Premio Letterario
Internazionale Ceppo Pistoia

Paola Zannoner vince il 63° Premio Ceppo Letteratura per l’Infanzia e l’Adolescenza 2018.


Premiazione: Venerdì 8 febbraio 2019, ore 10,00. Auditorium Tiziano Terzani della Biblioteca San Giorgio di Pistoia. 

Scopri il programma completo con gli eventi dal ?? al ?? febbraio: Paola Zannoner al 63° Premio Internazionale Ceppo.

Paola Zannoner tiene una lectio (non) magistrale, la Ceppo Ragazzi Lecture 2019 “La grande rchitettura che è scrivere”, a cura di Paolo Fabrizio Iacuzzi e Ilaria Tagliaferri

La Lecture è stata scritta in occasione del conferimento del Premio Ceppo per l’Infanzia e l’Adolescenza 2019, grazie a Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia. 

5 parole chiave per una letteratura per ragazzi non vietata agli adulti: CRESCITA, VOLONTA’, CURIOSITA’, FAMIGLIA, DOLORE.

La lectio, oltre che a Campi Bisenzio, sede della rivistaLiBeR, sarà letta anche alla Fiera Internazionale del Libro per Ragazzi di Bologna e sarà pubblicata sul numero di LiBeR di aprile-giugno 2019.

Al Premio è legata la manifestazione Premio Laboratorio Ceppo Ragazzi per la recensione scritta e multimediale, sostenuto da Chianti BancaLe opere di Paola Zannoner sono state distribuite l’11 novembre 2017 alla Biblioteca San Giorgio agli insegnanti delle scuole secondarie per essere recensite dagli studenti per il Premio Laboratorio Ceppo Ragazzigrazie anche alla collaborazione degli editori che hanno messo a disposizione copie dei libri. I ragazzi vincono dei buoni libri per la Libreria Giunti al Punto di Pistoia.


La motivazione di Ilaria Tagliaferri

Paola Zannoner vince il Premio Ceppo per l’Infanzia e l’Adolescenza perché le sue storie narrate colgono con lucida attenzione i dettagli, i toni e le sfumature del vissuto dei ragazzi, la loro fragilità e la voglia di mettersi in gioco, di trovare un posto nel mondo, di aiutare ma anche di essere aiutati in quel viaggio complesso e avvincente che è la crescita. In particolare il passaggio dall’età dell’adolescenza all’età adulta viene raccontato dalla scrittrice senza falsi moralismi né pretese pedagogiche, con una forte aderenza al reale ma anche con la precisa volontà di non tralasciare alcun aspetto del percorso formativo, a partire dall’introspezione psicologica, sempre molto curata nei suoi libri, fino ad arrivare al linguaggio parlato dai ragazzi, ai loro codici espressivi, al loro modo di stare al mondo e di credere nelle cose che amano, errori compresi.

La scrittrice ha la capacità di costruire, di libro in libro, una grande architettura narrativa dove gli elementi si corrispondono e la tensione fra fiction e non fiction è calata in una istanza civile ed etica insieme. Questa istanza nasce dalla precisa scelta di “raccontare la contemporaneità nelle sue piccole cose e dunque nei piccoli protagonisti, come nelle trasformazioni sociali, nei rapporti mutati tra genitori e figli, tra coniugi, tra sessi, perché raccontare storie di e per ragazzi significa allargare lo sguardo oltre l’orizzonte limitato degli adulti e includere non solo i più giovani, ma anche i più vecchi”. Così afferma Paola Zannoner nella Ceppo Ragazzi Lecture 2019, scritta rispondendo alla sollecitazione delle cinque parole chiave proposte, come ogni anno, dal Premio Internazionale Ceppo Pistoia. La grande architettura che è scrivere viene pubblicata integralmente, grazie a Chianti Banca, sulla rivista LiBeR 122 e presentata anche in occasione della Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna.


L’inizio della Ceppo Ragazzi Lecture 2019: “La grande architettura che è scrivere”

Si scrive, almeno io scrivo, per un desiderio di appagamento di un’idea di bellezza. L’idea è appunto un’idea, perfetta nella sua luminosità. Io scrivo cercando di avvicinarmi a quell’idea, che nella traduzione pratica, nella scrittura, nella narrazione, va per forza sporcandosi, perché è materia, è approssimativa, è allusiva, è una prossemica. Le mie storie sono come tasselli di un grande puzzle, e ancora non ho il disegno completo, finito.

Ho molti autori preferiti che mi sembra si siano avvicinati alla perfezione della scrittura come grande architettura della mente: uno tra questi è William Shakespeare, l’insuperato poeta dei caratteri e dei sentimenti. Leggere (e rappresentare) Romeo e Giulietta a distanza di cinquecento anni (circa 1596) ci fa capire cosa significa “immortalità”. La storia di per sé è eterna ed eterno il linguaggio poetico attraverso cui si esplicita quel sentimento potente, puro come lo è l’amore adolescente che si giura “per sempre”, sfidando appunto la morte, quell’ombra che i giovanissimi guardano con fascino e inquietudine. Un linguaggio che illumina qualsiasi tipo di rappresentazione del dramma!

