Premio Letterario
Internazionale Ceppo Pistoia

59 Edizione 2015

Un’edizione all’insegna della grande poesia, con la presenza di personalità di spicco nel panorama italiano e internazionale e giovani talenti.

Ceppo 59 • Relazione e Premiazioni

Relazione del Presidente della Giuria Letteraria di Paolo Fabrizio Iacuzzi La Giuria Letteraria del 59° Premio Letterario Internazionale Ceppo Pistoia, composta da Paolo Fabrizio Iacuzzi (presidente), Alberto Bertoni, Martha Canfield, Milo De Angelis, Giuliano Livi, Fulvio Paloscia, Ilaria Tagliaferri, Ignazio Tarantino e Marco Vichi ha letto con attenzione le 75 opere inviate dai maggiori editori […]


 

Alba Donati

59° Premio Ceppo (ex aequo) e Premio Selezione Ceppo 2015

Alba Donati, Idillio con cagnolino (Fazi, 2014)

È nata a Lucca e vive tra Firenze e Lucignana, un paese delle Lucchesia. Scrive di poesia su quotidiani e riviste. Altri libri pubblicati sono: La repubblica contadina (City Lights Italia, 1997), Non in mio nome (Marietti, 2004). Ha curato Costellazioni italiane 1945-1999 (Le Lettere, 1999), Poeti e scrittori contro la pena di morte (Le Lettere, 2001) e il Dizionario della libertà (Passigli, 2002). Il poema Pianto sulla distruzione di Beslan, con musiche di Haydn, è stato messo in scena con l’Orchestra Regionale della Toscana.

Motivazione di Paolo Fabrizio Iacuzzi

idillio_con_cagnolino-340x507Alba Donati vince il Premio Selezione Ceppo 2015 con Idillio con cagnolino (Fazi 2014) per aver pensato una poesia tra epica e apologo, fiaba e cronaca medievale, denuncia dei misfatti della Storia e stupore ineffabile davanti al magico potere della parola. Ma occorre subito diffidare della Donati. Della sua poesia che sembra facile e ammiccare al lettore. La luce è la vera protagonista del libro, l’idea che appare nell’idillio, una “piccola idea chiara”, il quasi-nulla di un attimo che mette a repentaglio tutto e riscrive la Storia violenta degli uomini con la storia paziente, cucita da madre a figlia-madre a figlia. Così, dallo Steinhoff a Beslan, il canto funebre può alla fine risultare, fra timore e tremore, dolore e orrore, un sibillino ma potente invito alla gioia.
Il ritorno al tempo della madre si declina nelle quattro sezioni di un romanzo in versi – una tragi-commedia, una fiaba drammatica, l’elegia di un panteon, il coro di una ‘cronica’ medievale – nel quale il mondo viene rimesso alla luce unendo le generazioni, gli amici e i maestri (i critici-scrittori-saggisti), la storia familiare e quella degli altri. Al centro c’è un teatro degli affetti, dove i device digitali (tv, smartphone ecc) non vengono demonizzati ma interrogati per esplorare una verità diversa e scomoda, che si esprime in frammenti e balbettii di senso, fibrillazioni, aritmie e batticuori. Siamo di fronte a un libro che propone al lettore una nuova educazione emozionale alla vita, dove l’eterna lotta fra Bene e Male chiama a raccolta i vivi e i morti, creando un inter-regno dove una nuova comunità è sommersa ma è sempre presente.
Con una furente ma commossa pedagogia degli umili e degli ultimi la poesia di Alba Donati è capace di scagliarsi contro i mali dei Capitalismi e degli Olocausti, perché la Storia non è maestra di niente. Città e campagna, civiltà contadina e postindustriale, tempo milleniario e secolare sono in continua frizione, dove il tragico è sempre il rovescio dell’idillio. Il Bene si dà nella luce dell’epifania e dell’agnizione estatica, nello stare inermi in uno spazio intermedio fra la totalità e il nulla. E gli eroi non appartengono più solo alla Terra o al Cielo ma sono già postumi a se stessi, sono gli ‘oltre-eroi’ che hanno imparato “a stare e a volare, / a essere di bronzo e d’aria allo stesso tempo”.


