Premio Letterario
Internazionale Ceppo Pistoia

Maurizio Cucchi è il vincitore del Premio Ceppo Pistoia capitale della Poesia 2021 alla carriera, grazie alla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia. Premiazione 25 giugno 2021.


Maurizio Cucchi al 65° Premio Internazionale Ceppo Pistoia 2021


La motivazione del Premio Ceppo Pistoia Capitale della Poesia a Maurizio Cucchi, scritta da Alberto Bertoni, giurato del Premio.

Maurizio Cucchi vince il Premio Ceppo Pistoia Capitale della Poesia perché, nell’attuale e composito panorama della poesia italiana contemporanea, può considerarsi uno degli “ultimi classici”: la consapevolezza e la pienezza, tematiche e formali, contraddistinguono la sua poesia dal Disperso (1976) a Sindrome del distacco e tregua (2019); e la qualità della sua scrittura in prosa è, in particolare, mirabile nella flânerie propria della Traversata di Milano (2007). La pulsione e l’attitudine della sua scrittura è concentrata sul Tempo, non importa se perduto o ritrovato, evenemenziale o antropologico: il locutore della sua poesia muove dal presupposto dell’esistenza di un Io in movimento che descrive un paesaggio in movimento (fotografico ma anche onirico), mentre ogni elemento che compone questo paesaggio è dotato di una sua temporalità, remota o presente, memoriale o esperienziale.

Cucchi è consapevolmente al di là di ogni sospetto di autobiografismo spicciolo, dal momento che ama introdurre nella sua poesia alcune controfigure d’ordine latamente allegorico, da identificare di volta in volta in Glenn (l’attore hollywoodiano Glenn Ford piuttosto che il protocosmonauta John Glenn), nel poeta duecentesco francese Rutebeuf, nel Malone monologante e morente del Samuel Beckett romanziere o nella messinscena d’impianto drammaturgico incentrata sui due profili interdipendenti di Jeanne d’Arc e Gilles de Rais (alias Barbablù), a conferma ulteriore che identificazioni personali, transfert, meccanismi di riconoscimento e di modello contrappuntano in lui cultura alta e cultura popolare, storia e leggenda, letteratura e sport (anche il campione ciclista Ottavio Bottecchia viene raffigurato in questa chiave) o cinema o mondo della cronaca.

Perfettamente radicato in quella che lui stesso ama giustamente chiamare “scuola milanese”, tuttavia il punto di partenza della poesia di Cucchi dev’essere riconosciuto in un Realismo pluriprospettico e metodologico, vale a dire di specie non meramente naturalistica, descrittiva o mimetica, bensì aperto ai meandri dell’interiorità e del trauma di specie psicoanalitica, sugli sfondi incrociati di un’antropologia in profonda trasformazione (tra perdita di memoria collettiva e processi rapidissimi di massificazione, di informatizzazione e di spettacolarizzazione della cultura e dello scambio comunicativo) e una mutazione politica, mentale, artistica di cui tuttora, dalla nostra specola occidentale, si faticano a intravedere compimento e destino, direzione e finalità.


Leggi “Il Ceppo in tre parole 2021“, la lecture pubblicata da Succedeoggi, media partner del premio.


Chi è Maurizio Cucchi

Maurizio Cucchi vive nella città natale dove si è laureato all’Università Cattolica di Milano con una tesi su Nelo Risi e Andrea Zanzotto. Traduttore e curatore di molti scrittori e di importanti antologie di poeti, collabora alla collana mondadoriana de “Lo specchio”. Ha pubblicato questi libri di poesia: Il disperso (1976; nuova ed. 1994), Le meraviglie dell’acqua (1980), Glenn (1982), Il figurante (scelta di versi 1971-1985), Donna del gioco (1987), La luce del distacco (per il teatro, 1990), Poesia della fonte (1993), L’ultimo viaggio di Glenn (1999), Per un secondo o un secolo (2003), Jeanne d’Arc e il suo doppio (2008), Vite pulviscolari (2009), Malaspina (2013). Inoltre, sue poesie sono state inserite in diverse antologie.

Nel 2005 è uscito il suo primo romanzo, Il male è nelle cose (Mondadori), seguito nel 2007 da La traversata di Milano (ora Oscar Mondadori 2021), nel 2011 da La maschera ritratto (Mondadori), nel 2012 da L’indifferenza dell’assassino (Guanda) e nel 2020 da La vita docile (Mondadori).

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