Premio Letterario
Internazionale Ceppo Pistoia

Ceppo 67 – Anteprima – Il Ceppo per la Giornata della Memoria – Pistoia-Firenze 25-27 gennaio 2023

14 Gennaio 2023

Premio Letterario Internazionale Ceppo, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia inaugura la 67 edizione (Pistoia, Firenze – 25 e 27 gennaio 2023) con l’iniziativa “Il Premio Ceppo per la Giornata della Memoria”: conversazioni, premi, laboratori da novembre 2022 ad aprile 2023″. Protagonisti Anna Sarfatti e Wlodek Goldkorn, vincitori del Ceppo per l’Infanzia e l’Adolescenza, due scrittori che pongono al centro della scrittura la Shoa.


Anna Sarfatti e Wlodek Goldkorn sono i vincitori ex aequo del Premio Ceppo per l’Infanzia e l’Adolescenza della 67a edizione del Premio Letterario Internazionale Ceppo, il primo premio italiano dedicato al racconto e alla poesia, diretto da Paolo Fabrizio Iacuzzi, che quest’anno si apre a gennaio, in occasione della Giornata della Memoria, con due appuntamenti: il 25 a Pistoia e il 27 a Firenze.

Gli eventi sono realizzati con il patrocinio del Ministero della Cultura, con il sostegno del Consiglio regionale della Toscana (Festa della Toscana), del Comune di Pistoia, del Comune di Firenze, della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e della Fondazione Chianti Banca, in collaborazione con Giunti.


In occasione della Giornata della Memoria

I due autori saranno premiati a Pistoia il 25 gennaio (Auditorium Terzani della Biblioteca San Giorgio, ore 16) con il saluto dell’assessore alla Cultura e all’Istruzione Benedetta Menichelli.

A Firenze il 27 gennaio (Biblioteca delle Oblate, Sala Sibilla Aleramo, ore 17.00) i due vincitori presenteranno le due Ceppo Ragazzi Lectures 2023 dedicate in particolare al tema della memoria, che saranno pubblicate dalla rivista “LIBER” (n. 137) diretta da Ilaria Tagliaferri: quella di Goldkorn si intitola “Far capire ai ragazzi le istanze della rivolta” ed è basata su tre parole chiave: Memoria, Immaginazione e Parola; quella di Sarfatti si intitola “Dialogare con l’anima adulta dei bambini“, ed è basata su parole chiave come Crescita, Partecipazione e Libertà. Per l’occasione ci saranno i saluti del presidente del Consiglio Regionale Antonio Mazzeo. Porterà i suoi saluti anche Beatrice Fini, direttrice editoriale della divisione Ragazzi e Young Adults.

I due eventi sono curati e condotti dal poeta ed educatore Paolo Fabrizio Iacuzzi con la partecipazione, oltre agli autori, di Cristina Manetti (capo di gabinetto della Regione Toscana), Filiberto Segatto e Ilaria Tagliaferri (Giurati del Premio).

Parteciperanno a Firenze, tra gli altri, gli studenti del Liceo Capponi coordinati da Francesco Capaldo e a Pistoia i giovani aderenti al Premio Laboratorio Ceppo Ragazzi, i cui iscritti hanno già sfiorato quota cinquecento, con i laboratori realizzati dai due scrittori vincitori fino ad aprile nelle scuole primarie, secondarie di primo e secondo grado della provincia di Pistoia: saranno premiati con i buoni libro offerti dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia.

A Firenze sarà presente anche Franco Paris (docente di Lingua e Letteratura Nederlandese all’Università di Napoli L’Orientale), curatore delle nuove edizioni del Diario di Anne Frank appena edite da Giunti, nella versione messa a punto dalla figlia Dafne Paris, arpista e giovane studiosa ad Amsterdam: l’edizione per ragazzi ha la prefazione di Sarfatti, quella per adulti ha la prefazione di Goldkorn. Scrive Sarfatti nella prefazione: “Ho letto per la prima volta il Diario di Anne Frank quando ero un’adolescente. Mi piaceva portare il suo stesso nome. Ricordo che sentii l’ingiustizia intollerabile della sua segregazione, e pensai ingenuamente che al posto di Anne sarei fuggita. E chissà che cosa avrei portato via da casa nella mia fuga. Da allora questo è un sogno che ho fatto più volte nella mia vita”.  Scrive Goldkorn nella prefazione: “Anne Frank, una persona ma pure una metafora di lutto senza consolazione, perch. la Shoah non permette consolazione alcuna. Per (paradosso) Anne Frank, a quasi ottant’anni dalla morte, è viva. In fondo, non solo Philip Roth ma anche il bambino al quale voglio bene così se la immagina: viva, a passeggio con l’amica Kitty”.

Nelle due giornate verrà anche presentato il nuovo libro di Anna Sarfatti, “Il nido del tempo” (Giunti Editore), ispirato alle vicende della sua famiglia, vittima delle leggi razziali durante il regime fascista. Una storia vera, intima e universale al tempo stesso, che ripercorre con ostinata grazia una delle pagine più nere della storia: la shoah e i suoi esuli. Un ricordo d’amore capace di attraversare il tempo, un gioco di infanzia che diventa, che resta, esso stesso infanzia.

Anna Sarfatti vince per essere riuscita a mettere al centro della sua scrittura il paradigma della memoria, raccontando con lievità e profonda attenzione temi complessi e delicati, in particolare il dramma della Shoa e delle leggi razziali, i valori della Costituzione e dei diritti dei minori, dando vita a racconti delicati e poetici che hanno nella coralità e nel richiamo alla realtà i loro punti di forza. In particolare, nel suo nuovo romanzo edito da Giunti, Il nido del tempo, dove una casa delle bambole diviene il simbolo dell’infanzia violata dall’atrocità della discriminazione: un racconto di vita e di condivisione, dove i giovani protagonisti acquisiscono maturità e consapevolezza di sé stessi e del mondo” (Ilaria Tagliaferri).

Wlodek Goldkorn vince per la sua scrittura tra autobiografia, narrativa e saggistica, e in particolare per i suoi due libri Il bambino nella neve (Feltrinelli 2018) e L’asino del Messia (Feltrinelli 2019), interamente dedicati alle sue memorie personali, sapendo che ricordare non è solo recuperare frammenti del passato, ma anche rielaborarli con l’immaginazione, confrontarli col presente e proiettarli nel futuro, per dare voce alle vittime e agli sconfitti, ma anche per pronunciare l’idioma della rivolta. Senza dimenticare il libro che ha scritto con Rudi Assuntino, Il guardiano. Marek Edelman racconta (Sellerio 1998), che raccoglie dalla viva voce del protagonista le memorie sulla rivolta del ghetto di Varsavia.” (Filiberto Segatto).

Anna Sarfatti

È nata a Firenze, dove abita. Laureata in pedagogia, indirizzo psicologico, ha insegnato nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria. Nel 2011 ha lasciato l’insegnamento e da allora si dedica pienamente alla scrittura. Nel 2004, grazie a un incarico della Fondazione dell’Ospedale Pediatrico Anna Meyer di Firenze, ha scritto Guai a chi mi chiama passerotto! I diritti dei bambini in ospedale (Fatatrac). Poco dopo ha pubblicato La Costituzione raccontata ai bambini (Mondadori, 2006): in quell’occasione ha incontrato Gherardo Colombo e insieme, nel 2009, hanno scritto Sei Stato tu? La Costituzione attraverso le domande dei bambini (Salani 2009). Negli anni seguenti ha incontrato scuole di tutta Italia e nella sua produzione editoriale si sono venuti delineando due filoni principali: narrativa e poesia ispirate ai contenuti più vari, e temi di educazione alla cittadinanza, spesso suggeriti da bambini e insegnanti. È nato così un filone dedicato alle scuole che raccoglie titoli su pari opportunità, tutela dell’ambiente, diritto all’uguaglianza, rapporto tra diritti e doveri, promozione della pace, conoscenza di eventi storici fondamentali per la formazione democratica quali la Resistenza e la Shoah.

Wlodek Goldkorn

È nato in Polonia, a Katowice; nel 1952, emigrò con la famiglia in Israele nel 1968, a causa delle disposizioni antiebraiche dello Stato polacco. Vive a Firenze, continuando il suo impegno politico ed intellettuale attraverso la scrittura giornalistica e saggistica. E’ stato responsabile delle pagine culturali dell’”Espresso” e collabora a “La Repubblica”. Come saggista, è una delle voci più autorevoli degli studi sul mondo ebraico e sull’Europa centro-orientale. Ha pubblicato: La scelta di Abramo. Saggio sulle identità ebraiche (Bollati Boringhieri 2006, 2020); con Massimo Livi Bacci e Mauro Martini, Civiltà dell’Europa orientale e del Mediterraneo (Longo 2001); con Zygmunt Bauman, L’ultima lezione (Laterza 2018); ha curato con Bruno Manfellotto e Gigi Riva quattro volumi dedicati alla storia del Sessantotto (Gedi 2018).

Il Premio Letterario Internazionale Ceppo è realizzato con il patrocinio del Ministero della Cultura, con il sostegno del Consiglio regionale della Toscana (Festa della Toscana), del Comune di Pistoia, del Comune di Firenze, della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e della Fondazione Chianti Banca, in collaborazione con Giunti.

Ceppo – Motivazione di PFI a Michele Cocchi vincitore del Premio Ceppo Selezione Proposte 2006

6 Gennaio 2023

Michele Cocchi, pistoiese classe 1979, è scomparso il 31 dicembre, lasciando molti dei suoi amici e conoscenti sorpresi e addolorati. Aveva vinto il Premio Ceppo Selezione Proposte 2006


Era uno psicoterapeuta dell’infanzia e dell’adolescenza, e anche nella scrittura si rifletteva il suo mondo di esperienze e conoscenze dell’età giovane. Nel 2006 ha vinto il Premio Ceppo Selezione Proposte con il racconto La bambina dagli occhi di vetro: come scrive Paolo Fabrizio Iacuzzi nella motivazione riportata qui sotto, Michele Cocchi è stato fino ad allora (ma forse anche in seguito nella storia del premio) il più giovane scrittore a vincere il Premio Ceppo Selezione Proposte. E quello fu anche il primo premio da lui vinto: un grande talento narrativo che fin da allora emergeva. Il racconto era stato pubblicato dalla rivista pistoiese “Paletot” diretta da Massimo Baldi che negli anni ha contribuito a far conoscere e promuovere la letteratura a Pistoia e non solo.