 

Sebastiano Aglieco

59° Premio Ceppo (ex aequo) e Premio Selezione Ceppo 2015

Sebastiano Aglieco, Compitu re vivi (Il Ponte del Sale, 2013)

È nato nel 1961 a Sortino, in provincia di Siracusa, il paese dei muli nella Cavalleria Rusticana. Vive a Monza ma insegna a Milano nella scuola primaria e si occupa di teatro e scrittura per le persone in formazione. Altri libri di poesia pubblicati sono: Giornata (La Vita Felice, 2003), Dolore della casa (Il Ponte del Sale, 2006), Nella Storia (Alsara, 2009).

Motivazione di Milo De Angelis

Aglieco_CompituSebastiano Aglieco vince il Premio Selezione Ceppo 2015 con Compitu re vivi  (Il Ponte del Sale, 2013) perché attraverso archetipi potenti – i bambini, il sangue, i morti, il padre – compie il suo grande viaggio nelle profondità dell’anima. Tinte accese e vampate di colore percorrono le pagine di questo libro. Condanna e salvezza, patto e tradimento, innocenza e scandalo: gli opposti combattono una lotta mortale e ci immergono in un mondo abitato dal mistero, un purgatorio dove “tutto” viene espiato. Un purgatorio che non è quello dantesco e non conosce le penombre dei regni sotterrerai. È un purgatorio terrestre e mediterraneo, affollato di corpi, piante e animali vivissimi e percorsa da contrasti feroci: sole implacabile e buio vertiginoso, colpa estrema e puro canto, colpa “che può redimersi solo nel canto”. E forse è proprio questo difficile canto il “compitu re vivi”, il dovere dei vivi.

Non è una poesia dell’essere e nemmeno una poesia del divenire. È una poesia dell’ “accadere”. Epifanie, apparizioni, fantasmi, vecchi, bambini, figure che all’improvviso si manifestano. Domina il senso del pericolo e la sua presenza fisica (come una belva che respira nell’angolo a sinistra dell’armadio: “na bbestia raggiàta rispiràva / supra u cantùni a mmànca ra muàrra”), ma anche il senso di una rivelazione imminente. Gli animali stessi vengono sentiti come creature dotate di sapienza  e hanno una duplice funzione: quella di sbarrare la via o quella di indicarla. Dipende da come ci rivolgiamo a loro, dalla lingua in cui li interroghiamo.
Ed ecco emergere così il motivo centrale di questa poesia, che è “la potenza del nome”. Il nome può divorare (“i nnomi s’ammùccunu cu chiama”) e pretende da noi un’estrema precisione. Il bene è questa parola “precisata”: da una parte l’esatta pronuncia del dettato e dall’altra l’esatta trascrizione. La poesia stessa avviene in un regime di massima sorveglianza. Questa forse – ci ripete Aglieco, che è maestro di scuola elementare e del suo lavoro ha fatto un sacro dovere – è la cosa più importante che dobbiamo insegnare ai bambini e alle persone amate. E ripetere senza sosta a noi stessi.


Buffoni, Franco

59° Premio Selezione Ceppo 2015

Franco Buffoni, Jucci (Mondadori, 2015)

Franco Buffoni è nato a Gallarate nel 1948, vive a Roma. Saggista (L’ipotesi di Malin, Marcos y Marcos, 2007), narratore e traduttore (Poeti romantici inglesi, Mondadori 2005), ha insegnato per trent’anni letteratura inglese e letteratura comparata. Ha fondato e dirige la rivista “Testo a fronte”. Come poeta ha esordito nel 1978, presentato da Giovanni Raboni su “Paragone”. Il suo lavoro poetico è stato raccolto in Poesie 1975-2012 (Mondadori 2012). Per saperne di più: www.francobuffoni.it

