Premio Letterario
Internazionale Ceppo Pistoia

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61° Premio Ceppo Internazionale Nonfiction 2017 a Marina Nemat, dieci anni dopo “Prigioniera di Teheran


 

LA MOTIVAZIONE DI PAOLO FABRIZIO IACUZZI

Marina Nemat riceve il 61° Premio Ceppo Internazionale Nonfiction 2017 per l’alto valore civile della sua testimonianza in difesa dei diritti umani in ogni paese e il coraggio di mantenere viva una denuncia sugli ancora tristemente attuali crimini contro l’umanità e per l’impegno a dedicare la vita che le è rimasta fortunatamente salva a chi l’ha perduta o potrebbe perderla. La scrittrice tiene conferenze in giro per il mondo in scuole, università e forum internazionali partendo sempre dalla sua esperienza di vittima di un regime fino ad approdare a concrete proposte di aiuto in sostegno di chi si trovi in difficoltà. Arrestata nel 1982 e condotta giovanissima nel carcere politico di Evin, a Teheran, per reati solo di opinione, cioè per avere manifestato pacificamente contro il nuovo governo dell’ayatollah Khomeini, Marina Nemat vi trascorre due anni, due mesi e dodici giorni. Ha sedici anni, l’età della maggior parte dei ragazzi che vi furono imprigionati. Una generazione di giovani falciata via dalla Rivoluzione islamica. Subisce tortura e stupro, perde la sua giovinezza e la sua identità.

Nella “Ceppo Regione Toscana Lecture – For the Human Rights 2017” (“Da Teheran a Toronto, dalla tortura all’accoglienza. La mia giovinezza raccontata agli studenti” ) e scritta appositamente a conclusione della Festa della Toscana, ha voluto farci riflettere su questa domanda fondamentale: «A cosa serve la tortura? Serve a uccidere l’anima. Quando ci sono riusciti, smettono. Se non ci riescono, allora ti uccidono. E non cercano solo di uccidere la vostra anima, cercano di uccidere l’anima della vostra famiglia, del vostro paese, del mondo. Questo è il motivo per cui la tortura è un crimine contro l’umanità». La storia di Marina Nemat è raccontata nel suo memoir, Prigioniera di Teheran (2007), e nel suo seguito, Dopo Teheran (2010), pubblicati in Italia da Cairo Editore da Benedetta Centovalli, che per prima l’ha fatta conoscere in Italia, ha curato la lecture e accompagnerà la scrittrice agli eventi del Premio Ceppo. Entrambi i libri sono stati tradotti in tutto il mondo e sono diventati dei bestseller internazionali. Come membro del Board of Directors at the Canadian Centre for Victims of Torture, della Vigdis Freedom Foundation (una organizzazione umanitaria norvegese che si occupa di assistenza legale e di altro tipo per le donne prigioniere politiche nel mondo) e dell’International Council of the Oslo Freedom Forum, Marina Nemat non è solo una testimone, ma è anche un’ambasciatrice di pace impegnata sul fronte dei rifugiati politici. Emigrata nel 1991 in Canada, che è diventato oggi il suo paese, vi lavora a tutto campo per scopi umanitari.

Paolo Fabrizio Iacuzzi
Presidente della Giuria Letteraria del Premio Letterario Internazionale Ceppo Pistoia


 

PRESENTAZIONE

A 10 anni di distanza dall’esordio narrativo, Marina Nemat (1965, Teheran, Iran), vince il Premio Ceppo Internazionale Nonfiction. L’autrice del romanzo autobiografico, best seller, Prigioniera di Teheran (Cairo editore), in cui racconta la sua esperienza nella prigione di Evin, parlerà anche, nella lectio magistralis che inaugura quest’anno la nuova serie delle Ceppo Regione Toscana Lectures, dello stato attuale dei diritti umani in Iran, del suo impegno come vincitrice del Premio Human Dignity assegnatole dal Parlamento Europeo e, in quanto cittadina canadese, delle politiche di accoglienza nella sua nuova patria. La lectio si terrà a Pistoia e a Firenze. 

Paolo Fabrizio Iacuzzi, presidente del Premio, presenta la scrittrice bestseller e ambasciatrice dei diritti umani nel mondo Marina Nemat, insieme a Benedetta Centovalli, editor e critica che l’ha scoperta e fatta conoscere in Italia e che ha tradotto la lectio scritta appositamente per il Premio Ceppo. La scrittrice racconta come da vittima di persecuzione è diventata portavoce della lotta alla tortura. La lectio è in inglese e sarà seguita nella traduzione italiana distribuita ai presenti e pubblicata dal Premio Letterario Internazionale Ceppo Pistoia. Forugh Farrokhzad è tra le maggiori voci della letteratura iraniana del Novecento, paladina della lotta per l’emancipazione della donna nell’Iran. Le poesie in italiano sono state tradotte da Afshin Roufi, residente a Pistoia, che insegna nell’ambasciata italiana di Teheran.