Nella 50esima edizione del Ceppo, l’ultima della seria storica del Premio Nazionale Ceppo (presidente Leone Piccioni, Direttore artistico Paolo Fabrizio Iacuzzi) la terna finalista era composta da:Luigi Scardigli, “Giù a Nord. Lentamente”, Etruria editrice, Pistoia; Michele Cocchi, “La bambina dagli occhi di vetro”, pubblicato dalla rivista “Paletot” (Pistoia, anno I, n. 3, marzo 2004); Maria Beatrice Genovesi, “La cordata della memoria”, Editoriale Sometti. Vinse la Genovesi per un soffio su Cocchi. A questo proposito scrive Paolo F. Iacuzzi (dal Programma della 50esima edizione): “Michele Cocchi, Maria Beatrice Genovesi e Luigi Scardigli saranno votati da una giuria di giovani lettori, non prima di aver dato prova delle loro passioni intellettuali. Che senso ha continuare a ricordare i campi di sterminio sessant’anni dopo? Esiste ancora una differenza di caratteri e figure fra Nord e Sud d’Italia nella narrativa? Il racconto ha a che fare piuttosto con la poesia e il ritmo e con la pittura e il colore?”. Quest’ultima notazione sul rapporto tra racconto poesia e pittura era proprio quanto proponeva la scrittura del racconto di Cocchi.

Nel 2018 Michele si è aggiudicato la sezione narrativa del Premio Comisso (nella Giuria, tra gli altri c’è Benedetta Centovalli, giurata anche del Premio Ceppo) con La Casa dei bambini (Fandango, 2017). Nel 2020 è uscito Us(Fandango), confermando la sua vocazione al racconto di storie legate al mondo giovanile, tratteggiato nella sua complessità e in tutta la sua fragilità.

Con la sua scomparsa è venuto meno quello sguardo lucido e acuto e pieno di umana consapevolezza, uno sguardo che Cocchi aveva costruito in tanti anni di impegno sul lavoro con i bambini e sulle parole, riuscendo a rovesciare in letteratura un’esperienza vissuta fino in fondo con responsabilità e adesione.


Motivazione di Paolo Fabrizio Iacuzzi

Michele Cocchi, classe 1979, non è solo il più giovane partecipante di questa edizione ma è forse il più giovane scrittore selezionato per il Ceppo Proposte nella sua trentennale storia.

Questo valga a sottolineare come, al contrario, la scrittura di Cocchi non abbia niente di giovanilistico e cannibalesco, pur accennando a un fatto sconcertante: il presunto incesto di un padre nei confronti della piccola figlia autistica. La voce di Cocchi, che è studente di Psicologia all’Università, tratta  questo caso con tragico distacco, e si nutre più di sospensione della verità che di verità già pronta.

Il suo racconto ha già la potenza espressiva di colui che sa tessere una trama semplice nell’ordito ma dal ricamo difficile. Lo stile asciutto e rastremato, fino a farsi snervante per il segreto insopportabile che man mano viene alla luce,  fa della paratassi un’arte della miniatura smaltata in un segreto silenzioso, detto e non detto, sullo sfondo di una televisione accesa sulla quale scorre il contraltare, ben più insopportabile, della pubblicità.

Così tra reale e assurdo, fissità e movimento, “luce coatta” (per dirla con Celan) e in movimento, fra colori “invetriati” e plastiche fuse, tra un quadro di Vermeer e un’istallazione di Bill Viola, la cecità diviene metafora di doppie cecità, che non risparmiano nessuno. Tutto  il racconto si gioca infatti su quegli “occhi di vetro” che il titolo centra.  La doppia cecità della bambina che, al limite dell’afasia, si dondola su se stessa tirando in alto una macchinina e che non vede più nulla ma che “forse ha già visto tutto”. La doppia cecità della madre, cui il trucco impasta gli occhi quando si scioglie in pianto dopo il referto della presunta violenza, ma che non ha nemmeno il ricordo preciso e consolatorio del suo passato di bambina, perché la memoria è intrisa di oblio. La doppia cecità del marito, che tutto questo complotto del destino ignora, o che forse finge di ignorare e che non sa niente dell’imminente perdita della bambina e della donna, che ha deciso di portare la figlia altrove.

Alla fine, che cosa resta di questo labirinto senza scampo, fra Becket e Bernardt, dal quale una voce femminile e impietosa non ci lascia evadere? Resta il nostro essere frugati dentro le nostre stesse certezze morali, così come la telecamera di Cocchi fruga fra oggetti ed elettrodomestici nella casa, su cui grava una tragedia più grande di noi e che alla fine ci lascia più nudi che increduli.

Ceppo 2022 – 18 novembre – Pasolini e i Giovani – I vincitori e i giudizi

19 Novembre 2022

Premio Ceppo Einaudi Pasolini e i Giovani. Motivazioni ed estratti dalle lettere


Dela Mar William (4CS Sabina Candela)

Esprime convintamente la sua ammirazione per PPP, ma al tempo stesso riconosce con sincerità la distanza che lo separa dall’insegnamento che ne ha ricavato.

Ho riflettuto molto dopo aver letto in classe alcuni passi tratti dalle “Lettere luterane” e son giunto alla consapevolezza di aver messo tante volte da parte i miei valori, di non aver preso tante volte posizione per valorizzare ciò che era giusto, perché non ne ho avuto il coraggio… Ho preferito seguire gli altri come una foglia che si lascia trasportare dalla corrente conformista del torrente. Caro Pasolini, io incarno l’opposto del tuo lascito. Mi sta bene così al momento, perché non mi identifico in niente, quindi sì, mi lascio trasportare perché è la soluzione più semplice!


Baldi Eleonora (4CS Candela)

Mette bene a frutto la lettura di PPP, ricavandone in particolare l’indicazione di cercare l’autenticità e di opporsi al conformismo

Vorrei iniziare con “Caro Pasolini”, ma sarebbe troppo banale vista l’importanza della persona a cui mi sto rivolgendo… abbiamo potuto conoscere il tuo pensiero riguardo alla condizione dell’uomo in una realtà dominata dal consumismo, ma soprattutto dal conformismo…Sarebbe, quindi, meglio, come affermi, ricercare la verità incontaminata presente dentro il cuore di ogni individuo, esplorare la realtà in cerca della sua autenticità, senza accontentarsi delle facili certezze.


Paoli Alessia (5AS Luciana Pellegrini)

A partire dalla scrittura di  PPP pone con forza e passione. alle istituzioni e a chi le rappresenta,  la richiesta di giustizia.

Caro Pier Paolo Pasolini, Abbiamo letto e riflettuto sulle tue “provocazioni”, ci ha colpito il modo pacato con cui sapevi essere pungente.  Sei un esempio di vita per tutti noi ragazzi, a cui ti sei spesso rivolto, dimostrandoci interesse e considerazione. I “perché?” che hai posto sono ancora oggi oggetto di discussione. PERCHÉ la giustizia è così lenta e a volte vergognosa? Io rimango sempre più delusa, ma come molti altri giovani non mi perdo d’animo e lotto affinché sia fatta giustizia. Anche a te, perché a distanza di quarantasette anni dalla tua scomparsa, ancora NON TI È STATA FATTA GIUSTIZIA.


Flori Matilde, Massai Rachele, Meles Alessia(5BS Giacomo Trinci) 

La lettera è frutto di un lavoro di gruppo che dimostra di aver saputo leggere il pensiero di PPP anche alla luce dei profondi cambiamenti subentrati nella società italiana dagli anni Settanta a oggi

Caro Pasolini, il mondo oggi non è come avresti voluto. Il tuo disaccordo con il mondo televisivo si sarebbe sicuramente esteso al mondo di internet e dei social; sono mezzi particolarmente utili, ma il punto è che, come accade molto spesso, non vengono utilizzati nel migliore dei modi. Molte persone ne sono diventate addirittura dipendenti e ci stiamo avvicinando ad una specie di regressione di massa, che prevede il raggiungimento di un unico pensiero, un pensiero che debba essere compreso e accettato da tutti, che non renda accettabili altri punti di vista, altre opinioni. Libertà non significa prendere come punto di riferimento ciò che la maggior parte delle persone reputa giusto. Libertà è accettazione, l’accettazione di ciò che va oltre al nostro naso e, per nostro dispiacere, anche l’accettazione di chi non è in linea con le nostre idee


 Lisa Baldi (Luciana 5AS )

Esprime con efficacia l’attualità degli interrogativi pasoliniani, in particolare riferendoli alla  situazione della sanità pubblica italiana

A distanza di quasi mezzo secolo dall’articolo “Perché il processo”, i perché sui quali ci interroghiamo sono ancora gli stessi. I cittadini italiani vogliono ancora consapevolmente sapere PERCHÉ figure fondamentali per garantire la salute -psicologi, psichiatri, psicoterapeuti- e relative cure e farmaci abbiano un prezzo talmente alto da obbligare le persone in condizioni economiche medio-basse a rinunciare a percorsi farmacologici o psicologici che potrebbero garantire loro di stare bene

Ceppo 22 – 18 novembre – Pasolini e i Giovani – Saggio dei ragazzi dell’Istituto Einaudi c.s.

