Premio Letterario
Internazionale Ceppo Pistoia

Ceppo 67 – Anteprima – Il Ceppo per la Giornata della Memoria – Pistoia-Firenze 25-27 gennaio 2023

14 Gennaio 2023

Premio Letterario Internazionale Ceppo, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia inaugura la 67 edizione (Pistoia, Firenze – 25 e 27 gennaio 2023) con l’iniziativa “Il Premio Ceppo per la Giornata della Memoria”: conversazioni, premi, laboratori da novembre 2022 ad aprile 2023″. Protagonisti Anna Sarfatti e Wlodek Goldkorn, vincitori del Ceppo per l’Infanzia e l’Adolescenza, due scrittori che pongono al centro della scrittura la Shoa.


Anna Sarfatti e Wlodek Goldkorn sono i vincitori ex aequo del Premio Ceppo per l’Infanzia e l’Adolescenza della 67a edizione del Premio Letterario Internazionale Ceppo, il primo premio italiano dedicato al racconto e alla poesia, diretto da Paolo Fabrizio Iacuzzi, che quest’anno si apre a gennaio, in occasione della Giornata della Memoria, con due appuntamenti: il 25 a Pistoia e il 27 a Firenze.

Gli eventi sono realizzati con il patrocinio del Ministero della Cultura, con il sostegno del Consiglio regionale della Toscana (Festa della Toscana), del Comune di Pistoia, del Comune di Firenze, della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e della Fondazione Chianti Banca, in collaborazione con Giunti.


In occasione della Giornata della Memoria

I due autori saranno premiati a Pistoia il 25 gennaio (Auditorium Terzani della Biblioteca San Giorgio, ore 16) con il saluto dell’assessore alla Cultura e all’Istruzione Benedetta Menichelli.

A Firenze il 27 gennaio (Biblioteca delle Oblate, Sala Sibilla Aleramo, ore 17.00) i due vincitori presenteranno le due Ceppo Ragazzi Lectures 2023 dedicate in particolare al tema della memoria, che saranno pubblicate dalla rivista “LIBER” (n. 137) diretta da Ilaria Tagliaferri: quella di Goldkorn si intitola “Far capire ai ragazzi le istanze della rivolta” ed è basata su tre parole chiave: Memoria, Immaginazione e Parola; quella di Sarfatti si intitola “Dialogare con l’anima adulta dei bambini“, ed è basata su parole chiave come Crescita, Partecipazione e Libertà. Per l’occasione ci saranno i saluti del presidente del Consiglio Regionale Antonio Mazzeo. Porterà i suoi saluti anche Beatrice Fini, direttrice editoriale della divisione Ragazzi e Young Adults.

I due eventi sono curati e condotti dal poeta ed educatore Paolo Fabrizio Iacuzzi con la partecipazione, oltre agli autori, di Cristina Manetti (capo di gabinetto della Regione Toscana), Filiberto Segatto e Ilaria Tagliaferri (Giurati del Premio).

Parteciperanno a Firenze, tra gli altri, gli studenti del Liceo Capponi coordinati da Francesco Capaldo e a Pistoia i giovani aderenti al Premio Laboratorio Ceppo Ragazzi, i cui iscritti hanno già sfiorato quota cinquecento, con i laboratori realizzati dai due scrittori vincitori fino ad aprile nelle scuole primarie, secondarie di primo e secondo grado della provincia di Pistoia: saranno premiati con i buoni libro offerti dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia.

A Firenze sarà presente anche Franco Paris (docente di Lingua e Letteratura Nederlandese all’Università di Napoli L’Orientale), curatore delle nuove edizioni del Diario di Anne Frank appena edite da Giunti, nella versione messa a punto dalla figlia Dafne Paris, arpista e giovane studiosa ad Amsterdam: l’edizione per ragazzi ha la prefazione di Sarfatti, quella per adulti ha la prefazione di Goldkorn. Scrive Sarfatti nella prefazione: “Ho letto per la prima volta il Diario di Anne Frank quando ero un’adolescente. Mi piaceva portare il suo stesso nome. Ricordo che sentii l’ingiustizia intollerabile della sua segregazione, e pensai ingenuamente che al posto di Anne sarei fuggita. E chissà che cosa avrei portato via da casa nella mia fuga. Da allora questo è un sogno che ho fatto più volte nella mia vita”.  Scrive Goldkorn nella prefazione: “Anne Frank, una persona ma pure una metafora di lutto senza consolazione, perch. la Shoah non permette consolazione alcuna. Per (paradosso) Anne Frank, a quasi ottant’anni dalla morte, è viva. In fondo, non solo Philip Roth ma anche il bambino al quale voglio bene così se la immagina: viva, a passeggio con l’amica Kitty”.

Nelle due giornate verrà anche presentato il nuovo libro di Anna Sarfatti, “Il nido del tempo” (Giunti Editore), ispirato alle vicende della sua famiglia, vittima delle leggi razziali durante il regime fascista. Una storia vera, intima e universale al tempo stesso, che ripercorre con ostinata grazia una delle pagine più nere della storia: la shoah e i suoi esuli. Un ricordo d’amore capace di attraversare il tempo, un gioco di infanzia che diventa, che resta, esso stesso infanzia.

Anna Sarfatti vince per essere riuscita a mettere al centro della sua scrittura il paradigma della memoria, raccontando con lievità e profonda attenzione temi complessi e delicati, in particolare il dramma della Shoa e delle leggi razziali, i valori della Costituzione e dei diritti dei minori, dando vita a racconti delicati e poetici che hanno nella coralità e nel richiamo alla realtà i loro punti di forza. In particolare, nel suo nuovo romanzo edito da Giunti, Il nido del tempo, dove una casa delle bambole diviene il simbolo dell’infanzia violata dall’atrocità della discriminazione: un racconto di vita e di condivisione, dove i giovani protagonisti acquisiscono maturità e consapevolezza di sé stessi e del mondo” (Ilaria Tagliaferri).

Wlodek Goldkorn vince per la sua scrittura tra autobiografia, narrativa e saggistica, e in particolare per i suoi due libri Il bambino nella neve (Feltrinelli 2018) e L’asino del Messia (Feltrinelli 2019), interamente dedicati alle sue memorie personali, sapendo che ricordare non è solo recuperare frammenti del passato, ma anche rielaborarli con l’immaginazione, confrontarli col presente e proiettarli nel futuro, per dare voce alle vittime e agli sconfitti, ma anche per pronunciare l’idioma della rivolta. Senza dimenticare il libro che ha scritto con Rudi Assuntino, Il guardiano. Marek Edelman racconta (Sellerio 1998), che raccoglie dalla viva voce del protagonista le memorie sulla rivolta del ghetto di Varsavia.” (Filiberto Segatto).