 

Firenze – A conclusione della “FESTA DELLA TOSCANA”
Giovedì 23 febbraio – ore 16 – Palazzo Bastogi, Salone delle Feste, Via Cavour 18 – Firenze
Ceppo Regione Toscana Lecture – For the Human Rights 2017

DA TEHERAN A TORONTO, DALLA TORTURA ALL’ACCOGLIENZA
LA MIA GIOVINEZZA RACCONTATA AGLI STUDENTI CON UNA LETTERA APERTA A DONALD TRUMP

Per il “Premio Laboratorio Ceppo Giovani”
Venerdì 24 febbraio – ore 9:30 – Piccolo Teatro Maruro Bolognini – Pistoia
Incontro con la scrittrice e premiazione delle recensioni animate
degli studenti delle scuole secondarie di secondo grado Pacinotti, Einaudi, Mantellate, Pacini, Savoia e Forteguerri

Cerimonia di Premiazione per Pistoia Toscana Capitale della Cultura
Venerdì 24 febbraio – ore 16:30 – Libreria Lo Spazio di Via dell’Ospizio – Pistoia
  Incontro con la scrittrice e letture dalla Ceppo Regione Toscana Lecture

Partecipano gli studenti del Liceo Forteguerri IV E Economico-sociale e IV A Musicale
Interviene Vittorio Nardini di Chianti Banca
sostenitore del Premio insieme a Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia

Per il ciclo “PISTOIA CAPITALE DELLA POESIA”

Venerdì 24 febbraio – ore 18:30 – Galleria d’arte Vannucci – Pistoia
  Omaggio a 
Forugh Farrokhzad (Teheran 1935 – Tafresh 1967)
in vista del mese di marzo dedicato alle donne.
 

Lettura delle liriche della poetessa iraniana amate da Marina Nemat, che la menziona nei suoi libri.
Traduzioni italiane di Afshin Raoufi.


Un assaggio dalle recensioni
Partecipano agli incontri molti studenti delle scuole secondarie di secondo grado di Firenze e Pistoia, che intervisternno la scrittrice, leggeranno delle recensioni scritte ai suoi libri e mostreranno anche delle recensioni multimediali. I ragazzi saranno accompagnati dai loro professori

1. Evin ha aperto una breccia nel muro del silenzio, che l’indifferenza umana costruisce ogni giorno. Ora tocca a noi abbatterlo (dalla videorecensione di Giulia Casseri, Federica Chiti, Irene Nesi, Michele Pastacaldi, Bernardo Vettori – Liceo Scientifico Mantellate)

2. Il testo della lectio è un inno alla speranza, al non farsi mai buttare giù da niente e sottolinea l’importanza della solidarietà tra gli uomini. (Alessia Di Maio – Liceo Agnoletti Sesto Fiorentino)

3, Severa, toccante, unica la storia di Marina Nemat. Un esempio per tutti i giovani, e non solo (Alessia Matteuzzi – Liceo Agnoletti Sesto Fiorentino)

4. Penso che Marina Nemat ci abbia donato qualcosa di positivo, come i momenti di felicità che ha vissuto anche ad Evin con le compagne e coetanee. La vita prevale… (Lisa Marraccini – Istituto Einaudi)

5. Vale anche per la scrittrice iraniana ciò che scrisse Primo Levi nella prefazione “Ai giovani” nell’edizione del 1972 di “Se questo è un uomo” (Sara Bernardini – Istituto Einaudi)

6. Oggi la democrazia non basta, ci vuole molto di più, ci vuole integrità morale e fermezza assoluta davanti alle ingiustizie, fermare subito, sul nascere, ogni tipo di violenza verbale, ogni discriminazione, ogni qualvolta un giornalista nel mondo viene messo a tacere (Ayoub Froukkass – Istituto Pacinotti)

7. Queste donne sono veramente meravigliose e piene di speranza per un futuro migliore per l’umanità intera (Ali Rasib – Istituto Pacinotti)

8. Un’analisi molto interessante che mostra come una vittima possa a sua volta trasformarsi in carnefice, e come l’amore possa far riemergere il Sé perduto. Evidenziando l’assunto che l’autrice ribadisce come un mantra per tutto il romanzo: la violenza non può generare che altra violenza (Matteo Forasassi – Liceo Economico Sociale Forteguerri)