18 Novembre 2022

“PASOLINI E I GIOVANI” Il progetto educativo del Premio Ceppo – Istituto Einaudi che rilancia Pistoia come città che legge e scrive


Nella mattinata di venerdì 18 novembre 2022, al Piccolo Teatro Mauro Bolognini di Pistoia, grazie alla stretta sinergia tra il Premio Internazionale Ceppo e l’Istituto Professionale Luigi Einaudi, si è svolto il momento conclusivo del progetto educativo “Pasolini e i Giovani”, ideato e diretto dal poeta e educatore Paolo Fabrizio Iacuzzi (presidente del Premio Internazionale Ceppo), alla presenza di un pubblico di oltre 250 tra studenti e insegnanti delle scuole di secondo grado di Pistoia.

Dopo i saluti di Benedetta Menichelli (assessore alla Cultura e all’Istruzione del Comune di Pistoia) e di Elena Pignolo (dirigente scolastica dell’Istituto Einaudi e dell’Istituto Pacinotti-De Franceschi), è stato messo in scena il saggio multimediale con scrittura e lettura scenica intitolato I giovani scrivono a Pasolini. Lettere degli studenti dell’Istituto Einaudi di Pistoia. Protagonisti sono stati gli studenti delle classi VA S, VB S e IVC S, con il coordinamento didattico di Sabina Candela e Luciana Pellegrini, il coordinamento scientifico di Giacomo Trinci (poeta e critico Premio Ceppo nel 2006) e il coordinamento teatrale di Filiberto Segatto, giurato del Premio Ceppo.

Alla fine della mattinata i migliori elaborati sono stati premiati, per il Premio Laboratorio Ceppo Giovani Pasolini, con buoni libro della “Libreria Lo Spazio Pistoia”, offerti dalla Fondazione Caript e dall’Istituto Einaudi. I ragazzi vincitori sono i seguenti: Eleonora Baldi e William Dela Mar Loreno (IVC S), Alessia Paoli e Lisa Baldi (VA S), Matilde Flori, Rachele Massai e Alessia Meles (VB S). Ecco alcune citazioni: “Caro Pasolini, io incarno l’opposto del tuo lascito. Mi sta bene così al momento, perché non mi identifico in niente, quindi sì, mi lascio trasportare perché è la soluzione più semplice!” (W. Dela Mar); “Vorrei iniziare con ‘Caro Pasolini’, ma sarebbe troppo banale vista l’importanza della persona a cui mi sto rivolgendo. Sarebbe meglio, come affermi, ricercare la verità incontaminata presente dentro il cuore di ogni individuo, esplorare la realtà in cerca della sua autenticità, senza accontentarsi delle facili certezze.” (E. Baldi); “Caro Pier Paolo Pasolini, io rimango sempre più delusa, ma come molti altri giovani non mi perdo d’animo e lotto affinché sia fatta giustizia.” (A. Paoli); “Caro Pasolini, il mondo oggi non è come avresti voluto. Il tuo disaccordo con il mondo televisivo si sarebbe sicuramente esteso al mondo di internet e dei social; sono mezzi particolarmente utili, ma il punto è che, come accade molto spesso, non vengono utilizzati nel migliore dei modi.” (M. Flori, R. Massai, A. Meles); “A distanza di quasi mezzo secolo dall’articolo “Perché il processo”, i perché sui quali ci interroghiamo sono ancora gli stessi. I cittadini italiani vogliono ancora consapevolmente sapere PERCHÉ figure fondamentali per garantire la salute -psicologi, psichiatri, psicoterapeuti- e relative cure e farmaci abbiano un prezzo talmente alto da obbligare le persone in condizioni economiche medio-basse a rinunciare a percorsi farmacologici o psicologici che potrebbero garantire loro di stare bene” (L. Baldi).

Del progetto educativo, che ha la supervisione del prof. Roberto Carnero dell’Università degli Studi di Bologna, verrà dato ampio risalto a livello pedagogico-didattico e scientifico-divulgativo sia in relazione alle buone pratiche del fare scuola sia in relazione all’acquisizione critica di Pasolini da parte delle giovani generazioni. Il progetto è stato portato avanti dal Premio Internazionale Ceppo con l’Istituto Einaudi attraverso vari passaggi: 1. L’introduzione alla figura di Pasolini in classe da parte dei docenti Candela, Pellegrini e Trinci; 2. L’incontro con Roberto Carnero e Massimo Lugli; 3. La lettura in classe e in autonomia di alcuni testi pasoliniani; 4. La stesura da parte degli allievi interessati, individualmente o a piccoli gruppi, di alcune “lettere” a Pasolini, per verificare se e come parli ancora ai giovani d’oggi e come loro possano “parlare” a lui; 5. La teatralizzazione dei testi scritti, con l’aggiunta di video e musiche; 6. Il saggio multimediale conclusivo, rivolto agli studenti e ai docenti dell’Istituto Einaudi e non solo.

Si è concluso così anche l’“Omaggio a Pier Paolo Pasolini” che il Premio Internazionale Ceppo e il Festival del Giallo Pistoia avevano organizzato il 3-4 marzo 2022. In particolare, i ragazzi dell’Istituto Professionale Einaudi avevano letto brani selezionati dalle opere di Pasolini e dialogato con Roberto Carnero (Pasolini. Morire per le idee, Bompiani) e Massimo Lugli (Il giallo Pasolini, Newton Compton), dimostrando interesse e capacità di porre domande autentiche e necessarie. Un incontro molto bello e un momento di imprescindibile formazione.

Dichiarazione di Paolo Fabrizio Iacuzzi e Filiberto Segatto (Premio Ceppo): Il Premio Ceppo prosegue e consolida il proprio impegno nella formazione educativa delle giovani generazioni con il progetto “Pasolini e i Giovani”, che è stato portato avanti con un metodo fortemente innovativo grazie alla collaborazione con una scuola d’eccezione come l’Istituto Einaudi di Pistoia, che ha visto nel dirigente scolastica un ampio e caloroso sostegno e negli insegnanti un grande entusiasmo oltre che una notevole preparazione scientifica e pedagogica. Le valenze didattiche e educative del progetto sono state: l’approccio a uno degli autori più importanti del secondo Novecento che normalmente non viene affrontato nei programmi dell’ultimo anno di corso delle superiori; la molteplicità dei metodi adottati: ascolto attivo della conferenza iniziale, lezione frontale, lettura autonoma, scrittura individuale o in piccoli gruppi, lettura scenica; il passaggio dalla scrittura e lettura in classe alla resa dei testi sul palcoscenico, che ha coinvolto gli studenti che non avevano avuto in precedenza esperienze teatrali e ha richiesto quindi diversi incontri pomeridiani per mettere a punto la lettura scenica: questo ha consentito di affinare la loro capacità di lettura ad alta voce, di porsi il problema di leggere per un pubblico numeroso in modo efficace; di mettersi alla prova superando timidezze e incertezze grazie alla condivisione del lavoro a gruppo allargato di quindici lettori in scena. Un grande risultato per la scuola a Pistoia e non solo.

Dichiarazione di Elena Pignolo e Giacomo Trinci (Istituto Einaudi): L’Istituto Einaudi esprime una grande soddisfazione per la riuscita del progetto educativo diretto dal Premio Ceppo. La scuola si è fatta luogo di promozione culturale nel territorio, sollecitando nei giovani l’interrogazione viva sull’opera di Pasolini e riportando al presente, nella scuola di oggi, la sua figura. Gli studenti hanno avuto un’opportunità formativa unica nel suo genere che, facendo leva sull’impatto emotivo determinato nei ragazzi dalla singolarità e forza della produzione artistica di Pasolini e dal carattere fortemente interlocutorio ad alta temperatura pedagogica dei suoi scritti, ha consentito loro non soltanto di avvicinarsi alla conoscenza dell’autore attraverso l’esplorazione di differenti linguaggi e generi (cinematografico, epistolare, poetico), ma anche di misurarsi con la propria capacità creativa. L’incontro con i testi di Pasolini ha riguardato in particolare la lettura di brani dalle Lettere luterane. Quindi gli studenti sono passati alla produzione e stesura in proprio di lettere, pagine di diario, suggestioni varie che provenivano da questo “dialogo a distanza” con l’autore, permettendo loro di presentare acute riflessioni sulla condizione dei giovani oggi. Sono stati infine selezionati i testi più “teatralmente efficaci”, allestendo una piccola forma drammaturgica che ha visto nei ragazzi un grande impegno, accolto con grande soddisfazione dal pubblico.

La 66 edizione del Premio Letterario Internazionale Ceppo 2022, il primo premio italiano dedicato al racconto, diretto e presieduto da Paolo Fabrizio Iacuzzi, si è svolta a Pistoia dal 4 marzo al 18 novembre 2022. Numerose come ogni anno sono state le iniziative che hanno composto il programma, reso possibile grazie al patrocinio del MIBAC, alla compartecipazione del Consiglio regionale della Toscana (Festa della Toscana) e del Comune di Pistoia, al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e Chianti Banca, con il contributo di Berni Pistoia Ceramica, Giorgio Tesi Group, Associazione Amici di Leone Piccioni.

Ceppo 22 – 22 ottobre – Ceppo Bolognini Premiazione delle recensioni

24 Ottobre 2022

PREMIO CEPPO GIOVANI MAURO BOLOGNINI LETTERATURA E CINEMA – SECONDA EDIZIONE.  “ACCATTONE”, “LA VITA BALORDA”  e “LA NOTTE BRAVA” NELLE RECENSIONI DEI RAGAZZI – TUTTI I VINCITORI


Si è svolto sabato pomeriggio 22 ottobre, all’interno del Bolognini Film Festival 2022, la cerimonia di premiazione delle migliori recensioni degli studenti di alcune scuole secondarie della provincia di Pistoia aderenti alla seconda edizione del Premio Ceppo Giovani Mauro Bolognini Letteratura e Cinema, istituito grazie a una grande sinergia tra il Premio Letterario Internazionale Ceppo, presieduto e diretto da Paolo Fabrizio Iacuzzi, e il Centro Mauro Bolognini di Pistoia, presieduto da Roberto Cadonici.