Anna Sarfatti

È nata a Firenze, dove abita. Laureata in pedagogia, indirizzo psicologico, ha insegnato nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria. Nel 2011 ha lasciato l’insegnamento e da allora si dedica pienamente alla scrittura. Nel 2004, grazie a un incarico della Fondazione dell’Ospedale Pediatrico Anna Meyer di Firenze, ha scritto Guai a chi mi chiama passerotto! I diritti dei bambini in ospedale (Fatatrac). Poco dopo ha pubblicato La Costituzione raccontata ai bambini (Mondadori, 2006): in quell’occasione ha incontrato Gherardo Colombo e insieme, nel 2009, hanno scritto Sei Stato tu? La Costituzione attraverso le domande dei bambini (Salani 2009). Negli anni seguenti ha incontrato scuole di tutta Italia e nella sua produzione editoriale si sono venuti delineando due filoni principali: narrativa e poesia ispirate ai contenuti più vari, e temi di educazione alla cittadinanza, spesso suggeriti da bambini e insegnanti. È nato così un filone dedicato alle scuole che raccoglie titoli su pari opportunità, tutela dell’ambiente, diritto all’uguaglianza, rapporto tra diritti e doveri, promozione della pace, conoscenza di eventi storici fondamentali per la formazione democratica quali la Resistenza e la Shoah.

Wlodek Goldkorn

È nato in Polonia, a Katowice; nel 1952, emigrò con la famiglia in Israele nel 1968, a causa delle disposizioni antiebraiche dello Stato polacco. Vive a Firenze, continuando il suo impegno politico ed intellettuale attraverso la scrittura giornalistica e saggistica. E’ stato responsabile delle pagine culturali dell’”Espresso” e collabora a “La Repubblica”. Come saggista, è una delle voci più autorevoli degli studi sul mondo ebraico e sull’Europa centro-orientale. Ha pubblicato: La scelta di Abramo. Saggio sulle identità ebraiche (Bollati Boringhieri 2006, 2020); con Massimo Livi Bacci e Mauro Martini, Civiltà dell’Europa orientale e del Mediterraneo (Longo 2001); con Zygmunt Bauman, L’ultima lezione (Laterza 2018); ha curato con Bruno Manfellotto e Gigi Riva quattro volumi dedicati alla storia del Sessantotto (Gedi 2018).

Il Premio Letterario Internazionale Ceppo è realizzato con il patrocinio del Ministero della Cultura, con il sostegno del Consiglio regionale della Toscana (Festa della Toscana), del Comune di Pistoia, del Comune di Firenze, della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e della Fondazione Chianti Banca, in collaborazione con Giunti.

Ceppo – Motivazione di PFI a Michele Cocchi vincitore del Premio Ceppo Selezione Proposte 2006

6 Gennaio 2023

Michele Cocchi, pistoiese classe 1979, è scomparso il 31 dicembre, lasciando molti dei suoi amici e conoscenti sorpresi e addolorati. Aveva vinto il Premio Ceppo Selezione Proposte 2006


Era uno psicoterapeuta dell’infanzia e dell’adolescenza, e anche nella scrittura si rifletteva il suo mondo di esperienze e conoscenze dell’età giovane. Nel 2006 ha vinto il Premio Ceppo Selezione Proposte con il racconto La bambina dagli occhi di vetro: come scrive Paolo Fabrizio Iacuzzi nella motivazione riportata qui sotto, Michele Cocchi è stato fino ad allora (ma forse anche in seguito nella storia del premio) il più giovane scrittore a vincere il Premio Ceppo Selezione Proposte. E quello fu anche il primo premio da lui vinto: un grande talento narrativo che fin da allora emergeva. Il racconto era stato pubblicato dalla rivista pistoiese “Paletot” diretta da Massimo Baldi che negli anni ha contribuito a far conoscere e promuovere la letteratura a Pistoia e non solo.

Nella 50esima edizione del Ceppo, l’ultima della seria storica del Premio Nazionale Ceppo (presidente Leone Piccioni, Direttore artistico Paolo Fabrizio Iacuzzi) la terna finalista era composta da:Luigi Scardigli, “Giù a Nord. Lentamente”, Etruria editrice, Pistoia; Michele Cocchi, “La bambina dagli occhi di vetro”, pubblicato dalla rivista “Paletot” (Pistoia, anno I, n. 3, marzo 2004); Maria Beatrice Genovesi, “La cordata della memoria”, Editoriale Sometti. Vinse la Genovesi per un soffio su Cocchi. A questo proposito scrive Paolo F. Iacuzzi (dal Programma della 50esima edizione): “Michele Cocchi, Maria Beatrice Genovesi e Luigi Scardigli saranno votati da una giuria di giovani lettori, non prima di aver dato prova delle loro passioni intellettuali. Che senso ha continuare a ricordare i campi di sterminio sessant’anni dopo? Esiste ancora una differenza di caratteri e figure fra Nord e Sud d’Italia nella narrativa? Il racconto ha a che fare piuttosto con la poesia e il ritmo e con la pittura e il colore?”. Quest’ultima notazione sul rapporto tra racconto poesia e pittura era proprio quanto proponeva la scrittura del racconto di Cocchi.

Nel 2018 Michele si è aggiudicato la sezione narrativa del Premio Comisso (nella Giuria, tra gli altri c’è Benedetta Centovalli, giurata anche del Premio Ceppo) con La Casa dei bambini (Fandango, 2017). Nel 2020 è uscito Us(Fandango), confermando la sua vocazione al racconto di storie legate al mondo giovanile, tratteggiato nella sua complessità e in tutta la sua fragilità.

Con la sua scomparsa è venuto meno quello sguardo lucido e acuto e pieno di umana consapevolezza, uno sguardo che Cocchi aveva costruito in tanti anni di impegno sul lavoro con i bambini e sulle parole, riuscendo a rovesciare in letteratura un’esperienza vissuta fino in fondo con responsabilità e adesione.


Motivazione di Paolo Fabrizio Iacuzzi

Michele Cocchi, classe 1979, non è solo il più giovane partecipante di questa edizione ma è forse il più giovane scrittore selezionato per il Ceppo Proposte nella sua trentennale storia.

Questo valga a sottolineare come, al contrario, la scrittura di Cocchi non abbia niente di giovanilistico e cannibalesco, pur accennando a un fatto sconcertante: il presunto incesto di un padre nei confronti della piccola figlia autistica. La voce di Cocchi, che è studente di Psicologia all’Università, tratta  questo caso con tragico distacco, e si nutre più di sospensione della verità che di verità già pronta.

Il suo racconto ha già la potenza espressiva di colui che sa tessere una trama semplice nell’ordito ma dal ricamo difficile. Lo stile asciutto e rastremato, fino a farsi snervante per il segreto insopportabile che man mano viene alla luce,  fa della paratassi un’arte della miniatura smaltata in un segreto silenzioso, detto e non detto, sullo sfondo di una televisione accesa sulla quale scorre il contraltare, ben più insopportabile, della pubblicità.

Così tra reale e assurdo, fissità e movimento, “luce coatta” (per dirla con Celan) e in movimento, fra colori “invetriati” e plastiche fuse, tra un quadro di Vermeer e un’istallazione di Bill Viola, la cecità diviene metafora di doppie cecità, che non risparmiano nessuno. Tutto  il racconto si gioca infatti su quegli “occhi di vetro” che il titolo centra.  La doppia cecità della bambina che, al limite dell’afasia, si dondola su se stessa tirando in alto una macchinina e che non vede più nulla ma che “forse ha già visto tutto”. La doppia cecità della madre, cui il trucco impasta gli occhi quando si scioglie in pianto dopo il referto della presunta violenza, ma che non ha nemmeno il ricordo preciso e consolatorio del suo passato di bambina, perché la memoria è intrisa di oblio. La doppia cecità del marito, che tutto questo complotto del destino ignora, o che forse finge di ignorare e che non sa niente dell’imminente perdita della bambina e della donna, che ha deciso di portare la figlia altrove.

