Premio Letterario
Internazionale Ceppo Pistoia

S_Zavyalov_occhi

60° Premio Ceppo Internazionale Piero Bigongiari 2016.

Riconoscimento alla carriera. 25-26 febbraio per la Festa della Toscana.
In collaborazione con “Semicerchio. Rivista di poesia comparata”.

Chi è

Nato il 18 maggio 1958 a Carskoe Selo (città di Puškin, nella regione della allora Leningrado) da una famiglia di oriundi della Mordovia, dal 1970 e fino 2004 ha vissuto in quella che poi si sarebbe di nuovo chiamata Pietroburgo. Nel 1985 si è laureato in lettere classiche presso l’Università statale di Leningrado. Negli anni 1988-2004 ha insegnato greco antico, latino e letteratura antica.
Nel 2004 è emigrato in Finlandia e dal 2011 vive a Winterthur, vicino a Zurigo, in Svizzera. Le prime pubblicazioni di versi sono apparse nel “Samizdat leningradese”. Negli anni 1986-1988 è stato membro del “Club-81”, l’unione degli scrittori di Leningrado, alternativa a quella sovietica.
Nella seconda metà degli anni Novanta partecipa a una serie di azioni comuni con un gruppo di poeti pietroburghesi, che acquisivano la reputazione di “post-modernisti”. La poesia di Zav’jalov, nel corso di tre decenni, si evolve lentamente dal verso libero alla poesia in prosa e dalla lirica all’epica, volgendosi sempre più alle problematiche attuali. Negli anni 2000 ha pubblicato una serie di saggi dedicati alla poesia sovietica, come dimostrazione traumatica, e anche alla problematica post-coloniale: ricostruzione e decostruzione dell’identità mordvina e ugro-finnica. Zav’jalov ha organizzato alcune manifestazioni culturali come il ciclo di serate letterarie “I poeti di Pietroburgo” (1997) e il festival “Genius loci” della poesia di Mosca e Pietroburgo (1998). Ha tradotto inoltre, fra l’altro, le Odi di Orazio (1997). Suoi versi sono apparsi in traduzione italiana sulle riviste “Semicerchio” e “Poesia” e nel volume La nuova poesia russa (Crocetti, 2003).

S_Zavyalov_2008Nell’occasione del Premio Ceppo, sarà anche per la prima volta presentata, grazie alla collaborazione con il prof. Velio Carratoni (presidente della Fondazione Piazzolla), la prima raccolta organica di poesie tradotte in Italiano, Il Digiuno natalizio, edito dalla casa editrice Fermenti di Roma, tradotta dal prof. Paolo Galvagni e sostenuta dalla stessa Fondazione Marino Piazzolla.

Presso la sede del Consiglio regionale della Toscana, il poeta terrà la settima lectio magistralis della serie delle “Piero Bigongiari Lecture”, Fissare gli occhi impassibili della disgrazia, tradotta dal prof. Stefano Garzonio (Università di Pisa) della rivista “Semicerchio” e pubblicata per le edizioni del Consiglio regionale della Toscana. Leggi l’inizio: Lectio magistralis Zav’jalov_assaggio

Per saperne di più, leggi un articolo di Paolo Galvagni con alcune poesie del poeta da lui tradotte, pubblicato sulla rivista “Semicerchio“.

Motivazione di Paolo Fabrizio Iacuzzi.

Poesie_Zav'jalov_copertaIl poeta russo Sergej Zav’jalov vince il Premio Ceppo Internazionale Piero Bigongiari 2016, che si svolge quest’anno con grande significato a conclusione della Festa della Toscana. La sua poesia è come un grande manifesto in difesa dei diritti civili di ogni nazione oppressa, in ogni tempo e spazio. Come scrive nella “Piero Bigongiari Lecture 2016”, Fissare gli occhi impassibili della disgrazia – che si sarebbe potuto tradurre anche come “Scrutare gli occhi fissi della disgrazia” in ricordo dei famosi versi di Pescia Lucca (in Le mura di Pistoia): «la morte è questa / occhiata fissa / ai tuoi cortili» – le domande di fondo che il poeta deve porsi sono queste: «può il poeta (e fin dove) parlare a nome degli altri, a nome di coloro che non hanno lingua per parlare? Fino a che punto il suo trauma glielo concede? Fino a che punto lo permette l’abisso culturale e di classe?».

La poesia si trasforma in un codice, tragicamente sempre imperfetto, per recuperare le informazioni di una civiltà perduta, dove, per “civiltà”, si intende non soltanto una identità di popolo ma anche di diritti civili messi a compromesso, una identità di traumi e di drammi. Zav’jalov proviene da una famiglia di mordvini, popolazione stanziata sul medio Volga: gli antenati dei mordvini – tribù ugro-finniche – si stanziarono tra i fiumi Volga, Oka e Sura nella seconda metà del primo millennio a.C., ma nel 1552 le terre mordvine furono definitivamente annesse allo stato russo. L’essere membro di una etnia piccola ma con la sua precisa identità, di un popolo con le proprie tradizioni dentro la grande Russia, è cruciale nella sua produzione poetica.

La poesia di Zav’jalov si muove tra il primitivismo della tradizione del suo popolo e l’epica, l’affermazione di un’esistenza e le grandi, incessanti lotte della storia russa fatte di conquiste faticose, fra rivoluzioni e involuzioni. Zav’jalov si fa ponte tra passato e presente attraverso una poesia fatta di fratture sintattiche, semantiche e grammaticali che rivelano la frammentarietà del mondo. Il senso tragico della frattura, dello staccarsi, dello scollegarsi pur facendo parte di un gigante si può cogliere nel carattere quasi di reperto, di frammento delle sue liriche, nello sfumarsi, perdere i margini, farsi stele di Rosetta della sua poesia. Ucraina, Cecenia, Russia, la dissoluzione della lingua mordvina e l’assimilazione forzata del popolo mordvino diventano come dei continenti alla deriva, fra resistenze e sopraffazioni, terrore e ricordo. Ci sono territori ancora poco conosciuti nella storia dei popoli e nella stessa poesia. Zav’jalov, che ora vive in Europa, da lontano, con il suo sguardo «impassibile» che può abbracciare l’intero continente ex sovietico, colma questa grande lacuna.