Il progetto educativo ha coinvolto studenti delle scuole secondarie di secondo grado del territorio, e in particolare vi hanno partecipato le classi 3B e 4B del liceo scientifico Amedeo di Savoia di Pistoia, guidate dalla prof. Edoarda Scaccia, e la 4E Turistico dell’Istituto Capitini di Agliana, guidata dalla prof. Tamara Lo Bianco.

Coordinato da Filiberto Segatto (giurato del Premio Ceppo) ha inteso promuovere lo studio dei rapporti tra Letteratura e Cinema a partire dalla figura e dall’opera di Mauro Bolognini (1922-2001) per celebrare quest’anno il centenario della nascita non solo del grande regista (uno dei principali autori toscani a portare sul grande schermo la grande letteratura italiana con una lettura della società italiana) ma anche di Pier Paolo Pasolini.

Dopo alcuni incontri introduttivi sulla figura e all’opera di Pasolini, nonché alle caratteristiche fondamentali del linguaggio cinematografico di Pasolini e Bolognini, gli allievi hanno assistito alla visione guidata di Accattone (Pasolini, sceneggiatura e regia, 1961) e di due film di Bolognini, La notte brava (Pasolini sceneggiatura, Bolognini regia, 1959) e La giornata balorda (tratto da racconti di Moravia, Pasolini sceneggiatura, Bolognini regia,1960). Agli allievi è stato poi affidato il compito di scrivere delle recensioni incentrate sul confronto tra i testi letterari di partenza, da loro letti autonomamente, e i film da essi ricavati, in modo da evidenziare corrispondenze e differenze tra il linguaggio scritto e quello visivo.

Tra i molti elaborati, ne sono stati scelti e premiati otto, che si segnalano in particolare per la loro pertinenza ed efficacia, ma la partecipazione di tutti gli allievi e il lavoro delle loro insegnanti sono stati di notevole impegno e hanno consentito di sviluppare e concludere con successo il progetto. La Giuria Ceppo-Bolognini, presieduta da Carlotta Bolognini (regista, nipote di Mauro e figlia del produttore cinematografico Manolo), è composta da: Gabriele Cecconi (direttore del Bolognini Film Festival 2022), Filiberto Segatto (regista e formatore teatrale), Roberto Cadonici e Paolo Fabrizio Iacuzzi. I ragazzi sono stati premiati con buoni-libro da spendere alla Libreria Giunti al Punto di Pistoia.

I vincitori sono i seguenti. Per il Liceo Scientifico “Amedeo di Savoia duca d’Aosta” di Pistoia: Bianca Abbri, Gioia Campioni, Sara Cecconi, Sofia Ciatti, Anna Ducceschi, Silvia Mancini, Carlotta Migliori. Per l’ITSE “Aldo Capitini” di Agliana: Ginevra Gori.

Ecco alcune frasi emblematiche tratte dalle recensioni. Per Accattone: “È proprio la musica ad innalzare Accattone come povero Cristo dalla miseria in cui lui e la sua gente si trovavano confinati” (Campioni); “La scelta della musica è significativa per rendere al meglio gli stati d’animo e una scena, è un ulteriore modo di mostrare come interpretare quella data situazione.” (Migliori). “L’opera cinematografica, rispetto a quella letteraria, spiazza per la sua capacità di colpire in modo conciso e disarmante.” (Ciatti). Per La giornata balorda: “Il film nasce dall’unione dei due racconti: mantiene la struttura de La raccomandazione, arricchendosi dell’evento principale de Il naso, ovvero il furto dell’anello del morto.” (Ducceschi); “Bolognini riesce a fondere due anime, quella di Pasolini e quella di Moravia: il primo interessato a descrivere la miseria romana, l’altro il vagare senza meta del protagonista.” (Mancini). Per La notte brava: “Bolognini ha colto pienamente l’essenza dell’opera riuscendo a darle ciò di cui era priva: un corpo” (Abbri); “Rappresenta il paradigma della vita del sottoproletariato urbano romano della fine degli anni Cinquanta” (Ginevra Gori); “Il film mi ha fatto arrivare in modo più immediato come era la situazione in quei luoghi: donne prostitute, ragazzi sboccati, ricerca di denaro,  insomma la cruda realtà delle Borgate” (Cecconi).


MOTIVAZIONI ED ESTRATTI CEPPO BOLOGNINI 2022

ACCATTONE

GIOIA CAMPIONI

Incornicia efficacemente la sua recensione con 2 citazioni da Pasolini, definendo bene la sua poetica cinematografica e il ruolo fondamentale della musica di Bach in “Accattone”.

Se la cinepresa riprende il triste paesaggio delle periferie romane e si susseguono scene riguardanti la prostituzione, le risse nella borgata o la criminalità, spetta alla musica il compito di ritrarre la sacralità di quell’universo sofferente. È proprio la musica ad innalzare Accattone come povero Cristo dalla miseria in cui lui e la sua gente si trovavano confinati; Pasolini stesso diceva che Bach lo aveva aiutato a  comprendere che “nella degradazione di Accattone c’è il Sacro”.

SOFIA CIATTI

Argomenta molto bene il confronto tra il racconto e il film “Accattone”, esprimendo le proprie preferenze e facendo puntuali riferimenti sia al testo letterario, sia a quello cinematografico.

l’opera cinematografica, rispetto a quella letteraria, spiazza per la sua capacità di colpire in modo conciso e disarmante. Non si può evitare di essere travolti dalla realtà delle scene che si stanno osservando. Nello scritto infatti Pasolini sottolinea numerose volte, con frasi simili, il calore dato dall’onnipresente sole estivo e la spossatezza da esso causata, in un panorama meschino e desolato. Nella pellicola ciò non è necessario, perché grazie ai fotogrammi raffiguranti scorci reali e autentici non c’è la necessità di immaginare uno scenario assai lontano dalle nostre comuni esistenze.

CARLOTTA MIGLIORI

Confronta in modo adeguato il racconto e il film “Accattone”, allargando l’analisi alle differenze tra i due linguaggi e sottolineando in particolare la centralità della colonna sonora.

L’opera cinematografica coinvolge realmente l’osservatore, immergendolo in quella che è una realtà, dando così la possibilità di vederla da vicino e anche viverla in prima persona: chi guarda può immedesimarsi più facilmente in uno dei personaggi. Il cinema è un linguaggio multimediale che, a parer mio, vede come punto di unicità la musica. La scelta della musica è significativa per rendere al meglio gli stati d’animo e una scena, è un ulteriore modo di mostrare come interpretare quella data situazione. Può sembrare essere di sfondo ma in verità è fondamentale

LA NOTTE BRAVA

BIANCA ABBRI

Sviluppa in modo adeguato il confronto tra la scrittura di Pasolini e “La notte brava” di Bolognini, svolgendo delle considerazioni personali sulle differenze tra linguaggio letterario e cinematografico ed esprimendo in merito le proprie preferenze.

Mentre un romanzo può permettersi di approfondire ogni aspetto della storia, un film è fortemente limitato in questo: il tempo di attenzione del pubblico è un fattore fondamentale da considerare ed è spesso proprio ciò che causa cambiamenti a livello di trama. Bolognini ha colto pienamente l’essenza dell’opera riuscendo a darle ciò di cui era priva: un corpo, [ma] La vera essenza della Roma borgatara del tempo si può ritrovare in un solo lavoro: il romanzo “Ragazzi di vita”, scritto da Pier Paolo Pasolini: le parole sono forti, le immagini vivide, la Roma delle borgate emerge in tutta la sua brutale verità. 

SARA CECCONI

Esamina puntualmente le differenze di contenuti ed intreccio tra il testo di Pasolini e “La notte brava” di Bolognini, esprimendo in modo motivato le proprie opinioni in merito.

Sappiamo bene che ciò che vediamo, quando si tratta di cinema, è quello che vede il regista, ma personalmente l’ho preferito rispetto al testo scritto: infatti nel leggere quest’ultimo, mi è arrivato meno, perché dovevo immaginare un mondo che non ho mai visto né provato. Di conseguenza rischiavo di non cogliere le sfumature giuste. Il film invece mi ha fatto arrivare in modo più immediato come era la situazione in quei luoghi: donne prostitute, ragazzi sboccati, ricerca di denaro,  insomma la cruda realtà delle borgate.  

GINEVRA GORI

Pur non dando molto spazio all’elaborazione e ai giudizi personali, coglie alcune delle caratteristiche fondamentali del racconto di Pasolini e del film di Bolognini.

“La notte brava” rappresenta il paradigma della vita del sottoproletariato urbano romano della fine degli anni ‘50. I protagonisti del film di Bolognini sono tutti impegnati ad accaparrarsi un po’ di denaro, una ricerca che da un lato sembra voler far trapelare il desiderio di vivere una vita senza rinunce, ma dall’altro si rivela funzionale solamente alla sopravvivenza di quel preciso giorno, per una certa filosofia della vita caratterizzante quel tipo di personaggi che sono miopi e concentrati soltanto sulla sopravvivenza del qui e ora, una filosofia che li rende autentici e naturalissimi. È quanto ritroviamo nell’omonimo  racconto nella raccolta Alì dagli occhi azzurri di Pier Paolo Pasolini che collaborò anche alla sceneggiatura.

LA GIORNATA BALORDA

ANNA DUCCESCHI

Presenta e analizza in modo molto efficace e puntuale le differenze tra i due racconti di Moravia e La giornata balorda di Bolognini, allargando l’analisi anche alle differenze fondamentali tra il linguaggio letterario e quello cinematografico.

Il film nasce dall’unione dei due racconti: mantiene la struttura de La raccomandazione, arricchendosi dell’evento principale de Il naso, ovvero il furto dell’anello del morto. Il film si apre con un piano sequenza, che mostra il quartiere in cui vive il protagonista. Leggendo, però, gli scritti ci rendiamo conto che Moravia non è interessato alla descrizione dei luoghi in cui ambienta i propri racconti, infatti le descrizioni paesaggistiche sono molto rare. Nella scelta dell’utilizzo del piano sequenza possiamo trovare anche un altro significato: sia nel film, che nel racconto La raccomandazione, vediamo una struttura circolare, accompagnata da uno sviluppo orizzontale degli eventi, caratteristico de Il naso: il protagonista torna dove è partito e non c’è alcun miglioramento della sua condizione. 