Alla fine, che cosa resta di questo labirinto senza scampo, fra Becket e Bernardt, dal quale una voce femminile e impietosa non ci lascia evadere? Resta il nostro essere frugati dentro le nostre stesse certezze morali, così come la telecamera di Cocchi fruga fra oggetti ed elettrodomestici nella casa, su cui grava una tragedia più grande di noi e che alla fine ci lascia più nudi che increduli.

“Peste e Guerra” – Intervista di Linda Meoni su “La Nazione” 10 dic 2022

10 Dicembre 2022

“Quando si scrive poesie non si soffre”. “Peste e guerra” è l’ultimo libro di Iacuzzi, raccolta di versi dal 1982 al 2022: “Molti sono dedicati ai miei maestri, e anche a Luca Iozzelli”. Intervista di Linda Meoni, “La Nazione2, 10 dicembre 2022.


La poesia non chiede comprensione. Chiede trasporto, interrogazione continua della verità, per avvicinarsi almeno un po’ a un’idea di salvezza. E il poeta? È come se fosse attraversato da un virus: “Uno scrive perché si ammala. Quando arriva la poesia, tu ne subisci l’influenza, è un altro che parla. E’ una dimensione del silenzio perché, quando si scrive, non si soffre. Il momento dello scrivere è un momento di grazia, di guarigione”. L’occasione della riflessione per Paolo Fabrizio Iacuzzi, poeta ed editor nonché direttore del Premio letterario Ceppo, la offre il suo nuovo libro “Peste e guerra. La poesia non salverà la vita” (Interno poesia, 2022), raccolta di versi scelti prodotti nel periodo 1982-2022 più alcuni inediti – come ‘Requiem’, dedicata a Luca Iozzelli –, che si arricchisce di un’ultima parte in forma d’intervista fiume condotta da Michele Bordoni a Iacuzzi.

Questo libro raccoglie quarant’anni di poesia: è per lei un bilancio?

“Lo chiamerei rilancio. Una messa in piega dei propri versi cercando quelle chiavi che possano aprire a una loro comprensione. Spesso si guarda il libro, ma non la successione dei temi che ricorrono. Come lo è per me la bicicletta, ora reale – perché la mia poesia nasce sempre da un’esperienza specifica –, ora no, al punto di parlare quasi di autofiction. Dentro ci sono tante poesie dedicate ai miei maestri, Guccini, Bigongiari, Carifi, Giudici. C’è Luca Iozzelli, che io trasformo in un mio alter ego, il signore del Ceppo”.

Quanto è difficile scrivere e fare libri, in particolare poesia?

“Chi scrive ha bisogno di trovare la propria voce. Io prima di aver fatto certe esperienze che hanno rivoluzionato la mia vita non ero pronto. Penso a quella in Caritas nel 1989, dove rimasi per due anni: da lì ho tratto un’umanità corale, un senso degli ultimi che prima non possedevo. E poi serve tempo, anche il montaggio è importante, è il risultato di una costruzione che si compie dentro di te. Una singola poesia per me ha significato soltanto se è dentro una cornice. Del resto Pistoia è la città dei racconti e della poesia in forma di racconto. Ne sono la prova le cento figure del Fregio, l’Altare d’argento in Duomo, il Pulpito di Sant’Andrea… Pistoia è la città delle narrazioni in poesia. In un mio libro futuro mi piacerebbe per esempio attraversare l’Altare d’argento, compiere un processo utile a inquadrare il mio vissuto. La poesia pensa, diceva Bigongiari, ovvero la poesia è un’esperienza sensibile e corporale. È un corpo a corpo con la mia vita, con la realtà, con gli altri che ti entrano dentro e tu elabori questa intersezione che si genera”.

A proposito di libri da scrivere, c’è già qualche indizio sul prossimo, il settimo…

“Immagino che si chiamerà ‘Fiabucce’ per sottolineare l’impossibilità di edificare delle favole. Sono l’occasione per riattraversare questa pandemia sotto gli occhi dell’infanzia e degli adulti, raccontando anche la speranza. Ecco, in qualche modo sta qui la salvezza: nella stessa sopravvivenza”.

Premio Bigongiari Arte Luce Poesia a PFI – 13 dicembre 2022 c.s.

9 Dicembre 2022

MILANO – A “Peste e Guerra” il nuovo Premio Bigongiari Arte Luce Poesia istituito dall’artista Marco Nereo Rotelli 13 dicembre 2022 18:30 – Studio Art Project Via M.F. Quintiliano 24/A Milano


Ricordare attraverso un Premio la figura di Piero Bigongiari è rendere omaggio a uno dei più grandi poeti del Novecento, con la sua decisiva forza creativa e la sua sapienza critica, che ne fecero anche un lettore straordinario di poeti e movimenti poetici, come Leopardi e Ungaretti. Ma un aspetto forse non sempre puntualizzato è che Bigongiari fu anche un raffinato studioso d’arte, soprattutto a lui è da far risalire la ‘scoperta’ e la valorizzazione del Seicento pittorico fiorentino, o l’attenzione ad artisti novecenteschi come Morandi o Morlotti, tanto che la sua casa divenne anche un prezioso patrimonio di opere d’arte. Ma nella sua generosa e sapiente analisi dell’arte sua contemporanea, ci fu anche attenzione per giovani artisti, uno di questi fu senz’altro Marco Nereo Rotelli, con il quale stabilì un rapporto virtuoso, pressoché amicale, fatto di numerosi incontri e di comuni progetti. Lo stesso Rotelli si è fatto promotore di iniziative finalizzate a perseguire lo studio e il ricordo dell’opera del poeta fiorentino: rientra in questo ambito il Premio intitolato “Piero Bigongiari. Arte Luce Poesia”, da assegnare annualmente a due poeti che, con i loro libri, abbiano evidenziato forza linguistica e creativa uniche nel rapporto tra poesia e pensiero, a prescindere dai legami da loro avuti con lo stesso Bigongiari, o, nel caso di giovani poeti, non avendolo neppure conosciuto.

La prima edizione si svolgerà il 13 dicembre 2022, giorno di Santa Lucia, giorno della luce, a Milano presso lo studio di Art Project dello stesso Marco Nereo Rotelli, denominato il “Maestro della luce”, e verranno premiati Paolo Fabrizio Iacuzzi e Loretto Rafanelli, poeti che hanno dato lustro e sostanza alla poesia italiana attuale con i loro recenti libri: Iacuzzi con l’antologia Peste e guerra (Interno Poesia) e Rafanelli con la raccolta A ogni stazione del viaggio (Jaca Book). Peraltro i due poeti sono stati in relazione con Piero Bigongiari, il primo curando molti suoi libri e promuovendo il suo magistero con il Premio Internazionale Ceppo, il secondo riconoscendone il ruolo di Maestro e contribuendo alla diffusione della sua poesia.