Motivazione di Alberto Bertoni

Buffoni_JucciFranco Buffoni vince il Premio Selezione Ceppo 2015 con il libro Jucci (Mondadori 2014) per l’intreccio, riuscito alla perfezione, dell’Amore e della Morte, tra le linee dominanti in tutta la poesia occidentale: un intreccio illuminato dalla grazia di una scrittura poetica a un tempo morbida e esatta, colloquiale ma protesa sempre a improvvise accensioni metafisiche, fondata su un’esperienza anche microfisica del quotidiano e consapevole di come – in armonia magari col biblico Cantico dei Cantici – “ci si può allontanare dalla fonte”. Il pregio maggiore del libro, di rara compattezza strutturale, così da far pensare a un vero e proprio romanzo in versi, risiede non tanto nella capacità di tratteggiare il Bildungsroman di due persone in formazione (esistenziale, sensoriale, psicologica), quanto proprio nella capacità della parola poetica di render concreto questo autentico processo conoscitivo.

Il tema del libro è paradossale, perché – pur prodotto da un autore che da tempo ha fatto outing della propria omosessualità, eleggendola non di rado a topos della sua scrittura – rappresenta l’amore giovanile (ma sviluppato in tutte le fasi e le dimensioni possibili) dell’Io narrante per un soggetto femminile, troppo presto scomparso. Il nome di Proust, qui, può essere pronunciato con piena convinzione ed essere anzi eletto a modello di costruzione dell’esperienza, fra percezioni profonde che producono epifanie sensoriali non meno che intellettuali (e alla fine etiche), “geometrie analitiche” del sentimento o le mirabili arti “della respirazione trattenuta”.
È sempre un grande sollievo, quando si rileva lo stato di grazia di un poeta: se ne illumina la sua storia autoriale, certo, ma ne traggono grande giovamento anche la lingua, la sensibilità, la cognizione del mondo che appartengono alla comunità – non importa se piccola o grande – dei suoi lettori. Dopo quarant’anni di scrittura in versi (cui si è aggiunto da sempre un esimio lavoro di traduttore, soprattutto dall’inglese e dal francese), Franco Buffoni – lombardo trasferito da anni a Roma, classe 1948 – è pervenuto al suo capolavoro, che il Ceppo intende riconoscere e premiare.


Arundhathi Subramaniam

59° Premio Ceppo Internazionale Piero Bigongiari 2015.

Alla carriera.

Arundhathi Subramaniam è nata nel 1967 a Bombay da famiglia originaria del Tamil Nadu. Ex danzatrice di Bharatha Nayam, è giornalista freelance e critica di danza, arte e spettacolo per diverse testate. Ha diretto a Bombay il progetto di interazione fra le arti denominato «Chauraha» presso il Centro Nazionale per le Arti Performative. Come poeta, ha pubblicato su numerose riviste e sulle pagine di poesia di “The Independent”. Cura la sezione indiana del portale di poesia internazionale “Poetry International Web” ed è anche traduttrice di testi teatrali dall’hindi. La sua prima raccolta On Cleaning Bookshelves è uscita nel 2001 con Allied Publishers di Mumbai, seguita da Where I Live. Le sue raccolte sono state pubblicate in Inghilterra nel 2009 in un’antologia per la prestigiosa casa editrice Bloodaxe. Un’altra raccolta, When God is a Traveller è uscita alla fine del 2014 per Bloodaxe. Ha curato per Penguin India un’antologia di scritti sul pellegrinaggio: Pilgrim’s India. Suoi testi sono contenuti nell’antologia di poesia femminile indiana L’india dell’anima, a cura di Andrea Sirotti (Le Lettere, 2000).

Motivazione di Paolo Fabrizio Iacuzzi.