SILVIA MANCINI

Ha proposto la propria recensione in due versioni, quella scritta e quella di un’animazione video, descrivendo bene il mondo rappresentato da Moravia, Pasolini, Bolognini e concludendo con una notazione personale.

Bolognini riesce a fondere due anime, quella di Pasolini e quella di Moravia: il primo interessato a descrivere la miseria romana, l’altro il vagare senza meta del protagonista. La Giornata Balorda, in particolare, mi ha ricordato il motto laurenziano <<del doman non v’è certezza>>; la bella giovinezza fugge velocemente, per essere felici dobbiamo goderci il presente: Davide ricerca un lavoro stabile, in vista del futuro  ma, non essendo in grado, compie una scelta impulsiva che risulta essere la momentanea sospensione dei dispiaceri e delle delusioni della sua esistenza. Che ne sarà del domani? Inutile preoccuparsene!


66° Premio Letterario Internazionale Ceppo
Con il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia
Con la compartecipazione del Comune di Pistoia

SOSTEGNI E PATROCINI

Il Premio Letterario Internazionale Ceppo ha il patrocinio del MIBAC, la compartecipazione del Comune di Pistoia. È realizzato grazie al sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio Pistoia e Pescia. Con il contributo di: Fondazione Chianti Banca, Amici di Leone Piccioni, Villa Celle Collezione Giuliano Gori, Centro Mauro Bolognini. Media partner: Succedeoggi e Giorgio Tesi Group (Discover Pistoia). Con la collaborazione di: Libreria Lo Spazio Pistoia e Giunti al Punto.

Ceppo 2022 – 13 ottobre – Presentazione di “Tre cene” di Francesco Guccini

2 Ottobre 2022

Evento speciale del Premio Ceppo: giovedì 13 ottobre 2022 lo scrittore è al Piccolo Teatro Mauro Bolognini di Pistoia a presentare il suo libro di racconti “Tre cene (Giunti editore 2021)

Al Piccolo Teatro Mauro Bolognini di Pistoia (Via del Presto), giovedì 13 ottobre alle ore 16.30, si conclude la 66 edizione del Premio Letterario Internazionale Ceppo con l’incontro con Francesco Guccini che presenta il suo ultimo libro di racconti “Tre cene” (Giunti editore).

L’evento si svolge con la compartecipazione del Comune di Pistoia, il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e il contributo di Giunti Editore.

La serata è condotta e moderata dallo scrittore Paolo Fabrizio Iacuzzi, presidente e direttore del Premio che ha anche seguito come editor gli ultimi libri dello scrittore pavanese presso Giunti. Lo scrittore dialoga con il prof. Alberto Bertoni, giurato del Premio e professore all’Università di Bologna, uno dei maggiori critici dell’opera di Guccini. Le letture dal libro sono affidate a Filiberto Segatto, girato del premio e attore-formatore.

Porgono i loro saluti Alessandro Tomasi (sindaco di Pistoia), Lorenzo Zogheri (presidente della Fondazione Caript).

Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti, apertura del teatro dalle ore 16.00

L’evento, più volte rimandato per l’emergenza Covid 19, conclude il 66° Premio Letterario Internazionale Ceppo. E’ in collaborazione con la Libreria Giunti al Punto di Pistoia.



Tre cene (invero la terza è un pranzo) Giunti editore 2021

Tre storie, un unico libro che si conclude a sorpresa tornando all’inizio. Dai poveri anni Trenta alla disillusa fine del Novecento, passando dalle speranze dei Settanta, tre compagnie di amici si avvicendano, nei luoghi dell’Appennino intorno a Pàvana, con le loro aspirazioni, i loro scherzi, le loro perfidie, le loro sbronze. Una specie di “Pàvana Social Club” dove il vino anziché il rum, con la sua irrisoria e consolatoria allegria, è il motore. E bagna quei mitici piatti che sono rievocati anche attraverso le ricette della tradizione. Ancora una volta Guccini ci racconta con ironia com’è cambiata l’Italia, dove le differenze sociali via via si riducono e le donne diventano più protagoniste, ma sempre mettendo in risalto quei bizzarri eroi della sua epica del disincanto.


Gli eventi del Premio Ceppo su Francesco Guccini

Questa presentazione rientra nell’“Omaggio a Francesco Guccini” che il Premio Ceppo ha voluto dedicare negli anni alla lezione e al magistero che lo scrittore ha consegnato all’Italia attraverso le sue canzoni e i suoi racconti, iniziato più di 10 anni fa con l’assegnazione del Premio Ceppo Natura, quasi a sottolineare una essenziale vocazione “econarrativa” della sua scrittura, omaggio poi proseguito con la presentazione dell’antologia “Canzoni” (a cura di Gabriella Fenocchio) e di altri libri come “Tralummescuro” (2019) e “Non so che viso avesse” (2020), in vista di un convegno più ampio su “Francesco Guccini scrittore” che solo l’emergenza sanitaria per Covid 19 ha costretto a procrastinare.

Guccini è lo scrittore della gente dell’Appennino, fra Toscana e Emilia, inteso come metafora di ogni ritiro non fine a sé stesso dal mondo ma per ascoltare e dar voce all’umanità più autentica e vera del mondo. Scrive da quella terra di frontiera – esistenziale e culturale, fra due cruciali isoglosse linguistiche – che è Pàvana, mito e roccaforte di una narrazione orale e contadina che Guccini ha portato di nuovo alla ribalta nella letteratura italiana grazie al suo talento, quello di un uomo che, pur di mettere a frutto e fino in fondo la propria vocazione di scrittore, ha preferito saggiamente ritirarsi dai palcoscenici e dai riflettori della canzone italiana, per scrivere da Maestro, da “gigante dell’Appennino” il suo nome e cognome a chiare lettere nella leggenda della nostra terra.


Francesco Guccini è nato a Modena nel 1940 e vive a Pavana sull’Appennino. Cantautore-poeta e scrittore di assoluta originalità, è un mito per generazioni di italiani. Cronista per due anni alla Gazzetta dell’Emilia di Modena e cantante chitarrista in orchestre da balera, è stato sporadicamente anche attore, autore di colonne sonore e di fumetti. Per vent’anni, fino alla metà degli anni ottanta, ha insegnato lingua italiana al Dickinson College di Bologna, scuola off-campus dell’Università della Pennsylvania. Ha esordito nella narrativa nel 1989 con Cròniche Epafániche per poi pubblicare molti racconti e romanzi, tra cui, Vacca d’un cane (1993), Racconti d’inverno(1993; con Giorgio Celli e Valerio Massimo Manfredi), La legge del bar e altre comiche (1996), Cittanòva blues (2003), Icaro (2008), i due volumi del Dizionario delle cose perdute (2012 e 2014), Un matrimonio, un funerale, per non parlar del gatto (2015), Tralummescuro (2019) e Non so che viso avesse (2020). Ha concluso la sua carriera musicale con il disco L’ultima Thule (2012). Dal 1997, con Loriano Macchiavelli ha pubblicato una lunga serie di libri gialli. Le sue canzoni più belle sono raccolte e commentate in Canzoni (a cura di Gabriella Fenocchio), 2018.

Ceppo Giovani 2022 – Il supervincitore Eugenio Fronteddu

2 Giugno 2022

Le recensioni di Eugenio Fronteddu ad alcuni racconti dei tre scrittori finalisti al Premio Ceppo Racconto. Il giurato della Giuria dei Giovani Lettori ha vinto il superpremio per aver scritto le migliori recensioni.


Eugenio Fronteddu ha anche realizzato per Fango Radio delle interviste ai vincitori del 66 Premio Ceppo e delle dirette streaming degli eventi dal 6 all’8 maggio 2022 insieme ad Alessio Chiappelli:

Il podcast: www.fangoradio.com/shows/243
Le tre giornate del 6-8 maggio: www.fangoradio.com/events/246


“Assunta” (Ispirato a “La ragazza con la pistola” di Mario Monicelli), da “E siccome lei” di Eleonora Marangoni

Un ritratto in punta di penna, leggerissimo, di Assunta Patané, il personaggio interpretato da Monica Vitti nel capolavoro pulp di Mario Monicelli. La novella si discosta dalle atmosfere mediterranee che nella pellicola Assunta via via va perdendo, mantenendone però il sottile understatement britannico (meglio sarebbe dire scozzese, vista l’ambientazione), specchio linguistico del modo di pensare della protagonista (che nel film corrisponde al compimento del suo percorso di sradicamento dalle radici insulari, sicule). Il racconto si presenta come una cronistoria del pellegrinaggio di Assunta in cerca del suo stupratore, Macaluso Vincenzo, sul quale vuole mettere le mani per ristabilire l’onore perduto, ammazzandolo a pistolettate. I vari capitoletti sono dedicati alle figure maschili incrociate dalla nostra nel suo cammino di vendetta, maschietti e maschiacci, figure minime, ironiche alcune e desolanti altre, pietre miliari (e a volte tombali) della riscoperta del proprio desiderio e dell’autodeterminazione. L’incertezza e l’inesperienza di Assunta svaniscono velocemente per dare spazio a commenti di spirito, brevi descrizioni dei caratteri degli uomini incontrati, quasi una didascalia fumettistica: dal vigile mimo al cameriere barese dongiovanni, dal giocatore di rugby troppo gentile al medico che la soccorre nel momento del bisogno (vede una pancia squarciata da un bisturi, non regge e capitombola), uomo sposato che diventerà compagno di vita. Assunta si stupisce del modo di fare inglese, quando, dopo aver assistito al divorzio del dottore, viene invitata dalla ormai ex moglie di lui a fare una visita allo zoo locale. Inconcepibile, o almeno lo era. Ormai Assunta non si stupisce più di tanto.