Nell’ambito dell’evento dedicato alla figura di Piero Bigongiari, oltre alla Sezione Poesia, viene dedicato uno spazio anche al binomio Poesia e Musica, con un Premio Speciale da assegnare a un musicista che ha compiuto nelle proprie composizioni una profonda ricerca rispetto non solo ai suoni ma anche ai testi. Per questa prima edizione il riconoscimento va ad Alberto Fortis (già vincitore quest’anno del Leone d’oro alla carriera per meriti artistici), in quanto, oltre alla necessaria attenzione alla sua luminosa attività, nel disco “Fragole infinite”, esprime un livello artistico molto alto, con una virtù compositiva unica e un prezioso legame con la tradizione musicale, ciò attraverso la lezione sempre attuale dei Beatles, specie alla celeberrima Strawberry Fields Forever.

Il Premio consiste nella consegna di un’opera di Rotelli, pensando che la stessa manifestazione divenga annualmente una sorta di festa della poesia, con la partecipazione di poeti, di amici del grande fiorentino, di addetti ai lavori, di pubblico amante della poesia.

La serata sarà introdotta da Marco Nereo Rotelli e dal critico Luca Cantore D’Amore, seguiranno gli interventi degli artisti. Premierà Roberto Mussapi, che di Bigongiari è uno dei poeti che più da vicino ha raccolto e proseguito la sua eredità.


Vincitori Poesia Edizione 2022

PAOLO FABRIZIO IACUZZI Per il libro “Peste e guerra. La poesia non salverà la vita” (Interno Poesia)

LORETTO RAFANELLI Per il libro “A ogni stazione del viaggio” (Jaca Book)

ALBERTO FORTIS Premio Speciale Musica & Poesia per il disco “Fragole infinite”


Intervengono

Roberto Mussapi, Luca Cantore D’Amore, Marco Nereo Rotelli

rsvp: art.project@marconereorotelli.it

Ceppo 2022 – 18 novembre – Pasolini e i Giovani – I vincitori e i giudizi

19 Novembre 2022

Premio Ceppo Einaudi Pasolini e i Giovani. Motivazioni ed estratti dalle lettere


Dela Mar William (4CS Sabina Candela)

Esprime convintamente la sua ammirazione per PPP, ma al tempo stesso riconosce con sincerità la distanza che lo separa dall’insegnamento che ne ha ricavato.

Ho riflettuto molto dopo aver letto in classe alcuni passi tratti dalle “Lettere luterane” e son giunto alla consapevolezza di aver messo tante volte da parte i miei valori, di non aver preso tante volte posizione per valorizzare ciò che era giusto, perché non ne ho avuto il coraggio… Ho preferito seguire gli altri come una foglia che si lascia trasportare dalla corrente conformista del torrente. Caro Pasolini, io incarno l’opposto del tuo lascito. Mi sta bene così al momento, perché non mi identifico in niente, quindi sì, mi lascio trasportare perché è la soluzione più semplice!


Baldi Eleonora (4CS Candela)

Mette bene a frutto la lettura di PPP, ricavandone in particolare l’indicazione di cercare l’autenticità e di opporsi al conformismo

Vorrei iniziare con “Caro Pasolini”, ma sarebbe troppo banale vista l’importanza della persona a cui mi sto rivolgendo… abbiamo potuto conoscere il tuo pensiero riguardo alla condizione dell’uomo in una realtà dominata dal consumismo, ma soprattutto dal conformismo…Sarebbe, quindi, meglio, come affermi, ricercare la verità incontaminata presente dentro il cuore di ogni individuo, esplorare la realtà in cerca della sua autenticità, senza accontentarsi delle facili certezze.


Paoli Alessia (5AS Luciana Pellegrini)

A partire dalla scrittura di  PPP pone con forza e passione. alle istituzioni e a chi le rappresenta,  la richiesta di giustizia.

Caro Pier Paolo Pasolini, Abbiamo letto e riflettuto sulle tue “provocazioni”, ci ha colpito il modo pacato con cui sapevi essere pungente.  Sei un esempio di vita per tutti noi ragazzi, a cui ti sei spesso rivolto, dimostrandoci interesse e considerazione. I “perché?” che hai posto sono ancora oggi oggetto di discussione. PERCHÉ la giustizia è così lenta e a volte vergognosa? Io rimango sempre più delusa, ma come molti altri giovani non mi perdo d’animo e lotto affinché sia fatta giustizia. Anche a te, perché a distanza di quarantasette anni dalla tua scomparsa, ancora NON TI È STATA FATTA GIUSTIZIA.


Flori Matilde, Massai Rachele, Meles Alessia(5BS Giacomo Trinci) 

La lettera è frutto di un lavoro di gruppo che dimostra di aver saputo leggere il pensiero di PPP anche alla luce dei profondi cambiamenti subentrati nella società italiana dagli anni Settanta a oggi

Caro Pasolini, il mondo oggi non è come avresti voluto. Il tuo disaccordo con il mondo televisivo si sarebbe sicuramente esteso al mondo di internet e dei social; sono mezzi particolarmente utili, ma il punto è che, come accade molto spesso, non vengono utilizzati nel migliore dei modi. Molte persone ne sono diventate addirittura dipendenti e ci stiamo avvicinando ad una specie di regressione di massa, che prevede il raggiungimento di un unico pensiero, un pensiero che debba essere compreso e accettato da tutti, che non renda accettabili altri punti di vista, altre opinioni. Libertà non significa prendere come punto di riferimento ciò che la maggior parte delle persone reputa giusto. Libertà è accettazione, l’accettazione di ciò che va oltre al nostro naso e, per nostro dispiacere, anche l’accettazione di chi non è in linea con le nostre idee


 Lisa Baldi (Luciana 5AS )

Esprime con efficacia l’attualità degli interrogativi pasoliniani, in particolare riferendoli alla  situazione della sanità pubblica italiana

A distanza di quasi mezzo secolo dall’articolo “Perché il processo”, i perché sui quali ci interroghiamo sono ancora gli stessi. I cittadini italiani vogliono ancora consapevolmente sapere PERCHÉ figure fondamentali per garantire la salute -psicologi, psichiatri, psicoterapeuti- e relative cure e farmaci abbiano un prezzo talmente alto da obbligare le persone in condizioni economiche medio-basse a rinunciare a percorsi farmacologici o psicologici che potrebbero garantire loro di stare bene

Ceppo 22 – 18 novembre – Pasolini e i Giovani – Saggio dei ragazzi dell’Istituto Einaudi c.s.

18 Novembre 2022

“PASOLINI E I GIOVANI” Il progetto educativo del Premio Ceppo – Istituto Einaudi che rilancia Pistoia come città che legge e scrive


Nella mattinata di venerdì 18 novembre 2022, al Piccolo Teatro Mauro Bolognini di Pistoia, grazie alla stretta sinergia tra il Premio Internazionale Ceppo e l’Istituto Professionale Luigi Einaudi, si è svolto il momento conclusivo del progetto educativo “Pasolini e i Giovani”, ideato e diretto dal poeta e educatore Paolo Fabrizio Iacuzzi (presidente del Premio Internazionale Ceppo), alla presenza di un pubblico di oltre 250 tra studenti e insegnanti delle scuole di secondo grado di Pistoia.

