimanda a un tipo di emilianità accidiosa e cocciuta, bizzosa e nevrastenica, beffarda e pochissimo condiscendente, espressa in una lingua che rimane al di qua del dialetto ma che s’incide nell’acustica profonda del lettore.

ELEONORA MARANGONI – Perché racconta la complessità delle donne attraverso i personaggi interpretati da Monica Vitti. Attraverso uno sguardo che evoca dettagli, frasi, gesti, sorrisi o ricordi la scrittrice coglie per ciascuna quelle caratteristiche di fragilità e tenacia, di grazia e mistero, di tenerezza e umorismo di una grande donna, prima ancora che straordinaria attrice, che incarna il volto di ciascuno di noi.

FRANCESCA MARCIANO – Per aver scritto sei racconti che hanno per protagonisti gli animali, non domestici ma selvatici e a volte feroci, e le donne, tutte in trasformazione e in perenne movimento, senza figli e rapporti stabili, indipendenti, ritratte con un’ironia sottile e una scrittura cinematografica che copre intere vite, limpida, che va diritta al punto.

GIUSEPPE ZUCCO – Per aver scritto dei racconti che si muovono tra il reale e il fantastico. Ambientati nella contemporaneità, costruiscono personaggi, paesaggi interiori e contesti urbani che, pur nel loro anonimato, sono di grande verosimiglianza, inserendo in essi elementi perturbanti, allucinatori, onirici o surreali che attingono a una dimensione simbolica, rompono gli schemi del realismo, sviluppano una forte tensione narrativa fino a sfociare in conclusioni inattese o sospese.


Leggi qui sotto le motivazioni complete


Giorgio Ficara – Menzione Speciale Ceppo Racconto 2022

 

Ermanno Cavazzoni – Premio Speciale Ceppo Racconto 2022

Eleonora Marangoni – Premio Ceppo Selezione Racconto 2022

Francesca Marciano – Premio Ceppo Selezione Racconto 2022

Giuseppe Zucco – Premio Ceppo Selezione Racconto 2022

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