Giudizio: unico tra i recensori, sviluppa un confronto tra la protagonista del film interpretato da Monica Vitti, La ragazza con la pistola, e quella del racconto, cogliendo con finezza somiglianze e differenze.


“La seconda chiamata”, da “Animal Spirit” di Francesca Marciano

Un casting. Un’ambiente liminale, di passaggio, verso una svolta, una parte per un film, un possibile. Uno scontro, due piani dove il potere scorre prima univoco, poi quella linea di separazione, inizialmente netta, si sfalda, si ingrossa, si gonfia, diventa membrana osmotica: il potere, il suo imporsi, trasla, come un liquido nero, pattume, precipitato di rimorsi, incomprensioni e sensi di colpa. Tre tempi. Quello del casting, prima tranquillo, interrotto bruscamente dal tempo del ricordo, che riaffiora violento, spaccando e increspando due vite unite dalla morte. Infine il tempo dell’albergo, dove avviene la resa dei conti. Pacifica, agrodolce, inevitabile. Il periodare della Marciano è potentemente visivo, cala immediatamente il lettore nel farsi del racconto.

Giudizio: Con uno stile maturo e personale, la recensione dice il necessario per comprendere il racconto prescelto, le sue tematiche e la qualità della scrittura, lasciando al lettore il piacere della scoperta della trama e del finale.


“Giuditta”, da “I poteri forti” di Giuseppe Zucco

Una notte, dopo aver capito di essere l’uomo più piccolo, e forse pure l’ultimo uomo, in un marasma di emozioni ribollente, [il protagonista del racconto Giuditta] va fuori orario, come nel capolavoro grottesco di Scorsese. Ma non avrà liberazione, non troverà quella valvola di sfogo pirandelliana che ti inoculano in vena al liceo, come un consiglio non richiesto (eppur necessario!) per affrontare la vita. Al nostro Oloferne spetta solo un deserto da attraversare, passo dopo passo, mestamente. Magari se lo merita pure, chissà. In quella notte, oh quella notte, avviene un incontro che è anche una citazione. Dei giovinastri, di almeno quindici anni in meno del tapino allo sbaraglio, quasi lo mettono sotto. E lui si ridesta dal torpore metafisico da cui è pervaso, vorrebbe affrontarli, vorrebbe farsi picchiare malamente, conciare come una pelle. Ma non ha le palle. Come il dottor Fridolin di “Doppio sogno” di Arthur Schnitzler, che in una notte di nebbia vorrebbe (senza potere) affrontare dei baldi giovani che lo provocano, per dimostrare al proprio ego di persistere ancora. Il fraseggio di Zucco è strabiliante, una gioia per la voce interiore che legge. Impastato, tra descrizioni gustosissime e sferzate morali, vere e proprie sentenze, affilate come un rasoio. Da ricordare anche questa città asettica dove si muove il senza nome, palazzi di vetro, lampioni gialli, notte e nebbiolina. Per come sono tratteggiati, sembrano i palazzi dei thriller del primo Dario Argento, pilastri di cemento calati direttamente dagli anni ’70, potrebbe essere Torino o Roma, non importa la precisione geografica.

Giudizio: la recensione mostra ricchezza di riferimenti (alla pittura di Caravaggio, al cinema, alla letteratura, alla canzone d’autore) giocati senza pesantezza, ma in uno stile efficace che coglie in profondità le caratteristiche tematiche e formali della narrativa di Zucco.

Ceppo Giovani 2022 – Le recensioni vincitrici e segnalate ai racconti di Marangoni, Marciano e Zucco

1 Giugno 2022

Le recensioni animate vincitrici e segnalate sui racconti di Eleonora Marangoni, Francesca Marciano e Giuseppe Zucco, scritte dagli studenti delle scuole secondarie di II grado. Sono state lette alcune citazioni, selezionate da Paolo Fabrizio Iacuzzi e Filiberto Segatto, nel corso della mattinata di domenica 8 maggio 2022, ore 10-12.30. I ragazzi hanno vinto dei buoni libro offerti dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia da spendere presso la Libreria Lo Spazio di Pistoia.


Recensioni ai racconti di
Eleonora Marangoni

Vincitrice Giacomelli Donatella, Liceo Savoia, racconto  “Valentina, cose di cui non scriverò”

Apprezzabile la lettura del personaggio come emblema dell’età tra infanzia e adultità, con il quale vi si identifica.

Valentina è solo una sagoma, un contorno, una fugace pennellata di colore rispetto ad altre donne di cui si parla nel libro, eppure in questo suo affiorare di pensieri emerge qualcosa di più profondo, forse difficile da spiegare ma molto più semplice da provare: una sorta di familiarità nelle sue parole, come il caldo abbraccio di qualcuno che ti comprende e ti rassicura, o forse meglio paragonarla ad una ricca galleria d’arte con opere che a tratti possono sembrare fuorvianti, ma che al centro hanno un tema a cui tutte vengono ricondotte, ossia la semplice quotidianità che ciascuno di noi vive ed esperisce. La ragazza ci parla dell’“odore che ha il prato la mattina presto”, “del sapore che hanno le sigarette che accende per noia”, delle espressioni di sua madre, “di tutti i giochi che inventano i figli unici”, dei pensieri che ha la notte quando non riesce a dormire, ma lo fa con una naturalezza e una spontaneità tali da renderla solo un prestanome per una coscienza condivisa da tutte le altre donne. Valentina ci presenta il mondo visto con gli occhi di una ragazza che diventa una sorta di portavoce dei pensieri delle più giovani, ancora felicemente e nostalgicamente legate alla loro infanzia che, anche se sta ormai giungendo al proprio tramonto, fa capolino all’alba di un’età più matura, in cui si trova ancora un flebile ma piacevole diletto nello “slalom con gli occhi tra le linee tratteggiate in autostrada”, nel “pavimento di marmo come scacchiera” o nelle “forme delle nuvole”.

Vincitore Pezzimenti Lorenzo, Istituto Einaudi, racconto “Ofelia”      

Anche se non mette note personali, riassume e interpreta bene il racconto.

Nel racconto in questione, dal titolo Ofelia, la voce narrante è quella di una ragazza che  ripercorre a ritroso con la memoria le ‘fotografie della mente’ di sua nonna materna Ofelia, che non c’è più.  La scelta dei ricordi mostra originalità. Si esce totalmente dai luoghi comuni della nonna classica, poiché la nipote evidenzia come in una caricatura – non di scherno ma di orgoglio – gli aspetti più e meno bizzarri della donna: dall’esigenza di infiorettare il suo parlare con termini francesi – pur non essendo mai stata in Francia – alla più estrema delle sue azioni di comunicazione, cioè quella di intimorire il fidanzato, che non aveva neanche mai baciato, minacciando di gettarsi dall’alto di un condominio se non le avesse chiesto di sposarlo.  Anche se la nipote non lo dice apertamente, si evince la sua soddisfazione nell’avere nei propri geni quelli di una nonna ‘fuori dagli schemi’,  a cui sentirsi vicina e  solidale anche negli aspetti negativi di una fisicità che le accomunava: essere delle “lungagnone”. Il ricordo di Ofelia funge da insegnamento, ci ricorda che è possibile affrontare i momenti più o meno bui della vita in maniera positiva e, per quanto possibile, con la leggerezza che se somatizzata porta a risvolti positivi nelle vicende a noi ostili. È questo il ricordo più importante che Anna ha di sua nonna: lo spirito con cui Ofelia affrontava la vita, che ha reso possibile che quest’ultima continui a “vivere” nella vita della nipote, poggiandole una mano sulla spalla quando ne avrà bisogno, tramite il ricordo leggero e spensierato di qualcuno che, in qualche modo, rimarrà sempre con lei.

Vincitrice Russo Concetta Pacinotti, racconto “Crisantemi”

Mette in relazione la fioraia del racconto all’estetista del proprio indirizzo di studio. molto personale e ben strutturato.

Adelaide Ciafrocchi fa la fioraia, vende i fiori al Verano. Mentre si reca a lavoro, vede un manifesto con una ragazza americana in accappatoio che sorride, con sotto scritta la domanda “a chi devo dire grazie?”. Anche la protagonista, nel vedere il cartellone, si pone la stessa domanda e inizia a pensare che, al di là di alcuni uomini da dimenticare (Oreste, Nello, Amleto), la sua gratitudine deve essere rivolta ai crisantemi. È grazie a loro che lei riesce a vivere e ad avere una vita decorosa, nonostante siano comunemente associati al lutto e alla morte.Il mio indirizzo di studio vive sulle convenzioni che riguardano la bellezza e il benessere; dire ciò che è brutto o no è importante ma rimane comunque un qualcosa di costruito da noi esseri umani, un po’ come l’associazione fra i crisantemi e la morte. La protagonista si chiede cosa sia importante per lei e così come per lei è importante il mondo dei fiori e dei crisantemi, che vengono comprati per il loro significato, così per me è importante il mondo dei cosmetici, dei saloni di bellezza, degli smalti e delle acconciature, che mi danno da vivere per il significato che la cultura comune attribuisce loro. Riflettere su queste cose è fondamentale per svolgere un lavoro con consapevolezza, motivazione, ma anche leggerezza . Il confronto con altre culture, poi, come l’incontro con la signora inglese per Adelaide, ci aiuta a rompere queste convenzioni e a vedere come il nostro mondo importante sia anche un po’ costruito. Questo non toglie la bellezza del lavoro di una fioraia o di una estetista, ma impedisce che i significati che attribuiamo a un fiore o a un rossetto diventino l’unico motivo di vita, perdendo così contatto con le motivazioni più profonde come stare vicino a chi piange un lutto quando si comprano dei crisantemi o la gioia di incontrare qualcuno a cui vogliamo bene quando ci facciamo belli.