Dopo i saluti di Benedetta Menichelli (assessore alla Cultura e all’Istruzione del Comune di Pistoia) e di Elena Pignolo (dirigente scolastica dell’Istituto Einaudi e dell’Istituto Pacinotti-De Franceschi), è stato messo in scena il saggio multimediale con scrittura e lettura scenica intitolato I giovani scrivono a Pasolini. Lettere degli studenti dell’Istituto Einaudi di Pistoia. Protagonisti sono stati gli studenti delle classi VA S, VB S e IVC S, con il coordinamento didattico di Sabina Candela e Luciana Pellegrini, il coordinamento scientifico di Giacomo Trinci (poeta e critico Premio Ceppo nel 2006) e il coordinamento teatrale di Filiberto Segatto, giurato del Premio Ceppo.

Alla fine della mattinata i migliori elaborati sono stati premiati, per il Premio Laboratorio Ceppo Giovani Pasolini, con buoni libro della “Libreria Lo Spazio Pistoia”, offerti dalla Fondazione Caript e dall’Istituto Einaudi. I ragazzi vincitori sono i seguenti: Eleonora Baldi e William Dela Mar Loreno (IVC S), Alessia Paoli e Lisa Baldi (VA S), Matilde Flori, Rachele Massai e Alessia Meles (VB S). Ecco alcune citazioni: “Caro Pasolini, io incarno l’opposto del tuo lascito. Mi sta bene così al momento, perché non mi identifico in niente, quindi sì, mi lascio trasportare perché è la soluzione più semplice!” (W. Dela Mar); “Vorrei iniziare con ‘Caro Pasolini’, ma sarebbe troppo banale vista l’importanza della persona a cui mi sto rivolgendo. Sarebbe meglio, come affermi, ricercare la verità incontaminata presente dentro il cuore di ogni individuo, esplorare la realtà in cerca della sua autenticità, senza accontentarsi delle facili certezze.” (E. Baldi); “Caro Pier Paolo Pasolini, io rimango sempre più delusa, ma come molti altri giovani non mi perdo d’animo e lotto affinché sia fatta giustizia.” (A. Paoli); “Caro Pasolini, il mondo oggi non è come avresti voluto. Il tuo disaccordo con il mondo televisivo si sarebbe sicuramente esteso al mondo di internet e dei social; sono mezzi particolarmente utili, ma il punto è che, come accade molto spesso, non vengono utilizzati nel migliore dei modi.” (M. Flori, R. Massai, A. Meles); “A distanza di quasi mezzo secolo dall’articolo “Perché il processo”, i perché sui quali ci interroghiamo sono ancora gli stessi. I cittadini italiani vogliono ancora consapevolmente sapere PERCHÉ figure fondamentali per garantire la salute -psicologi, psichiatri, psicoterapeuti- e relative cure e farmaci abbiano un prezzo talmente alto da obbligare le persone in condizioni economiche medio-basse a rinunciare a percorsi farmacologici o psicologici che potrebbero garantire loro di stare bene” (L. Baldi).

Del progetto educativo, che ha la supervisione del prof. Roberto Carnero dell’Università degli Studi di Bologna, verrà dato ampio risalto a livello pedagogico-didattico e scientifico-divulgativo sia in relazione alle buone pratiche del fare scuola sia in relazione all’acquisizione critica di Pasolini da parte delle giovani generazioni. Il progetto è stato portato avanti dal Premio Internazionale Ceppo con l’Istituto Einaudi attraverso vari passaggi: 1. L’introduzione alla figura di Pasolini in classe da parte dei docenti Candela, Pellegrini e Trinci; 2. L’incontro con Roberto Carnero e Massimo Lugli; 3. La lettura in classe e in autonomia di alcuni testi pasoliniani; 4. La stesura da parte degli allievi interessati, individualmente o a piccoli gruppi, di alcune “lettere” a Pasolini, per verificare se e come parli ancora ai giovani d’oggi e come loro possano “parlare” a lui; 5. La teatralizzazione dei testi scritti, con l’aggiunta di video e musiche; 6. Il saggio multimediale conclusivo, rivolto agli studenti e ai docenti dell’Istituto Einaudi e non solo.

Si è concluso così anche l’“Omaggio a Pier Paolo Pasolini” che il Premio Internazionale Ceppo e il Festival del Giallo Pistoia avevano organizzato il 3-4 marzo 2022. In particolare, i ragazzi dell’Istituto Professionale Einaudi avevano letto brani selezionati dalle opere di Pasolini e dialogato con Roberto Carnero (Pasolini. Morire per le idee, Bompiani) e Massimo Lugli (Il giallo Pasolini, Newton Compton), dimostrando interesse e capacità di porre domande autentiche e necessarie. Un incontro molto bello e un momento di imprescindibile formazione.

Dichiarazione di Paolo Fabrizio Iacuzzi e Filiberto Segatto (Premio Ceppo): Il Premio Ceppo prosegue e consolida il proprio impegno nella formazione educativa delle giovani generazioni con il progetto “Pasolini e i Giovani”, che è stato portato avanti con un metodo fortemente innovativo grazie alla collaborazione con una scuola d’eccezione come l’Istituto Einaudi di Pistoia, che ha visto nel dirigente scolastica un ampio e caloroso sostegno e negli insegnanti un grande entusiasmo oltre che una notevole preparazione scientifica e pedagogica. Le valenze didattiche e educative del progetto sono state: l’approccio a uno degli autori più importanti del secondo Novecento che normalmente non viene affrontato nei programmi dell’ultimo anno di corso delle superiori; la molteplicità dei metodi adottati: ascolto attivo della conferenza iniziale, lezione frontale, lettura autonoma, scrittura individuale o in piccoli gruppi, lettura scenica; il passaggio dalla scrittura e lettura in classe alla resa dei testi sul palcoscenico, che ha coinvolto gli studenti che non avevano avuto in precedenza esperienze teatrali e ha richiesto quindi diversi incontri pomeridiani per mettere a punto la lettura scenica: questo ha consentito di affinare la loro capacità di lettura ad alta voce, di porsi il problema di leggere per un pubblico numeroso in modo efficace; di mettersi alla prova superando timidezze e incertezze grazie alla condivisione del lavoro a gruppo allargato di quindici lettori in scena. Un grande risultato per la scuola a Pistoia e non solo.

Dichiarazione di Elena Pignolo e Giacomo Trinci (Istituto Einaudi): L’Istituto Einaudi esprime una grande soddisfazione per la riuscita del progetto educativo diretto dal Premio Ceppo. La scuola si è fatta luogo di promozione culturale nel territorio, sollecitando nei giovani l’interrogazione viva sull’opera di Pasolini e riportando al presente, nella scuola di oggi, la sua figura. Gli studenti hanno avuto un’opportunità formativa unica nel suo genere che, facendo leva sull’impatto emotivo determinato nei ragazzi dalla singolarità e forza della produzione artistica di Pasolini e dal carattere fortemente interlocutorio ad alta temperatura pedagogica dei suoi scritti, ha consentito loro non soltanto di avvicinarsi alla conoscenza dell’autore attraverso l’esplorazione di differenti linguaggi e generi (cinematografico, epistolare, poetico), ma anche di misurarsi con la propria capacità creativa. L’incontro con i testi di Pasolini ha riguardato in particolare la lettura di brani dalle Lettere luterane. Quindi gli studenti sono passati alla produzione e stesura in proprio di lettere, pagine di diario, suggestioni varie che provenivano da questo “dialogo a distanza” con l’autore, permettendo loro di presentare acute riflessioni sulla condizione dei giovani oggi. Sono stati infine selezionati i testi più “teatralmente efficaci”, allestendo una piccola forma drammaturgica che ha visto nei ragazzi un grande impegno, accolto con grande soddisfazione dal pubblico.