Where_I_liveArundhathi Subramaniam vince il Premio Ceppo Internazionale Piero Bigongiari perché scrive una poesia fatta di dolore e di ebbrezza, terrore e verità, idea e sentimento, precisione e passione, astrazione e concretezza. È un viaggio della mente e del cuore alla ricerca di uno spirito che è sempre altrove, dappertutto e in nessun luogo. Per fare questo, con la lingua inglese esplora – come lei stessa scrive nella “Piero Bigongiari Lecture” – i grandi «canyon della memoria culturale» indiana, fra la spiritualità yoga e buddista e l’attualità di una Bombay dove Arundhathi si sente a casa e, al tempo stesso, strappata via in esilio.
La lingua della sua poesia parte da da una potenza magica, misteriosa e «ferina» ma è rivolta a «origliare», dentro gli spazi del silenzio, i vuoti del senso che s’aprono nell’interiorità di una donna che ha smarrito ogni certezza ma non la sua inesausta, incessante volontà di comprensione del mondo. Il suo non è un canto pieno ma una «voce sussurrata», capace tanto di dare ascolto ai desideri repressi delle donne, quanto di indignarsi per l’abuso di potere delle élite sociali e culturali, tanto di scagliarsi contro un’educazione tradizionale che vorrebbe le ragazze non artefici del proprio destino, quanto di opporsi con forza ai pregiudizi tutti occidentali che vorrebbero il poeta indiano farsi portatore di una cultura incasellata entro i confini di comodi stereotipi.
La poesia di Arundhathi Subramaniam – poeta e intellettuale, critico e curatore d’arte, danzatrice e coreografa, editor e saggista – è impregnata tanto della spiritualità e del mito indiani, quanto di quella letteratura che fa della “disobbedienza al tema» (per usare proprio le parole di Bigongiari), al “tema indiano” la sua vera ragion d’essere. Seguendo l’amore per poeti come Keats ed Eliot, Herbert e Achmatova, ma anche per Basho e il grande poeta Ramanujan (ancora da noi sconosciuto), per le Upanishad e le memorie spirituali dei grandi viaggiatori dell’India, la poesia si propone come una «coreografia verbale», perché abbatte il confine fra la cultura alta e popolare, proponendo un’animazione del pensiero in grado di rinarrare in versi situazioni precise eppure straniate, facendoci avvertire i crepitii e i crolli del senso comune.


Helga Schneider

59° Premio Ceppo per l’Infanzia e l’Adolescenza 2015.

Alla carriera.

Nata in Slesia nel 1937, Helga Schneider a quattro anni fu abbandonata insieme al fratello minore dalla madre, decisa a divenire ausiliaria delle SS e guardiana nei campi di concentramento. Il suo percorso esistenziale avrebbe potuto trasformarsi in un incubo, e invece è approdato alla salvezza grazie alla scrittura e all’attenta opera di testimone del passato. Dal 1995, anno di pubblicazione con Adelphi de Il Rogo di Berlino – il suo esordio autobiografico, un vero e proprio caso letterario – Helga Schneider è diventata una scrittrice di grande successo, e ha pubblicato numerosi libri spaziando dalla vita vissuta ai titoli per ragazzi. Il filo rosso che unisce tutte le sue storie è il dramma del nazismo, visto attraverso gli occhi dei giovani protagonisti. Ha pubblicato anche: con la casa editrice Adelphi, Lasciami andare madre (2001), L’usignolo dei Linke (2004); con Einaudi, Io, piccola ospite del Führer (2006) e Il piccolo Adolf non aveva le ciglia (2007). Con Salani ha pubblicato i libri per ragazzi: Stelle di cannella (2002), L’albero di Goethe (2004), Heike riprende a respirare (2008), Rosel e la strana famiglia del signor Kreutzberg (2010) e i romanzi per adulti La baracca dei tristi piaceri (2009) e I miei vent’anni (2012).

Motivazione di Ilaria Tagliaferri.

