Premio Letterario
Internazionale Ceppo Pistoia

Beatrice Masini vince il 65° Premio Ceppo Letteratura per l’Infanzia e l’Adolescenza 2021.


Premiazione: giovedì 29 settembre 2021, ore 15,00. Piccolo Teatro Bolognini. 

Scopri il programma completo con gli eventi: Beatrice Masini al 65° Premio Internazionale Ceppo.

Beatrice Masini tiene una lectio (non) magistrale, la Ceppo Ragazzi Lecture 2021 “I libri che fanno male”, a cura di Paolo Fabrizio Iacuzzi e Ilaria Tagliaferri

La Lecture è stata scritta in occasione del conferimento del Premio Ceppo per l’Infanzia e l’Adolescenza 2021 grazie a Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia. 

5 parole chiave per una letteratura per ragazzi non vietata agli adulti: CR viaggio, natura, identità, amore, libertà.

La lectio, oltre che a Campi Bisenzio, sede della rivista LiBeR, è stata pubblicata sul numero 131 della rivista.

Al Premio è legata la manifestazione Premio Laboratorio Ceppo Ragazzi per la recensione scritta e multimediale, sostenuto da Fondazione Chianti BancaLe opere di Beatrice Masini sono state distribuite a novembre 2020 agli insegnanti delle scuole secondarie per essere recensite dagli studenti per il Premio Laboratorio Ceppo Ragazzigrazie anche alla collaborazione degli editori che hanno messo a disposizione copie dei libri. I ragazzi vincono dei buoni libri da spendere al la Libreria Giunti al Punto di Pistoia.


La motivazione di Ilaria Tagliaferri

Beatrice Masini vince il Premio Ceppo 2021 per il suo sguardo lucido e sensibile verso il mondo dei bambini e dei ragazzi, che lei stessa ha più volte definito, nei suoi articoli e contributi, il futuro della società: uno sguardo trasversale e consapevole, dolce e fermo allo stesso tempo. Alle generazioni che stanno costruendo il domani – non senza difficoltà – Beatrice Masini si rivolge nelle sue opere con onestà, chiarezza ed empatia, senza mai dimenticare che quello del libro, e delle storie, è spesso un tempo lento, di solitudine e di riflessione. Un tempo diverso da quello condiviso dell’esperienza, che si alimenta del contatto e del confronto con gli altri: entrambi i tempi però, come Masini racconta nei suoi libri, possono diventare parte pulsante della vita del lettore, rimanendo distinti o legandosi l’uno all’altro.  Nelle storie narrate da Beatrice Masini, così come in quelle che da lei sono state amate durante la sua formazione, questi tempi si fondono, e con loro si declinano le tracce vitali del suo pensiero: identità, amore, natura, libertà e viaggio. Sono le sei parole chiave che abbiamo identificato nella sua opera vasta, multiforme e allo stesso tempo sempre armonizzata nelle linee univoche del profondo rispetto per la dignità intellettuale dei lettori a cui si rivolge.

Le sei parole chiave rappresentano tappe dello stesso viaggio, quello che tiene insieme “i libri dello scaffale più caro e più vicino, i libri che fanno male e quelli che filano il dolore, che lo trasformano in qualcos’altro”. Nelle storie di Beatrice Masini il dolore trova spazio “come materia viva, ma viene trasformato, muta forma, e scintilla, come la paglia filata in oro delle fiabe”, come scrive nella lecture “I libri che fanno male”, scritta in occasione del conferimento del Premio e pubblicata integralmente sul numero 131 di LiBeR: ed è proprio alla materia viva delle storie, capace di unire le generazioni e di creare legami solidi con se stessi e con gli altri, che la scrittrice dedica  un’attenzione profonda, in equilibrio tra desiderio di aggiustare il mondo e consapevolezza della necessità di viverlo pienamente nella sua complessità.


L’inizio della Ceppo Ragazzi Lecture 2021: “I libri che fanno male”

Che cos’hanno in comune Cime tempestose e Il giardino segreto, Rumer Godden e Josephine Johnson, La perla e Winnie Puh, Thoreau e Peter Pan? Nulla e tutto. A tenerli insieme è il fatto che abitano uno stesso scaffale ideale e sono attraversati dagli stessi temi: la natura quando è madre e quando è strega, alberi e fiori, giardini, cielo, acqua, fantasmi, eternità. Sono i personaggi, gli autori, i libri da rileggere: lo scaffale ideale è quello che non sta né troppo in alto né troppo in basso, è quello occupato dalle storie care, le storie che si consigliano alle persone che si amano, le storie di cui si parla sempre, a cui si torna sempre. Sono personaggi, autori, libri finiti lì in tempi diversi, per ragioni diverse: è bello vedere come si parlano, e quello che si dicono, e qual è il filo che li lega.

Le parole-chiave di questa “Ceppo Ragazzi Lecture” sono viaggio, natura, identità, amore, libertà. Attraversano i libri che scrivo, come i libri che amo. Alcuni di questi libri fanno male. Pungono, tagliano, tormentano. Sono intrisi di dolore. Altri sono più pacati, più sommessi: il dolore c’è sempre, è materia viva, ma viene trasformato, muta forma, e scintilla, come la paglia filata in oro delle fiabe.