La 66 edizione del Premio Letterario Internazionale Ceppo 2022, il primo premio italiano dedicato al racconto, diretto e presieduto da Paolo Fabrizio Iacuzzi, si è svolta a Pistoia dal 4 marzo al 18 novembre 2022. Numerose come ogni anno sono state le iniziative che hanno composto il programma, reso possibile grazie al patrocinio del MIBAC, alla compartecipazione del Consiglio regionale della Toscana (Festa della Toscana) e del Comune di Pistoia, al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e Chianti Banca, con il contributo di Berni Pistoia Ceramica, Giorgio Tesi Group, Associazione Amici di Leone Piccioni.

Firenze-Pistoia, Presentazione di “Peste e Guerra”

6 Novembre 2022

 FIRENZE – Palazzo Medici Riccardi – Via Cavour
GIOVEDì 10 NOVEMBRE ORE 17.30
Filiberto Segatto e Michele Brancale 

PISTOIA – Libreria Lo Spazio – Via Curtatone e Montanara 20
VENERDì 11 NOVEMBRE ORE 18.00
Filiberto Segatto e Augusto Iossa Fasano

presentano il libro di

Paolo Fabrizio Iacuzzi
PESTE E GUERRA
La poesia non salverà la vita 
(Interno Poesia 2022)

Giovedì 10 novembre 2022, nella Sala Oriana Fallaci di Palazzo Medici Riccardi (con ingresso in via dei Ginori 8, alle ore 17.30, la consigliera delegata alla Cultura Letizia Perini, Filiberto Segatto e Michele Brancale presentano, con l’autore, il nuovo libro dello scrittore.

Venerdì 11 novembre 2022, nella Libreria Lo Spazio di Pistoia, alle ore 18.00 l’assessore alla Cultura e all’Istruzione di Pistoia Benedetta Menichelli, Filiberto Segatto e Augusto Iossa Fasano presentano, con l’autore, il nuovo libro dello scrittore.

Poesia come malattia virale, rivolta e ribellione del linguaggio alle imposizioni di potere che lo attanagliano. Ma anche poesia come storia sotterranea degli esclusi, dei vinti, dei sommersi, dei diversi, dei caduti in mare a poche miglia dalla meta. Come il timoniere di Enea, Palinuro, la sua tomba inquieta: come Io, la ninfa che si “leva” e si staglia contro la violenza che la calpesta. “Peste e Guerra. La poesia non salverà la vita” è l’inedito viaggio con una bicicletta Bianca, immagine di resistenza o meglio di resilienza di una scrittura poetica nell’arco di quarant’anni: dalla guerra di Bosnia a quella dell’Ucraina, dall’Aids al Covid-19, dalla violenza alla discriminazione sessuale. Paolo Fabrizio Iacuzzi concepisce la sua bicicletta come fosse la nave Argo, assemblando e smantellando brandelli della sua poesia e della sua esperienza intellettuale, trasfondendo il suo sangue e quello della sua famiglia dentro la Storia: una sorta di autofiction epica e corale. Un libro Arlecchino, un libro Frankenstein: una prima parte composta da versi scelti dalla vasta produzione di uno dei maggiori poeti della sua generazione e una seconda che mette in scena il dialogo con il suo interlocutore-curatore-inquisitore, il giovane poeta Michele Bordoni. Non un monologo, non la storicizzazione di una carriera poetica giunta al suo punto di massima altezza. Semmai una restituzione al mondo della voce che, prima inspirata, viene ora espirata nella condivisione e nel contagio dei valori della poesia, del potere delle immagini e della forza dei colori. Una celaniana “svolta del respiro” che non salverà la vita solo perché il suo compito è quella di renderla possibile.
 

 

Tribunale delle Ortensie

Giorni vicini al solstizio d’estate. Nel Piano di Furia
sedato dal dolore. E lui in piedi davanti al tribunale
delle Ortensie. Baffi arricciati in su per inquisire. Così
è arrivata la bella stagione. Col puntaspilli alle spalle.

Ficcate nel suolo le Annabelle. Le bianche idrangee
femmine in questo contesto. Quelle belle porzioni
di cervello issate sulle spade. Intelligenze franate
lungo la ringhiera del bastione che ora si affolla.

Per giudicare il corpo. Quel suo corpo infilzato da
spade. Per apporvi bucato il cartamodello da sarto
col bisturi e fili. Discendendo lui da antichi cerusici.

Per quelle tavole di anatomia che avrebbe redatto
con dovizia imposta da parole. Ortensie immense
assise al fuoco. All’ombra del vecchio cerro malato.

Palinuro Mariupol

Palinuro l’amico d’infanzia. Trasfuso in noi
per virus nasale. Se il nocchiero per teatro
si cela dentro un anagramma. Per questo
nuovo esodo col grande caduto insepolto.

Fosse comuni e lapidi non scritte. Mai erette
nella terra nuda. Grigioverde senza le toppe
di colore. Taras Bulba tornato dopo la peste
per il tempo dell’Apocalisse. Per i trent’anni

di stragi dalla Bosnia. Per le donne che una
dice la violenza ci spezza. Ma nascondiamo
il computer con la foto del nostro amore.

Col nostro cuore indomito. Mentre passa lei.
E Frida già trasfonde il sangue dal cartellone
per tutti. Sommersi nel teatro di Mariupol.

“Si capiva fin da subito che l’intervista si fosse già trasformata in qualcosa di più, quasi in un teatro dove le figure dei due personaggi diventano altro, protagonisti di una tela o di un quadro d’antan.” (Michele Bordoni, dall’introduzione)

“Nonostante il volume sia composto di testi selezionati dalle sei precedenti raccolte, alle quali si aggiunge una settima sezione inedita, non è tuttavia un’antologia. A tutti gli effetti è, invece, una nuova rapsodia epico-lirica, che fa tutt’uno con prefazione e dialogo e che, perciò, rinnova e dilata fino all’auto-epistemologia il modo di costruzione del libro e lo stile compositivo del verso, tipici da sempre dell’autore pistoiese.” (Gabrio Vitali, “Il Manifesto”) 

“Componimento unico, unico ecosistema ogni volta straziato e consolato; fotografia d’un moto incoercibile che i versi ha sbriciolato in trucioli crepuscolari, in cesure-punti-cicatrici, reso le parole e i sintagmi tessere di mosaico recuperate ai fanghi del tempo, alle distruzioni, alle rovine, alle infamie della vicenda umana, e rimontate sbieche. Qui si va avanti a frasi mozze come colpi di vanga che scavano la fossa, per la sepoltura e/o per la riesumazione, per tutte e due le cose insieme.” (Angelo Airò Farulla)

“La tensione gnoseologica fondamentale della poesia di Iacuzzi possiede sempre una sfumatura metafisica, per cui la reale risoluzione delle diversità sociali è possibile soltanto nell’eschaton, nei tempi ultimi. Metafisico e a tratti surrealistico è il linguaggio che, ancora, cresce sul contrasto e sulla diffrazione.” (Alberto Fraccacreta, SuccedeOggi) 

