Premio Letterario
Internazionale Ceppo Pistoia

Claudio Magris è il vincitore del Premio Ceppo Internazionale “Leone Piccioni” Letteratura e Vita, grazie al sostegno dell’Associazione “Amici di Leone Piccioni” e Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia. Premiazione 5 aprile 2019, ore 16.30, Biblioteca San Giorgio di Pistoia, Auditorium Terzani.


Claudio Magris al 63° Premio Internazionale Ceppo Pistoia 2019

“Nella sua prima edizione, il Premio intitolato a Leone Piccioni, è consegnato al professor  Claudio Magris, autorevole erede dei principi fondatori dell’umanesimo europeo e testimone di una sapienza che trae linfa dalle essenziali “radici dell’universale umano: la Bibbia e la tragedia greca”. La profonda conoscenza delle specifiche tradizioni storico-culturali nazionali e mitteleuropee unita all’inedita capacità di reinterpretarle attraverso una letteratura aderente alla vita e a alla realtà contemporanea rendono l’opera di Magris un punto fermo della cultura europea degli ultimi cinquant’anni. La sua attività di prosatore è stata scandita da continue scommesse sulla possibile commistione tra narrativa, saggistica e scrittura giornalistica, dettate dal bisogno autentico, morale e non sperimentale, di rifondare un linguaggio letterario per la nostra epoca. La vastità degli interessi ˗ dalla musica, alla filosofia, all’antropologia, alle scienze politico-sociali ˗ e la naturale predisposizione a farli confluire in una scrittura controllata e persuasiva nel rispondere agli inquietanti interrogativi di ogni essere umano e dell’attualità hanno portato gli “Amici di Leone” a riconoscere  nell’opera del professor Magris l’espressione alta e originale di valori già sentiti e partecipati dalla esperienza umana e professionale di Leone Piccioni”.

«Un’opera, quella di Morris, quanto mai appropriata per Guccini, se è vero che tra i due c’è di mezzo Jorge Luis Borges, il grande scrittore argentino amato da entrambi. Come in un’opera di Land Art, protagonisti delle canzoni di Guccini sono il vento e il fumo, e già a partire da “Cima Vallona”, forse la prima vera canzone di Guccini, con quel fumo che invade la valle e il vento che lo disperde. Dal fumo lento del “bambino passato per il camino” nei versi di “Auschwitz” o dalle “nuvole di fumo” della civiltà delle macchine nei versi di “Dio è morto” per arrivare al fumo di quando i camini fumavano ancora, nella sua Pàvana, e ora non fumano più. Dal fumo della Storia a quello della Vita, un vecchio-bambino pare sempre conversare tra sé e sé alla ricerca della verità all’interno di un labirinto. Nel labirinto delle proprie radici Guccini si mette in continuo viaggio, è un Odysseus contadino che non fuma più. Nel saggio che completa l’autobriografia di Guccini (“Non so che viso avesse”, Mondadori 2010), così conclude Alberto Bertoni, uno dei suoi esegeti maggiori: “La verità, per lui, deve essere cercata nei particolari delle singole vite e delle singole vicende, mai negli universali e negli slogan delle parole d’ordine collettive, perché le nostre – come la sua – sono in tutto e per tutto storie misteriose scolpite nei sassi”».

(Silvia Zoppi Garampi, motivazione al Premio)

 

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