A pensarci bene sono queste le due famiglie di libri che ancora e sempre mi interessano, i libri dello scaffale più caro e più vicino. Sono i libri che fanno male e quelli che filano il dolore, che lo trasformano in qualcos’altro. Non è vero. Anche i libri che filano il dolore fanno male. È un male sottile, che fa piano, però è male lo stesso.

Non ricordo se nell’estate dei miei tredici anni qualcuno mi ha suggerito di leggere Cime tempestose di Emily Brontë. Non credo. Ho avuto la fortuna di crescere in una casa con tanti libri: sia la mamma che il papà leggevano molto, c’erano file di Meduse verdi dedicate da lui a lei, da lei a lui, e poi i vecchi Bompiani con le sovraccoperte arricciate che dicevano scambi e riletture, la prima edizione del Gattopardo gialla e bruna e per nulla attraente, i BUR grigini che avevano per me la sola virtù di essere piccoli, e poi i finalisti dei premi Strega e Campiello; ma le sorelle Brontë sugli scaffali della libreria non c’erano, così come Jane Austen, che avrei incontrato ancora più tardi, un po’ con rammarico – peccato non averla conosciuta prima – un po’ con gioia – leggerla tutta di fila, che privilegio.

Cime tempestose, in una tempestosa ma fragile edizione Oscar che si squadernò tutta, dev’essere stata una delle mie incaute scelte, incaute e libere, delle vacanze al mare: ci avrò speso la mancia dello zio scapolo che piombava nelle nostre vite senza preavviso, di solito verso sera, dopo un viaggio piuttosto lungo nella sua auto foderata di giornali e riviste, ci trascinava tutti fuori a mangiare gelati fastosi e prima di andarsene all’alba del giorno dopo copriva di giocattoli mio fratello piccolo, il suo diletto, dovendo poi compensare in qualche modo – ed era sempre un modo generoso – quella comprensibile ma dolorosa iniquità nei miei confronti. Con il mio soldo di carta ben ripiegato nella tasca dei bermuda andavo all’edicola, anzi, dietro, e passavo parecchio tempo a studiare le copertine, a stilare personali inconsulte classifiche di bellezza dei titoli. Qualche autore lo riconoscevo, erano gli stessi che abitavano gli scaffali di casa; ma molti erano ignoti, meglio così. Alla fine agivo. Emily viene da lì. Una storia d’amore impossibile, dunque eterno; i fantasmi; una bambina bella e viziata che diventa una giovane donna bella e viziata (“sei viziata” era un rimprovero da evitare, essendo bambini in quei tempi ancora così sobri), e un eroe scuro come un Lascar (non sapevo che cosa volesse dire, ma non era importante, anzi, meglio non capire proprio tutto), vendicativo e vampiresco. Era un libro cattivo, avevo bisogno di libri cattivi. Catherine aveva gli occhi scuri degli Earnshaw, non quelli dei Linton, di un ineffabile ma slavato azzurro nordico (io volevo gli occhi azzurroverdegrigio, come quelli di mio fratello, ma se lei li aveva bruni potevo forse dirmi contenta dei miei); e c’era la brughiera, il vento, l’erica, il battito segreto e animale della vita quando non è addomesticabile. Di Emily e delle altre non sapevo nulla, le avrei conosciute solo più tardi. Quello che doveva esserci era tutto lì dentro. (…)


 Chi è Beatrice Masini

Beatrice Masini è nata nel 1962 a Milano dove tutt’ora vive e lavora. E’ giornalista e traduttrice. Per molti anni è stata l’editor responsabile dei romanzi per ragazzi della casa editrice Rizzoli. E’ direttore editoriale della divisione Bompiani presso Giunti Editore.

In particolare è nota per aver tradotto i libri della saga di Harry Potter, dal terzo al settimo. Tra i suoi grandi successi professionali come editor c’è quello di aver portato i libri della Saga dell’Eredità di Christopher Paolini (Eragon e seguiti) in Italia.

Ha pubblicato moltissimi libri come autrice con diverse case editrici italiane tradotti in molte lingue. Ha vinto numerosi premi: Premio Pippi, Premio Elsa Morante e Premio Andersen – Il mondo dell’infanzia come miglior autore.

Tra i libri per i ragazzi più grandi ha pubblicato Ciao, tu una storia sentimentale ambientata tra i banchi di scuola, scritta insieme a Roberto Piumini e Se è una bambina.

Per la casa editrice Fanucci ha pubblicato nel 2011 Solo con un cane, mentre nel 2010 è uscito Bambini nel bosco, primo romanzo “per ragazzi” a essere mai entrato nella rosa dei dodici titoli candidati al Premio Strega.

Nella collana Signore e signorine pubblicata dalla casa editrice EL ha pubblicato Per amore delle parole. Vita e passioni di Virginia Woolf, biografia per ragazzi della grande scrittrice inglese, La spada e il cuore. Donne della Bibbia e Signore e Signorine, corale greca. Nel 2004, con quest’ultimo libro in cui le protagoniste femminili dei miti e delle tragedie dell’antica Grecia raccontano la loro versione delle storie, ha vinto il Premio Pippi.

Beatrice Masini è stata tra i cinque finalisti del Premio Campiello 2013 con il libro Tentativi di botanica degli affetti.

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