Premio Letterario
Internazionale Ceppo Pistoia

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Philippe Forest è il vincitore del Premio Ceppo Internazionale Fiction Non Fiction, grazie alla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia.

E’ considerato una delle voci più importanti della letteratura francese contemporanea. Il suo bestseller, Tutti i bambini tranne uno, è edito da Fandango. Per la stessa casa editrice è uscito il nuovo romanzo, Piena, nel 2018


Philippe Forest al 63° Premio Internazionale Ceppo – PROGRAMMA


63° CEPPO REGIONE TOSCANA LECTURE
a cura di Paolo Fabrizio Iacuzzi

In collaborazione con il Consiglio Regionale della Toscana (Festa della Toscana), Forest tiene una lezione magistrale appositamente scritta per il Premio Internazionale Ceppo.

L’inizio della lezione magistrale
Pubblicata sul supplemento “Robinson” de “La Repubblica”, 2 dicembre 2018.
Traduzione di Gabriella Bosco

Alcune riflessioni in merito al conferimento del Premio Ceppo e alla sua intitolazione

Il prestigioso Premio Internazionale Ceppo – che sono molto onorato di ricevere in occasione della traduzione in italiano del mio romanzo Piena – mi è stato attribuito in una categoria la cui intitolazione al contempo mi rende perplesso, meditabondo e, in fondo, entusiasta. Vorrei ora spiegare che cosa intendo dire.

Il riconoscimento che viene dato al mio romanzo, mi hanno detto, è riservato infatti alle opere che appartengono alla “Fiction Non Fiction”. Io però non ho ben capito come vada intesa l’espressione e se il premio, nell’intenzione di coloro che lo attribuiscono, vada a libri appartenenti all’uno o all’altro dei due generi, o alla “Fiction” o alla “Non Fiction”, oppure a opere che si collocano da qualche parte – ma dove? – tra le due categorie, in linea di principio separate, oppure ancora a testi che si può ritenere appartengano simultaneamente a entrambe, mentre in buona logica sembrerebbero incompatibili: “Fiction” e “Non Fiction” allo stesso tempo. Questa ambiguità mi è congeniale. Direi addirittura che mi gratifica. Mi pare testimoni di una verità molto profonda che rappresenta la specificità della parola letteraria.

Da molto tempo, lo sanno tutti, è invalsa un po’ ovunque la comoda abitudine di considerare ciò che si pubblica sotto forma di libro in base alla distinzione che ho appena evocato. La regola vige presso gli editori, come presso i librai e i giornalisti. Ma non manca a volte di procurar loro qualche imbarazzo. La specificità di un testo autentico infatti è quella di non sottostare a nessuna forma di classificazione e di non prendere diligentemente posto in nessuna delle categorie predisposte “ad hoc”.


La motivazione del Premio Ceppo scritta da Benedetta Centovalli

Il 63° Premio Ceppo Internazionale Fiction Non Fiction, sostenuto da Fondazione Caript, è stato assegnato a Philippe Forest per la sua produzione letteraria e in particolare per Tutti i bambini tranne uno (L’enfant éternel, 1997), adesso riproposto da Fandango, e per il nuovo romanzo Piena (Crue, 2016), appena pubblicato sempre dallo stesso editore, entrambi per la traduzione di Gabriella Bosco. Forest, tra i più significativi scrittori francesi, è autore di numerosi saggi di letteratura e di sette romanzi, ma potremmo affermare senza timore di sbagliare che tutta la sua opera testimonia la volontà di mettere al centro la sua vicenda personale, la morte della figlia a soli quattro anni per sarcoma osseo, e intorno a questa scrivere ora con la volontà di testimoniare il proprio lutto, ora di ricostruire attraverso altre esperienze la propria. Alla ricerca di una verità nuda che l’autore interroga nell’evidente impossibilità di comprenderne il significato, la frontiera tra romanzesco e autobiografia viene continuamente messa in gioco, cancellata, attraversata. Così lui stesso scrive nella Ceppo Regione Toscana Lecture, rendendo omaggio al Premio: “ci sono ormai lettori, tra i più giovani e meno informati, che pensano che Tutti i bambini tranne uno racconti una storia inventata e altri dotati di sufficiente fiducia nella finzione per credere che Piena riferisca una storia vera”.

Forest ci accompagna con coraggio nei territori dove la coscienza si disfa e si perde e dove siamo obbligati a sprofondare dentro la notte. La lettura dei suoi libri è un’esperienza totale, un viaggio ai confini del desiderio, del dolore e del lutto, perché la memoria non si dissolva. La sua parola – affilata come un grido ­– è un compasso che si muove sui due versanti della vita e della letteratura, senza consolazione né conciliazione, senza risarcimento né giustizia.

Tutti i bambini tranne uno e Piena si possono leggere a specchio, nel primo romanzo la vita si rifrange nell’indicibile, in ciò che non si può raccontare, nell’ultimo la letteratura tesse la sua tela di ragno e avvolge il dolore, lo modella, e lo trasforma in una specie di racconto filosofico, in una favola fantastica. Sono libri ispidi, indigesti, è difficile parlarne senza condividere il disagio che ne ha accompagnato la stesura, ma anche senza quel senso di liberazione che ancora la letteratura può dare quando risponde all’appello dell’impossibile e ci conduce davanti a quella verità non traducibile da cui di solito siamo abituati a distogliere lo sguardo.


Chi è Philippe Forest

Philippe Forest (Parigi 1962) scrittore francese. Critico letterario e cinematografico, è autore di saggi sulla letteratura contemporanea (Storia di Tel Quel, Histoire de Tel Quel, 1995, nt) e di romanzi: Tutti i bambini tranne uno, L’enfant éternel, 1997e 2018 Fandango; Per tutta la notte, Toute la nuit, 1999; Sarinagara, 2004; L’amore nuovo, Le nouvel amour, 2007; Il secolo delle nuvole, Le siècle des nuages, 2010) concepiti come strumenti di analisi autobiografica e di indagine di contesti culturali complessi. Nelle opere critiche più recenti ha indagato la relazione tra genere romanzesco e realtà: Il romanzo, il reale. Un romanzo è ancora possibile? (Le roman, le réel. Un roman est-il encore possibile?, 1999), Il romanzo, l’io. (Le roman, le Je, 2001), Il gatto di Schrödinger (Le chat de Schrödinger, 2013), Piena, Fandango, 2018 (Crue, 2016).