Premio Letterario
Internazionale Ceppo Pistoia

Vitaliano Trevisan ha vinto il 54° Premio Ceppo Racconto 2010 con “Grotteschi e arabeschi” (Einaudi, 2009).


Leggi la motivazione di Milo De Angelis, giurato del Premio

Vitaliano Trevisan vince il Premio Ceppo Selezione Racconto 2010 con Grotteschi e arabeschi (Einaudi, 2009). La vita è silenziosa come una congiura, in questi racconti di Vitaliano Trevisan, ed è un mutismo che percorre l’intero libro, una voce che batte contro le labbra sigillate, una parola che si trasforma in filo spinato. Francesco Petrarca, solo e pensoso, anche lui tacito camminatore, si  affaccia all’inizio e alla fine di queste pagine, sigillando con la sua ombra inquieta quello che rimane di un colloquio con le ombre: colloquio livido e potente, rabbioso e scuro, acceso con una furia da murato vivo, con la collera di chi non può e non ha mai potuto condividere i luoghi comuni della vita mondana, come ci grida Trevisan nel suo racconto di vendetta e giustizia Il barilotto di Amontillado, ispirato a vicende attuali.

Ma è soprattutto nelle due tragiche e meravigliose narrazioni centrali  che il mondo di Trevisan si incendia e ci ustiona con tutta la sua violenza: reclusione e frattura, ansia ostruita, lo stormo delle frasi che precipitano dentro una foiba. Ed ecco Niente specchi in questa casa. E’ la storia di un uomo che rievoca la morte della moglie in un crescendo di presagi omicidi, mentre si affanna a raschiare dai muri della casa ogni traccia della loro convivenza, ogni indizio del tempo. Ne risulta un altro tempo, immobile e attonito: quella casa – e ogni casa – si allontana da chi l’abita.

E infine il capolavoro, Madre con cuscino, dove un’adolescenza vissuta sull’orlo dei pozzi s’intreccia a scorci di odio parentale. Al capezzale della madre moribonda – che obbliga tutti a un’infinita veglia funebre – si riunisce una famiglia dispersa e si delinea frase dopo frase l’ oscuro patto di sangue e di orrore tra madre e figlio, tra le antiche stagioni e quella presente. E tutto si accampa su un’eterna campagna veneta, paesaggio consueto e allarmante di Trevisan, con la litania della pioggia, il suo torbido richiamo, le cadenze dialettali, la cantilena che segretamente prepara uno scacco del respiro.

Seguimi sui social networks:

info@paolofabrizioiacuzzi.it

*/ ?>