Ci rendiamo conto come sia diverso leggere Shakespeare (come Dante), da altri autori che rientrano nella categoria dei classici, e le cui storie ci incantano ancora oggi. Se abbiamo ben presente che le sorelle March, Le piccole donne di Louise May Alcott (1868, di cui conservo religiosamente l’edizione del 1968, quando ero bambina) sono ragazze dell’Ottocento, brillanti e acute, ma certamente diverse dalle ragazze di oggi, in Romeo e Giulietta proviamo una sorta di trasmutazione perché loro, oggi, sono ancora vivi e palpitanti, e le loro parole ci fanno piangere.

La grandezza di un’opera sta nella potenza che azzera i tempi, le differenze, le culture, che sa accendere una fiamma nel lettore, e che resterà con lui per sempre. Le tigri di Mompracem (1883-1884) di Emilio Salgari è una lettura che da bambina mi affascinava per l’ambiente, l’avventura, e il grande tema della ribellione contro i dominatori, gli inglesi che spadroneggiavano nel Golfo del Bengala. Sandokan era pirata a capo dei “tigrotti”, ma il suo obiettivo era contrastare gli inglesi e far sollevare un popolo. Salgari poi mi sembra molto interessante in un’epoca come la nostra dove si richiede che la narrazione sia frutto di esperienza diretta: uno scrittore che sapeva far lavorare la propria immaginazione, che sapeva rendere appassionanti i personaggi così diversi dal proprio mondo, al punto da far credere che fossero realmente esistiti.

Personalmente, non ho attinto soltanto alla mia esperienza diretta o alla mia biografia, anche se, come diceva Amos Oz, tutto è autobiografia e niente è autobiografia, nel senso che frammenti autobiografici vi sono sempre, e c’è comunque il punto di vista dell’autore. In molte mie storie ho utilizzato la capacità immaginativa di mettersi nei panni di un altro, dell’altro da sé, in situazioni anche drammatiche. Il mio ultimo racconto, C’è qualcuno nel buio (pubblicato dall’editore Librì a novembre 2018) è la storia di una ragazza e un ragazzo prigionieri sotto un tavolo dopo una tremenda scossa di terremoto che ha fatto crollare una parete di casa. Non si tratta di una mia esperienza diretta, ma della forza evocativa della narrazione.

La letteratura è un mondo di finzione, che prende dalla realtà alcuni dati e li rielabora per una costruzione sofisticata, che spinge la mente a produrre immagini sollecitata dalle parole. Parole che s’immagazzinano e che ci consentono di esprimere i nostri pensieri e i nostri sentimenti. Ecco perché io, forse più che scrittrice, sono lettrice. La lettura ha in me acceso il desiderio di conoscere e sfidare il mondo, di studiare e prepararmi e migliorarmi.


 Chi è Paola Zannoner

Nata a Grosseto nel 1958, da molti anni vive a Firenze, dove si è anche laureata in Lettere. Scrittrice, ha iniziato la sua attività come bibliotecaria e critico letterario, collaborando con le più importanti riviste del settore. Nel 1998 Mondadori ha pubblicato il suo primo racconto nella collana Junior. Da allora, Paola si è dedicata quasi esclusivamente alla scrittura, mantenendo però un costante rapporto con le biblioteche e le scuole con corsi di formazione per docenti e bibliotecari, seminari sulla scrittura narrativa, conferenze sulla letteratura, incontri con l’autore. Da dodici anni tiene un laboratorio di scrittura da cui è nato il collettivo di autori “Scrittori di Massa” (Massa Marittima, GR). La sua produzione narrativa è consistente, diretta specialmente ai giovanissimi, e spazia nei diversi generi e temi. Ha anche pubblicato saggi, racconti, romanzi per adulti. I suoi romanzi pubblicati per Mondadori, De Agostini, Fanucci, Castoro, Giunti hanno ricevuto molti premi e sono tradotti in numerosi paesi del mondo. Tra i titoli da lei pubblicati: La linea del traguardo (Il Castoro, 2017), storia di un affascinante e sportivo quattordicenne che dopo un incidente diventa paraplegico e deve affrontare l’avventura della vita su una carrozzina; Zorro nella neve (Il Castoro, 2014) dove il protagonista, Luca, è sopravvissuto a una valanga grazie al cane Zorro, e incrocia la strada di Mary, che studia veterinaria e fa la volontaria in un canile; L’ultimo faro (DeA Planeta, 2017), vincitore del Premio Strega Ragazzi, storia di quattordici adolescenti con esperienze personali e familiari difficili che partecipano a un campo vacanza presso un faro in disuso e dopo l’iniziale diffidenza vedono intrecciarsi le loro vicende intorno al segreto di un vecchio graffito; Rolling Star (DeA Planeta, 2018), ambientato nell’estate del 1968, quando Max ha diciassette anni, un desiderio inguaribile di viaggiare e un grande amore per Bea: i due, finita la scuola, decidono di partire per il sud della Francia con il loro amico David, rivoluzionario, ma il sottile equilibrio su cui si regge il rapporto tra i tre amici è destinato presto a spezzarsi. Ultimo tra i suoi libri è C’è qualcuno nel buio (Librì 2018), dove due bambini che si trovano improvvisamente ad affrontare una situazione imprevista e tremenda, da soli.

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