Segnalata Di Pace Anna, Forteguerri 4B, “Ofelia”

L’unica cosa che davvero possiamo tentare di fare è scegliere con cura uno di questi racconti e, facendo ben aderire il nostro carattere con esso, proiettarci dentro. Proprio come io ho fatto con Anna, la nipote della misteriosa Ofelia. Sicuramente sarà il nome, mi sono detta. Di certo non può essere solo questo. C’era infatti fra quelle pagine un profumo che conosco bene: l’inequivocabile odore della casa di mia nonna. Quindi, senza dimenticare che stavo ancora passeggiando sul territorio delle interpretazioni di Monica Vitti, ho rivolto il mio specchio verso Anna e in lei ho scorto la stessa nostalgia per una persona di cui portiamo una gran riconoscenza, ma della quale non abbiamo mai compreso a pieno la verità.


Recensioni ai racconti di
Francesca Marciano

Vincitrice Fabbri Giulia, Liceo Mantellate Scientifico, “Chi nella vita non è mai caduto in tentazione”  

Buona l’interpretazione, anche simbolica, e la scrittura.

Che cos’è una tentazione? Come e perché siamo tentati? Vi si può resistere? Questi ed altri interrogativi mi hanno accompagnata nella lettura del racconto “La ragazza”, tratto da “Animal Spirit” di Francesca Marciano, edito da Mondadori nel 2021. Ada, è questo il nome della protagonista, da giovane non riesce a resistere alla tentazione della droga, da cui viene inizialmente attratta e poi totalmente travolta, al punto che la prima parte della sua vita ne è completamente segnata: trascorrerà, infatti, molto tempo in una comunità di recupero nel tentativo di uscire da questo terribile tunnel. Ada, da spirito libero quale è, decide infatti di accettare la vaga proposta di lavoro fattale da uno sconosciuto che le aveva offerto un passaggio per tornare a casa. Così esce dalla sua famiglia per entrare di colpo in un’altra, quella del circo presso cui l’uomo – Andor è il suo nome – fa l’incantatore di serpenti. Ada diventa la sua assistente e resta a dir poco ammaliata da questi animali, con cui instaura in poco tempo un rapporto quasi morboso, forse per la loro natura attrattiva o forse per la sua disposizione a cadere in tentazione. Il serpente, infatti, è nell’immaginario cristiano il simbolo del male: basti pensare alla storia di Adamo ed Eva che cade nell’inganno dell’animale, ritenuto per questo l’emblema di Satana. Il serpente, però, rivela anche un forte legame con la vita, poiché emerge dalle viscere della stessa madre terra. L’incontro inaspettato con questo animale segna per Ada il passaggio dalla giovinezza alla maturità: come lei riesce a domare i serpenti, così riesce a poco a poco a domare le passioni, a imporre un limite alle tentazioni. Cambiare è possibile, cadere anche, ma alla fine ciò che conta è far tesoro dei propri errori e da questi ripartire per crescere e costruire una nuova vita. Questo il patrimonio di insegnamenti che Ada mi ha lasciato.

Vincitore Gerace Roberto, “Potrebbero esserci spargimenti di sangue” 

Intreccia in modo assai efficace il sunto della trama con le considerazioni interpretative che ne colgono bene i significati.

Roma non vende catabasi posticce: Diana comincia a guardare insieme con curiosità e inquietudine agli assembramenti di gabbiani che le impediscono di godersi la vista dal balcone su Piazza Navona; abbandonati gli strati archeologici sepolti, il suo interesse si sposta verso il traffico di forme viventi che imperversano nel cielo. Com’è possibile che una città intera sia preda delle “invasioni barbariche” di questi uccelli? Davvero non è possibile scacciarli, come sostiene il padrone di casa? È per rispondere a queste domande che Diana incontra Ivo, il falconiere, e Queen, il falco per cui svilupperà una piccola ossessione. Già a partire dal nome, Queen rappresenta tutto ciò che Diana non può essere: un individuo addestrato a lottare per conquistarsi il proprio spazio, che non ha paura di mordere alla giugulare i suoi rivali. A impedirle di farsi regina del proprio destino non è un incidente d’auto, come nel caso della Lady passata alle cronache, ma la malattia insinuante dell’immobilismo, del compromesso con le proprie debolezze.

Segnalata Argentino Beatrice, “La Ragazza”

“La ragazza” è uno dei sei racconti presenti all’interno di “Animal Spirit” la cui autrice è Francesca Marciano. Un racconto fresco e innovativo, caratterizzato dalla presenza di un animale un po’ inconsueto: il serpente. Infatti tutti e sei i racconti sono delineati da una presenza animalesca, quando un pigro gatto sempre pronto a nascondersi nei posti più celati della casa, quando un cagnolino che solo grazie alla sua presenza riesce a regalare serenità anche ai cuori più freddi. Un rapporto quasi malato è percepibile, invece, tra la protagonista, Ada, e il pitone albino di Burma. Attraverso uno stile cinematografico Marciano descrive le sensazioni elettriche provate dalla protagonista quando il suo corpo entrava in contatto con le gelide squame del serpente, nel mezzo del palco, circondata da molte famiglie felici, lei era lì insieme ai serpenti. Fin dal primo momento Ada si mostra entusiasta di lavorare con questi animali, il solo tocco scatena una scintilla dentro Ada, dentro di lei qualcosa si è mosso, da quel momento nulla sarà più come prima.

Segnalata Di Fede Chiara Istrituto Einaudi, “Potrebbero accadere cose terribili”       

Una storia d’amore e di intrighi,  ricca di colpi di scena,  che riesce ad entrare prepotentemente nel cuore del lettore quella fra Emilia e Sandro, protagonisti di una fatale adulterina attrazione  che si rivelerà, in un certo senso, ‘letale’, poiché foriera di sofferenza e lacerazioni, non solo per i protagonisti ma anche per i loro affetti più cari.  Il legame che unisce  i due amanti, infatti, avvinti da leggerezza e spensieratezza, si intreccia con la triste storia di tre bambine che  subiscono, loro malgrado,  gli errori dei grandi, riuscendo, però, con coraggio, seppur trafitte da un dolore lancinante, immenso, a ‘scavalcarne’ la maturità.   Il complicato rapporto tra Emilia e Sandro riesce a mettere, infatti, a repentaglio  l’amore incondizionato che un genitore dovrebbe provare  per un figlio, segnando così in profondità la sensibilità delle tre neoadolescenti, vittime di esclusione e dimenticanza. Questo bellissimo racconto insegna a non dare mai niente per scontato: Quante volte ci capita di dare per scontata la nostra routine e ciò che abbiamo? Quante volte scappiamo di fronte ai problemi per paura di affrontarli e risolverli?  Con un linguaggio familiare, comune, ‘amico’, che attinge alla realtà e che realisticamente ‘varia’ lungo la narrazione, a seconda delle ‘voci’, adulte o adolescenti ( prevalenti soprattutto nella parte finale del racconto), Francesca Marciano cattura il lettore, offrendogli molti spunti di riflessione di fronte a quella che può rivelarsi una realtà illusoria e, talvolta, crudele.  In fondo <<quante cose terribili ci possono accadere nello spazio di un respiro>> ?

Segnalato Mancuso Daniele, Istituto Capitini, “Seconda chiamata”

“Seconda chiamata” è il titolo del racconto che ha scosso maggiormente la mia sensibilità e l’ho preferito perché smuove le mie emozioni, stordisce le mie convinzioni e vibrando corde nascoste della mia coscienza riecheggia e riaffiora come se l’avessi appena letto. Un regista torna a Roma dopo più di venticinque anni e incontra per caso la donna che da giovane era stata la causa dell’incidente stradale che aveva scaturito la morte di sua sorella. Un incontro puramente fortuito e indesiderato da entrambi che riapre una ferita mai rimarginata ma che porta i due a confrontarsi e ad avvicinarsi per cercare di alleviare quel dolore che li ha uniti sebbene in modo differente. Questo racconto malinconico ci mostra che spesso esistono più vittime e nessun colpevole, ci insegna che forse fuggire, come avevano fatto Julian, il regista e la sua famiglia non è la soluzione. Assistiamo quindi a una storia di trasformazione e maturazione in cui i due protagonisti imparano ad accettare il dolore e a conviverci,

Segnalata: Ricci Alessia, Liceo Artistico,  intero libro 

Il libro comprende sei racconti e sono, come anticipa il titolo, attraversati dalla presenza animale come gabbiani, serpenti, falchi, alci e cagnolini. Anche se le storie sono completamente separate tra loro, sono accomunate proprio da questo spirito animale, selvaggio, dallo spirito di libertà. In tutti i racconti notiamo che i protagonisti scappano, o cercano di reprimere un sentimento negativo. L’autrice li porta a tuffarsi in avventure inaspettate come unirsi ad un gruppo di circensi, o ad accompagnare un ex, su l’orlo di una crisi psicotica, in mezzo al deserto in New Mexico. anche se il libro non mi ha fatto impazzire mi è piaciuta molto la capacità che ha di trasportarti in un’altra dimensione con le descrizioni sia dei personaggi che dei luoghi. La narrazione è molto accurata ma non appesantisce ili racconto, come spesso succede, e rende la lettura molto scorrevole. Nonostante questa attenzione per le descrizioni e i dettagli, secondo me, questo libro non è tra i meglio riusciti, le storie le ho trovate un po’ banali e prive di significato (una l’ho trovata addirittura terrificante) e una volta finito non mi ha lasciato niente.


Recensioni ai racconti di
Giuseppe Zucco

Vincitrice Calcagna Andrea, Liceo Forteguerri, “La Pietanza”   

La recensione muove dall’interpretazione dell’epigrafe al racconto, un verso di Cino da Pistoia, sviluppando in modo eccellente l’analisi tematica.