“Si tratta di una sorta di unicum, di un procedimento personalissimo e anomalo, le cui ascendenze storiche e letterarie diventano di non sempre facile decrittazione, ricche come sono di criptocitazioni, quasi si trattasse di un elenco di geroglifici che solo un illuminato Champollion sarà in grado di interpretare tramite la rivelazione della stele di Rosetta.” (Pasquale Di Palmo, “Ytali”)

Paolo Fabrizio Iacuzzi vive tra Firenze e Pistoia, dov’è nato nel 1961. Nel 1996 ha pubblicato Magnificat (I Quaderni del Battello Ebbro); nel 2000 Jacquerie (Nino Aragno Editore); nel 2005 Patricidio (Nino Aragno Editore); nel 2008 Rosso degli affetti (Nino Aragno Editore); nel 2016 Pietra della Pazzia (Giorgio Tesi Editore); nel 2018 Folla delle vene. Il museo che di me affiora (Corsiero Editore); nel 2020 Consegnati al silenzio. Ballata del bizzarro unico male (Bompiani Editore). La silloge Fiabucce per una madre è pubblicata nell’antologia Sospeso respiro. Poesia di Pandemia, a cura di Gabrio Vitali (Moretti & Vitali 2021). È presente in diverse antologie ed è tradotto in altre lingue; nel 2021 è stata pubblicata in francese la sua antologia Le Pavillon vert et autres poèms (Voix Vives – Al Manar). Sito web: http://www.paolofabrizioiacuzzi.it

Ceppo 22 – 22 ottobre – Ceppo Bolognini Premiazione delle recensioni

24 Ottobre 2022

PREMIO CEPPO GIOVANI MAURO BOLOGNINI LETTERATURA E CINEMA – SECONDA EDIZIONE.  “ACCATTONE”, “LA VITA BALORDA”  e “LA NOTTE BRAVA” NELLE RECENSIONI DEI RAGAZZI – TUTTI I VINCITORI


Si è svolto sabato pomeriggio 22 ottobre, all’interno del Bolognini Film Festival 2022, la cerimonia di premiazione delle migliori recensioni degli studenti di alcune scuole secondarie della provincia di Pistoia aderenti alla seconda edizione del Premio Ceppo Giovani Mauro Bolognini Letteratura e Cinema, istituito grazie a una grande sinergia tra il Premio Letterario Internazionale Ceppo, presieduto e diretto da Paolo Fabrizio Iacuzzi, e il Centro Mauro Bolognini di Pistoia, presieduto da Roberto Cadonici.

Il progetto educativo ha coinvolto studenti delle scuole secondarie di secondo grado del territorio, e in particolare vi hanno partecipato le classi 3B e 4B del liceo scientifico Amedeo di Savoia di Pistoia, guidate dalla prof. Edoarda Scaccia, e la 4E Turistico dell’Istituto Capitini di Agliana, guidata dalla prof. Tamara Lo Bianco.

Coordinato da Filiberto Segatto (giurato del Premio Ceppo) ha inteso promuovere lo studio dei rapporti tra Letteratura e Cinema a partire dalla figura e dall’opera di Mauro Bolognini (1922-2001) per celebrare quest’anno il centenario della nascita non solo del grande regista (uno dei principali autori toscani a portare sul grande schermo la grande letteratura italiana con una lettura della società italiana) ma anche di Pier Paolo Pasolini.

Dopo alcuni incontri introduttivi sulla figura e all’opera di Pasolini, nonché alle caratteristiche fondamentali del linguaggio cinematografico di Pasolini e Bolognini, gli allievi hanno assistito alla visione guidata di Accattone (Pasolini, sceneggiatura e regia, 1961) e di due film di Bolognini, La notte brava (Pasolini sceneggiatura, Bolognini regia, 1959) e La giornata balorda (tratto da racconti di Moravia, Pasolini sceneggiatura, Bolognini regia,1960). Agli allievi è stato poi affidato il compito di scrivere delle recensioni incentrate sul confronto tra i testi letterari di partenza, da loro letti autonomamente, e i film da essi ricavati, in modo da evidenziare corrispondenze e differenze tra il linguaggio scritto e quello visivo.

Tra i molti elaborati, ne sono stati scelti e premiati otto, che si segnalano in particolare per la loro pertinenza ed efficacia, ma la partecipazione di tutti gli allievi e il lavoro delle loro insegnanti sono stati di notevole impegno e hanno consentito di sviluppare e concludere con successo il progetto. La Giuria Ceppo-Bolognini, presieduta da Carlotta Bolognini (regista, nipote di Mauro e figlia del produttore cinematografico Manolo), è composta da: Gabriele Cecconi (direttore del Bolognini Film Festival 2022), Filiberto Segatto (regista e formatore teatrale), Roberto Cadonici e Paolo Fabrizio Iacuzzi. I ragazzi sono stati premiati con buoni-libro da spendere alla Libreria Giunti al Punto di Pistoia.

I vincitori sono i seguenti. Per il Liceo Scientifico “Amedeo di Savoia duca d’Aosta” di Pistoia: Bianca Abbri, Gioia Campioni, Sara Cecconi, Sofia Ciatti, Anna Ducceschi, Silvia Mancini, Carlotta Migliori. Per l’ITSE “Aldo Capitini” di Agliana: Ginevra Gori.

Ecco alcune frasi emblematiche tratte dalle recensioni. Per Accattone: “È proprio la musica ad innalzare Accattone come povero Cristo dalla miseria in cui lui e la sua gente si trovavano confinati” (Campioni); “La scelta della musica è significativa per rendere al meglio gli stati d’animo e una scena, è un ulteriore modo di mostrare come interpretare quella data situazione.” (Migliori). “L’opera cinematografica, rispetto a quella letteraria, spiazza per la sua capacità di colpire in modo conciso e disarmante.” (Ciatti). Per La giornata balorda: “Il film nasce dall’unione dei due racconti: mantiene la struttura de La raccomandazione, arricchendosi dell’evento principale de Il naso, ovvero il furto dell’anello del morto.” (Ducceschi); “Bolognini riesce a fondere due anime, quella di Pasolini e quella di Moravia: il primo interessato a descrivere la miseria romana, l’altro il vagare senza meta del protagonista.” (Mancini). Per La notte brava: “Bolognini ha colto pienamente l’essenza dell’opera riuscendo a darle ciò di cui era priva: un corpo” (Abbri); “Rappresenta il paradigma della vita del sottoproletariato urbano romano della fine degli anni Cinquanta” (Ginevra Gori); “Il film mi ha fatto arrivare in modo più immediato come era la situazione in quei luoghi: donne prostitute, ragazzi sboccati, ricerca di denaro,  insomma la cruda realtà delle Borgate” (Cecconi).


MOTIVAZIONI ED ESTRATTI CEPPO BOLOGNINI 2022

ACCATTONE

GIOIA CAMPIONI

Incornicia efficacemente la sua recensione con 2 citazioni da Pasolini, definendo bene la sua poetica cinematografica e il ruolo fondamentale della musica di Bach in “Accattone”.