Rogo_di_BerlinoHelga Schneider vince il 59° Premio Ceppo per l’Infanzia e l’Adolescenza 2015 perché ha raccolto una sfida fondamentale per le giovani generazioni: “scrivere di guerra per costruire una cultura della pace che ancora non c’è”. E aggiunge: “i miei libri per ragazzi sono nati con l’impegno di avvicinare i giovani alla Storia del passato e farli riflettere su quello che è stato”. Così parla nella Ceppo Ragazzi Lecture, elaborata per l’occasione: “Scrivere per testimoniare contro ogni sopruso”. Per questo il Ceppo intende quest’anno premiare il valore della testimonianza affiancato a quello letterario nell’opera di una scrittrice che ha saputo narrare non solo l’orrore del Terzo Reich e “di una dittatura che si è resa responsabile di una guerra disumana e sanguinosa”, ma anche il rifiuto della violenza su bambini e adolescenti. La scrittrice, ponendo spesso al centro il tema dell’abuso, sottolinea che oggi è vissuto come un tabù del quale è difficile parlare ai ragazzi, mentre è necessario confrontarsi apertamente con esso – anche attraverso la scrittura e la lettura – per imparare a riconoscerlo e a difendersi.
Nata in Slesia nel 1937, Helga Schneider a quattro anni fu abbandonata insieme al fratello minore dalla madre, decisa a divenire ausiliaria delle SS e guardiana nei campi di concentramento, fra cui Auschwitz. Il suo percorso esistenziale avrebbe potuto trasformarsi in un incubo, e invece è approdato alla salvezza grazie alla scrittura e all’attenta opera di testimone del passato, pubblicando numerosi libri per adulti e ragazzi: il filo rosso è il dramma del nazismo, visto attraverso gli occhi dei giovani protagonisti. Ma fondamentali sono per lei le figure femminili: madri, figlie, ragazzine e bambine in lotta per riconquistare la dignità umana, che la guerra ha spazzato via. Guerra, madre, discriminazione, abuso, fuga, natura sono in sequenza le sei parole chiave che sintetizzano vent’anni e oltre di successi, da quando Il rogo di Berlino (Adelphi 1995) fu un eclatante caso letterario; da allora, lo sguardo privilegiato resta pur sempre quello dell’infanzia: i bambini sono i protagonisti assoluti, come se una parte di lei non fosse mai cresciuta “per non dimenticare”, come risponde Helga bambina al nonno Opa, mentre esita a uscire dalla cantina dove ha vissuto momenti drammatici che segneranno per sempre la sua esistenza.


Franca Mancinelli

59° Premio Ceppo Under 35 Luca Giachi 2015.

Franca Mancinelli, Pasta madre (Aragno, 2013).

Franca Mancinelli è nata a Fano nel 1981. Ha pubblicato un libro di poesie, Mala Kruna (2007). Suoi testi sono usciti in diverse riviste e antologie. Collabora come critica a “Poesia” e con altre riviste e periodici letterari. Pasta madre ha la postfazione di Milo De Angelis, che così la presenta: “C’è un filo elettrico che percorre i versi di Franca Mancinelli, uno stato d’allarme, qualcosa che ci costringe all’attenzione. Sono stati scritti alla finestra, in una zona di frontiera e di dogana. E sono stati scritti dopo un difficile cammino tra le parole, con pagine lasciate bianche e silenziose. Di tale cammino portano il peso, la ferita e la tensione, ma anche il sapere”.

Motivazione di Ignazio Tarantino.

Pasta_madreFranca Mancinelli vince il Premio Ceppo Giovani Under 35 Luca Giachi con Pasta madre (Aragno, 2013) per la materia pulsante, inquieta, che si manifesta per emersione da una sorta di luogo del pensiero, quel bianco che è l’humus entro il quale si attiva un processo di germinazione dell’esistenza, risolta in un’indagine che si fa attenta ricognizione di ciò che è fenomenico.
Già nel precedente Mala kruna era evidente il tratto inedito, che faceva pensare a una penna – allora giovanissima – fuori dal comune. Qui, la tensione di quei versi si comprime, si decontestualizza, attiva un processo di rigenerazione, un movimento, un inquieto meditare, una scossa. C’è la vita, nella poesia di Franca, l’essenza di essa, il fermento, quel lievito che intitola l’opera.
Franca rende il verso qualcosa di molto simile al “primer”, imprescindibile anello connettivo, unica possibilità di collegamento, di costruzione e di vita in un continuo apparire e svanire, come in un loop di dissolvenza, senza la minima concessione al consueto. Le linee del suo versificare non sono morbide, confortanti o compiacenti ma piuttosto tagli, rasoiate, aperture di spiragli, attese fontaniane in una scrittura che è il frutto di un accurato lavoro di scarnificazone, asciugatura, rastremazione e decantazione: il risultato è una piena consapevolezza tecnico-letteraria, che ne fa una delle voci più interessanti del nuovo panorama della poesia in Italia.

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