Premio Letterario
Internazionale Ceppo Pistoia

valeria siani copia

60° Premio Selezione Ceppo 2016

Per Troppa importanza all’amore, Einaudi, 2015.

Chi è.

Valeria Parrella  è nata nel 1974, vive a Napoli. Per minimum fax ha pubblicato le raccolte di racconti Mosca piú balena (2003) e Per grazia ricevuta (2005). Per Einaudi ha pubblicato i romanzi Lo spazio bianco (2008), da cui Francesca Comencini ha tratto l’omonimo film, Lettera di dimissioni (2011), Tempo di imparare (2014) e la raccolta di racconti Troppa importanza all’amore (2015), 60° Premio Selezione Ceppo 2016. Per Rizzoli ha pubblicato Ma quale amore (2010), ripubblicato da Einaudi nei Super ET nel 2014. È autrice dei testi teatrali Il verdetto (Bompiani 2007), Tre terzi (Einaudi 2009, insieme a Diego De Silva e Antonio Pascale), Ciao maschio (Bompiani 2009) e Antigone (Einaudi 2012). Per Ricordi, in apertura della stagione sinfonica al Teatro San Carlo, ha firmato nel 2011 il libretto Terra su musica di Luca Francesconi. Ha inoltre curato la riedizione italiana de Il Fiume di Rumer Godden (Bompiani 2012). Da anni si occupa della rubrica dei libri di «Grazia» e collabora con «Repubblica».

Leggi l’intervista sul libro pubblicata sul magazine “Cattedrale“.

Motivazione di Milo De Angelis.

Troppa importanza all'amoreValeria Parrella vince il 60° Premio Selezione Ceppo 2016 con il libro Troppa importanza all’amore (Einaudi 2015) perché si immerge nelle zone più segrete e disabitate della condizione umana e lo fa con l’unica parola in grado di compiere questa discesa a strapiombo: una parola carica di pathos e di sangue, ebbrezza, grido, ferita, una parola poetica. E’ una parola che sa andare a capo e ritrovarsi nella riga successiva, dopo avere incontrato il bianco della pagina. Imbevuta di mortalità e di rinascita, la scrittura della Parrella sembra percorsa dalla metamorfosi. In extremis trova una via ignota, una mutazione sorprendente. Riesce a dare senso, slancio e destino a ciò che pareva rinchiuso per sempre. Può essere un detenuto condannato all’eternità della pena, una donna non più giovane che si arrende al richiamo potente dell’amore, un marinaio che perde la moglie ma riscopre l’essenza di suo figlio. Oppure una ragazza che, nello stadio terminale della sua malattia, conta le gocce della flebo, una per una, finché diventano le gocce del mare e la gettano nel respiro di una visione assoluta.

E con questa ragazza, Livia, entriamo nel racconto più toccante del libro, L’ultima vita, che narra la sofferenza di una giovane donna ammalata di tumore. Ma non in ordine cronologico. Inizia dalla fine, con la sua cremazione e le sue ceneri collocate nell’urna. Ritorna agli anni trascorsi a Napoli, nel quartiere Sanità. E si conclude nell’ospedale di una Milano imbiancata di neve, quando il padre e soprattutto la madre (donna devota al Buddhismo) le stanno vicino nel momento supremo. Ma lei è sola. Sola e attraversata da un’energia cosmica che la conduce in terre e cieli sconosciuti. Le ultime pagine sono meravigliose e davvero finali, capaci di imprimere un suggello tragico e al tempo stesso vitale (la tragedia, a differenza del melodramma, è sempre intrisa di vita) che marchia a fuoco la nostra memoria e ci mostra il volto della grande letteratura.