Non a caso, nella canzone Quando pur veggio che si volta il sole, di Cino da Pistoia, la parola Pietanza rima con speranza (v. 13). Ed anche nel verso citato da Zucco (mi movo e cerco di trovar Pietanza) questa parola è messa in relazione con l’idea della ricerca, del movimento, della tensione verso qualcosa. Insomma, questo racconto ci mette di fronte ad una questione fondamentale, che forse è la vera domanda che guida ogni riflessione sull’agire umano: cosa dobbiamo cercare? E, sottinteso, cosa ci può donare salvezza ?La pietanza, l’unione della compassione e della sostanza, la pietanza, la compassione totale e salvifica verso gli altri e verso noi stessi. Non sono pochi, dunque, gli spunti di riflessione che ci propone questo racconto, ed interessano soprattutto il nostro tempo, in cui si vive sempre più tragicamente la crisi della viva e vera relazione umana. Lo sguardo dell’autore sulla realtà è disincantato, e non nega la natura quasi surreale del mondo in cui viviamo, ma ci invita a cercare l’essenziale nell’atto di compassione che può tenere in vita l’amore.

Vincitrice: D’Onofrio Ilenia, Liceo Artistico        

La recensione individua molto bene le caratteristiche comuni ai racconti e le motivazioni del titolo, I poteri forti.

Cinque lunghi racconti, ambientati in città senza nome, eppure così familiari. Non c’è un tempo, non ci sono nomi, non ci sono confini geografici. Gli stessi protagonisti senza generalità sembrano essere ignari. Solo i poteri forti riescono a tracciare per loro un sentiero; poteri generati da un desiderio ossessivo: il sesso, il cibo, la volontà di suicidarsi . Cinque racconti, legati da una dualità. In ogni racconto un uomo e una donna, il cielo e il cemento, la vita e la morte, il sonno e il sogno, il putridume e le gote rosse di una ragazza, la luce e il buio, la coscienza e l’incoscienza. Si tratta di forte una complementarità. Per conoscere noi stessi dobbiamo spingerci fin nel profondo, i veri poteri forti che ci spingono a compiere ogni passo. E che cosa sono questi poteri forti se non la forza che spinge l’azione dell’uomo? I nostri desideri, passioni, sentimenti; crediamo di possederli quando in realtà essi possiedono noi, come se dentro di noi ci fosse una parte oscura che ci guida

Vincitrice Gori Ginevra, Istituto Capitini,  “Quarant’anni”

L’interpretazione dei racconti coglie molto bene la qualità dello stile e  l’aspetto essenziale  dei temi, spiegando il fascino che ne subisce il lettore.

Giuseppe Zucco nei suoi scritti riesce a creare un’atmosfera tesa e nervosa avvalendosi di un immaginifico capace di creare scenari unici che, per quanto straordinari, reggono coerentemente dall’inizio alla fine, universi legati dal filo invisibile dei poteri forti; ed è così che l’autore ci fa immergere in cinque racconti di relazioni, passioni, insoddisfazioni, frustrazioni, forze che guidano l’uomo. In questa raccolta l’autore scava profondamente l’animo umano, perché i poteri forti muovono le azioni dei protagonisti che quasi mai sembrano scelte, sono stordimento che spinge allo straniamento dalla propria vita attraverso un marito che si ritrova estraneo di fronte all’orribile risata della moglie; la vinta tentazione di aprire una porta circolo di una fame insaziabile; due adolescenti che fanno della morte di migliaia di migranti il pretesto per innamorarsi. L’universo surreale di Zucco non impedisce al lettore di empatizzare con i personaggi che sono senza nome perché rappresentano quell’apparente bisogno di ciascuno di uccidere i propri mostri che si traduce nella consapevolezza che con i nostri mostri occorre convivere.

Vincitrice Mannelli Lavinia, “In branco sondarono i fondali”    

L’interpretazione dei racconti è sostenuta da una serie di riferimenti culturali  che consentono di cogliere la qualità della narrazione, il suo effetto sul lettore, le sue matrici nella tradizione del Novecento italiano.

Nel suo celebre saggio del 1919, Das Unheimliche, Sigmund Freud sostiene che “perturbante” è quella sorta di spaventoso che proviamo di fronte al ritorno inaspettato di un oggetto familiare del passato che credevamo rimosso o superato. Quando assistiamo al ritorno di un complesso infantile rimosso (come quello di castrazione) o a certe credenze primitive che credevamo di avere superato grazie all’esercizio della ragione (come, per esempio, quelle animistiche), ecco che quel contenuto inconscio si presenta a noi capovolto di segno, non più familiare e noto ma sinistro: unheimliche, appunto. I poteri forti di Giuseppe Zucco, il racconto che dà il titolo alla raccolta (NNEditore, 2021), oscilla tra il domestico e l’insolito, la realtà percepita fino ad allora dal personaggio principale e il rimosso (sociale, più che personale) che ne determina lo stravolgimento. Si tratta di un’oscillazione continua e, tuttavia, quasi mai propriamente perturbante perché il trauma, se c’è, conosce diversi livelli e gradazioni e non è mai interamente accolto: accade un giorno, a scuola, in seguito alla scelta di una Preside, ma avviene anche ogni giorno, ogni istante, in maniera impercepibile e sotterranea, ogni qualvolta il protagonista si trova a fare i conti con sé stesso, la ragazza di cui si innamora e il proprio spazio privato di studente liceale. Tra il sogno e la veglia, tornano ossessive le immagini e i video realistici di mondi alternativi e distanti – o percepiti come tali: i migranti, i pestaggi, le scene di un videogioco o di un porno, le gif e le emoticon stranianti.Nell’immagine conclusiva del racconto, quella piccola frase perfetta (In branco sondarono i fondali, ivi) fa venire in mente le visioni di Anna Maria Ortese, Tommaso Landolfi e Massimo Bontempelli e ci ricorda che la realtà può sempre essere lacerata (o, meglio, che non è mai rassicurante né governabile).Nell’immagine conclusiva del racconto, quella piccola frase perfetta (In branco sondarono i fondali, ivi) fa venire in mente le visioni di Anna Maria Ortese, Tommaso Landolfi e Massimo Bontempelli e ci ricorda che la realtà può sempre essere lacerata (o, meglio, che non è mai rassicurante né governabile).

Segnalata: Moncini Erica, Liceo Savoia, “Giuditta”   

Il dettaglio che mi è piaciuto maggiormente di questo libro è la scelta dell’autore di non dare un nome ai personaggi. Ho interpretato questa scelta come un modo di generalizzare le storie, così che più persone possano ritrovarsi e sentirsi parte di esse. Personalmente questa decisione mi è servita anche per non dare etichette e non crearmi aspettative sulle scelte e sulle personalità che ho incontrato leggendo. Io credo che sia normale, in quanto esseri umani, farsi idee su cose e persone che poi si rivelano sbagliate. La storia in cui mi sono ritrovata maggiormente è “Giuditta” perché condivido pienamente l’idea che il protagonista ha dell’arte e per il suo modo di reagire alle difficoltà nei rapporti. La mia idea sull’arte è la stessa del protagonista. Mi rendo conto che possa sembrare superficiale e quasi cattivo esprimere un tale giudizio su lavori in cui gli artisti hanno espresso loro stessi, ma personalmente l’ipocrisia di cui parla il protagonista non è nei quadri ma nell’atteggiamento che le persone hanno verso di essi. Con questo intendo dire che elogiare la bravura dell’artista nel dipingere è giusto, ma non è corretto il fatto che ogni persona possa criticare un quadro in base a come lo vede. Questo perché se anche la persona in questione è un critico d’arte avrà sempre una sua personale esperienza che andrà ad intaccare in qualche modo la visione che hanno gli altri del dipinto.

Segnalato Baroncelli Niccolò, Istituto Pacinotti, ” La Pietanza”

Il messaggio che sembra passare è che, anche se il peggiore dei criminali desse segno di redenzione e desiderasse aiutare qualcuno, questo gesto d’amore verrebbe senz’altro inghiottito dagli egoismi altrui. La sensazione che lascia questo racconto è di inquietudine e di conflitto, come se alla sofferenza attuale del mondo non vi sia rimedio e, anzi, sia destinata a peggiorare. In questo sembra davvero che il racconto sia ben costruito (la suspense, i personaggi, le loro caratteristiche, i loro comportamenti), tutto sembra concorrere a creare attese e speranze che vengono puntualmente deluse da imprevisti apparentemente incomprensibili, come il finale quasi disgustoso. In realtà la riflessione che lascia è molto attuale e sembra quasi che chieda a me lettore il compito di cambiare copione, di dare un contributo diverso a un vortice di sofferenza, scorrettezza e morte che sembra inarrestabile nella nostra società.  Anche se questo può non bastare, tuttavia risulta l’unica strada percorribile alla luce del racconto e dello stile dell’autore, con il quale si è così tanto coinvolti dal sentirsi in dovere di dare un contributo concreto allo svolgimento delle trame profonde della vicenda.

Segnalata: Sica Martina, Liceo Scientifico Mantellate, “Giuditta”

Giuditta, primo dei racconti del libro I poteri forti di Giuseppe Zucco, è una storia che tiene incollati alle pagine dalla prima all’ultima parola. Ha un ritmo così serrato che mentre si legge sembra di avere in testa una grancassa che scandisce il tempo. Ma come riesce Zucco a ottenere tale effetto? Ciò che colpisce subito è senz’altro la scelta, ben pensata, di non riportare mai i discorsi diretti nel modo tradizionale insegnato a scuola; le virgolette, i trattini e i caporali vengono banditi per non spezzare il ritmo della storia e lasciano spazio alla ripetizione continua di “disse lui” e “disse lei”.L’autore conosce l’indole umana e descrive talmente bene le situazioni da far provare al lettore un senso di fastidio. “Nulla gli causava più ribrezzo dell’arte” è una frase che porta subito ad alzare gli occhi al cielo scocciati: “Ecco – pensa chi legge – il solito alternativo. L’intellettuale che pensa di sapere tutto e invece non capisce un tubo”. Invece, quest’uomo senza nome, protagonista del racconto, capisce eccome e fa sentire sporchi, colpevoli, insulsi: “Ma se l’arte […] elevava gli animi e toccava i cuori […] perché poi la gente uscendo dalle mostre non dava segno di cambiamento e continuava a essere vile, rancorosa e fratricida?”.

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