Se la cinepresa riprende il triste paesaggio delle periferie romane e si susseguono scene riguardanti la prostituzione, le risse nella borgata o la criminalità, spetta alla musica il compito di ritrarre la sacralità di quell’universo sofferente. È proprio la musica ad innalzare Accattone come povero Cristo dalla miseria in cui lui e la sua gente si trovavano confinati; Pasolini stesso diceva che Bach lo aveva aiutato a  comprendere che “nella degradazione di Accattone c’è il Sacro”.

SOFIA CIATTI

Argomenta molto bene il confronto tra il racconto e il film “Accattone”, esprimendo le proprie preferenze e facendo puntuali riferimenti sia al testo letterario, sia a quello cinematografico.

l’opera cinematografica, rispetto a quella letteraria, spiazza per la sua capacità di colpire in modo conciso e disarmante. Non si può evitare di essere travolti dalla realtà delle scene che si stanno osservando. Nello scritto infatti Pasolini sottolinea numerose volte, con frasi simili, il calore dato dall’onnipresente sole estivo e la spossatezza da esso causata, in un panorama meschino e desolato. Nella pellicola ciò non è necessario, perché grazie ai fotogrammi raffiguranti scorci reali e autentici non c’è la necessità di immaginare uno scenario assai lontano dalle nostre comuni esistenze.

CARLOTTA MIGLIORI

Confronta in modo adeguato il racconto e il film “Accattone”, allargando l’analisi alle differenze tra i due linguaggi e sottolineando in particolare la centralità della colonna sonora.

L’opera cinematografica coinvolge realmente l’osservatore, immergendolo in quella che è una realtà, dando così la possibilità di vederla da vicino e anche viverla in prima persona: chi guarda può immedesimarsi più facilmente in uno dei personaggi. Il cinema è un linguaggio multimediale che, a parer mio, vede come punto di unicità la musica. La scelta della musica è significativa per rendere al meglio gli stati d’animo e una scena, è un ulteriore modo di mostrare come interpretare quella data situazione. Può sembrare essere di sfondo ma in verità è fondamentale

LA NOTTE BRAVA

BIANCA ABBRI

Sviluppa in modo adeguato il confronto tra la scrittura di Pasolini e “La notte brava” di Bolognini, svolgendo delle considerazioni personali sulle differenze tra linguaggio letterario e cinematografico ed esprimendo in merito le proprie preferenze.

Mentre un romanzo può permettersi di approfondire ogni aspetto della storia, un film è fortemente limitato in questo: il tempo di attenzione del pubblico è un fattore fondamentale da considerare ed è spesso proprio ciò che causa cambiamenti a livello di trama. Bolognini ha colto pienamente l’essenza dell’opera riuscendo a darle ciò di cui era priva: un corpo, [ma] La vera essenza della Roma borgatara del tempo si può ritrovare in un solo lavoro: il romanzo “Ragazzi di vita”, scritto da Pier Paolo Pasolini: le parole sono forti, le immagini vivide, la Roma delle borgate emerge in tutta la sua brutale verità. 

SARA CECCONI

Esamina puntualmente le differenze di contenuti ed intreccio tra il testo di Pasolini e “La notte brava” di Bolognini, esprimendo in modo motivato le proprie opinioni in merito.

Sappiamo bene che ciò che vediamo, quando si tratta di cinema, è quello che vede il regista, ma personalmente l’ho preferito rispetto al testo scritto: infatti nel leggere quest’ultimo, mi è arrivato meno, perché dovevo immaginare un mondo che non ho mai visto né provato. Di conseguenza rischiavo di non cogliere le sfumature giuste. Il film invece mi ha fatto arrivare in modo più immediato come era la situazione in quei luoghi: donne prostitute, ragazzi sboccati, ricerca di denaro,  insomma la cruda realtà delle borgate.  

GINEVRA GORI

Pur non dando molto spazio all’elaborazione e ai giudizi personali, coglie alcune delle caratteristiche fondamentali del racconto di Pasolini e del film di Bolognini.

“La notte brava” rappresenta il paradigma della vita del sottoproletariato urbano romano della fine degli anni ‘50. I protagonisti del film di Bolognini sono tutti impegnati ad accaparrarsi un po’ di denaro, una ricerca che da un lato sembra voler far trapelare il desiderio di vivere una vita senza rinunce, ma dall’altro si rivela funzionale solamente alla sopravvivenza di quel preciso giorno, per una certa filosofia della vita caratterizzante quel tipo di personaggi che sono miopi e concentrati soltanto sulla sopravvivenza del qui e ora, una filosofia che li rende autentici e naturalissimi. È quanto ritroviamo nell’omonimo  racconto nella raccolta Alì dagli occhi azzurri di Pier Paolo Pasolini che collaborò anche alla sceneggiatura.

LA GIORNATA BALORDA

ANNA DUCCESCHI

Presenta e analizza in modo molto efficace e puntuale le differenze tra i due racconti di Moravia e La giornata balorda di Bolognini, allargando l’analisi anche alle differenze fondamentali tra il linguaggio letterario e quello cinematografico.

Il film nasce dall’unione dei due racconti: mantiene la struttura de La raccomandazione, arricchendosi dell’evento principale de Il naso, ovvero il furto dell’anello del morto. Il film si apre con un piano sequenza, che mostra il quartiere in cui vive il protagonista. Leggendo, però, gli scritti ci rendiamo conto che Moravia non è interessato alla descrizione dei luoghi in cui ambienta i propri racconti, infatti le descrizioni paesaggistiche sono molto rare. Nella scelta dell’utilizzo del piano sequenza possiamo trovare anche un altro significato: sia nel film, che nel racconto La raccomandazione, vediamo una struttura circolare, accompagnata da uno sviluppo orizzontale degli eventi, caratteristico de Il naso: il protagonista torna dove è partito e non c’è alcun miglioramento della sua condizione. 

SILVIA MANCINI

Ha proposto la propria recensione in due versioni, quella scritta e quella di un’animazione video, descrivendo bene il mondo rappresentato da Moravia, Pasolini, Bolognini e concludendo con una notazione personale.

Bolognini riesce a fondere due anime, quella di Pasolini e quella di Moravia: il primo interessato a descrivere la miseria romana, l’altro il vagare senza meta del protagonista. La Giornata Balorda, in particolare, mi ha ricordato il motto laurenziano <<del doman non v’è certezza>>; la bella giovinezza fugge velocemente, per essere felici dobbiamo goderci il presente: Davide ricerca un lavoro stabile, in vista del futuro  ma, non essendo in grado, compie una scelta impulsiva che risulta essere la momentanea sospensione dei dispiaceri e delle delusioni della sua esistenza. Che ne sarà del domani? Inutile preoccuparsene!


66° Premio Letterario Internazionale Ceppo
Con il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia
Con la compartecipazione del Comune di Pistoia

SOSTEGNI E PATROCINI

Il Premio Letterario Internazionale Ceppo ha il patrocinio del MIBAC, la compartecipazione del Comune di Pistoia. È realizzato grazie al sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio Pistoia e Pescia. Con il contributo di: Fondazione Chianti Banca, Amici di Leone Piccioni, Villa Celle Collezione Giuliano Gori, Centro Mauro Bolognini. Media partner: Succedeoggi e Giorgio Tesi Group (Discover Pistoia). Con la collaborazione di: Libreria Lo Spazio Pistoia e Giunti al Punto.

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