“Romanzo di guerra” di Jesper Svenbro

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Autore: Jesper Svenbro

Titolo: Romanzo di guerra

Traduzione: Marina Giaveri

Editore: ES Editore, 2013

Premio: 61° Ceppo Internazionale “Piero Bigongiari” 2017

In una speciale edizione con dieci disegni di Arnaldo Pomodoro, le poesie raccontano la storia del soldato Llavador, protagonista di azioni di sabotaggio ai danni dei nazisti negli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale e la narrazione autobiografica si innalza a linguaggio aulico nelle eroiche gesta raccontate in versi come in una Iliade moderna.

“Per chi ama la poesia, sarà un festa questo libro del grande svedese Jesper Svenbro. È un libro coraggioso e controcorrente, che prende la Seconda Guerra Mondiale come tema centrale, ma che soprattutto dà all’idea di poesia una nuova, straordinaria ampiezza di registri, di spazi e di respiro. È innanzi tutto un romanzo famigliare, un discorso sommesso ai propri Lari, perché il protagonista, il soldato Llavador, intrepido paracadutista, è il padre della moglie dell’autore, il nonno dei suoi figli. Il libro che ne racconta le avventure è un omaggio al valore, al coraggio, all’energia vitale, che sarebbe piaciuto a Borges, ma è soprattutto un omaggio agli affetti più profondi e alle memorie più care.” (Giuseppe Conte, dalla recensione in Il giornale, 26 febbraio 2013)

“Sono uomini comuni, quali si potrebbero incontrare in una panetteria algerina o in un mercato di periferia a Parigi. Comuni gli oggetti che restano loro dal passato guerresco: una foto, forse un ricordo dell’uniforme da paracadutista indossata un tempo (berretto rosso, pugnale d’assalto, la carta della Francia in seta). E comuni sono le parole con cui sobriamente ricordano – e tramite cui sobriamente sono ricordati – nei frammenti di memorie che compongono il Romanzo di guerra. ‘Romanzo’ e al tempo stesso ‘Poesie’ intitola il libro Jesper Svenbro: né vi è contraddizione di generi letterari. Poiché l’evocazione di quegli anni avventurosi (le fughe, l’arruolamento, la resistenza nei Paesi occupati dai nazisti, l’amicizia, l’incanto inatteso di un incontro d’amore) costituisce un romanzo realista, dalla scrittura sorvegliata e dimessa che mima un sorvegliato e dimesso ‘parlato’. Ma al romanzo la poesia presta la sua regale noncuranza, la sua divina consapevolezza: il racconto di vita si interrompe, riprende a ritroso, la scena evocata si illumina un attimo e poi sprofonda nel buio. E quel ‘parlato’ dimesso si imperla di metafore, mette in scena la sua stessa genesi, sì che le avventure di guerra, di memoria e di scrittura finiscono per coincidere.” (Marina Giaveri, dalla Prefazione)