9. “Prigioniera di Teheran” è un grande libro, che offre un messaggio profondo, fatto di coraggio e compassione; una testimonianza asciutta e toccante che ci invita a riflettere. (Elena Meoni – Liceo Economico Sociale Forteguerri)

10. È la riprova di come un libro possa simboleggiare la rinascita della libertà e dei valori umani, sperando che le sue parole continuino a vivere nel tempo, senza essere dimenticate sopra lo scaffale di una libreria. (Elena Losco – Liceo Musicale Forteguerri)

11.Solo l’uomo colto è libero” diceva Epitteto, ma la dittatura non concepisce uomini liberi. (Leonardo Savino, Liceo Musicale Forteguerri)


 

Gli eventi del Premio Ceppo

Firenze: Giovedì 23 febbraio, ore 16-18,30, Consiglio Regionale della Toscana, Salone delle Feste, Palazzo Bastogi, Via Cavour 18 – Presentazione e lettura della Ceppo Regione Toscana Lecture. Partecipano anche i ragazzi delle scuole secondarie di secondo grado di Firenze.

PistoiaVenerdì 24 febbraio, ore 9,30-12,30, Teatro Bolognini: Lettura della Ceppo Regione Toscana Lecture e premiazione delle recensioni dei ragazzi delle scuole secondarie al libro “Prigioniera di Teheran”.

Pistoia, Venerdì 24 febbraio, Libreria Spazio di Via dell’Ospizio, 16,30 Lettura della Ceppo Regione Toscana Lecture “Da Teheran a Toronto” di Marina Nemat e brani dal nuovo romanzo inedito in anteprima mondiale di Marina Nemat.

Pistoia, Venerdì 24 febbraio, Galleria d’arte Vannucci, 18,30 Alla presenza di Marina Nemat, omaggio alla poesia e all’arte iraniana: letture delle poesie di Forough Farrokhzad (1935-1967) eseguite da Afshin Raoufi, suo traduttore, dell’ambasciata italiana a Teheran.

Volterra: Sabato 25 febbraio, ore 11-13, IIS G. Carducci – Lettura della Ceppo Regione Toscana Lecture ai ragazzi delle scuole secondarie di secondo grado.


 

CHI E’ la scrittrice

Marina Nemat, nata a Teheran (Iran) nel 1965, è autrice di due memoriali in cui racconta i suoi primi anni di vita in Iran, della sua prigionia nel carcere di Evin, di una condanna a morte evitata e, infine, della fuga dall’Iran per una nuova vita in Canada. Nel 2007 è stata insignita del Premio Human Dignity del Parlamento Europeo, nel 2008 del prestigioso Carical Grinzane Cavour per la cultura euro-mediterranea e nel 2014 del Premio Morris Abram Human Rights consegnatole dalla UN Watch di Ginevra (Svizzera). Da anni è impegnata a portare testimonianza sul fronte dei diritti umani, in particolare sugli effetti della tortura a danno degli adolescenti.

Nata in una famiglia di origine russa, è una studentessa sedicenne quando, nel 1982, con lo scoppio della rivoluzione islamica dell’Ayatollah Khomeini,  si oppone alle politiche oppressive del nuovo governo islamico partecipando a manifestazioni e scrivendo articoli in un giornale studentesco. Viene arrestata con l’accusa di «crimini politici», per aver protestato contro il suo insegnante di matematica che teneva lezioni sull’Islam anziché sulla sua materia e mandata alla prigione di Evin, nota per il suo ‘braccio della morte’ destinato ai prigionieri politici condannati alla pena capitale, dove trascorre più di due anni, viene torturata ed è vicinissima all’esecuzione. Riesce a sfuggire alla pena capitale sposando il suo stesso carceriere che muore però assassinato. Nel 1985 sposa Andre Nemat con rito cattolico sfidando il regime che potrebbe accusarla di apostasia, vista la sua precedente “conversione” alla fede islamica. Nel 1991 emigra in Canada, nei sobborghi di Toronto, dove vive tuttora col marito e i due figli.

Fino al 2007, anno in cui la Penguin Canada pubblica il suo primo memoriale intitolato Prisoner of Tehran, ha sempre tenuto segreta la storia di come si salvò e di ciò che accadde ad Evin. Persino i suoi genitori e suo marito erano all’oscuro di tutto. Il libro è un bestseller internazionale e viene pubblicato in 28 Paesi (in Italia esce col titolo Prigioniera di Teheran per i tipi di Cairo editore).

Nel 2010 Nemat pubblica un secondo memoriale intitolato After Tehran: A Life Reclaimed (pubblicato in Italia nello stesso anno col titolo Dopo Teheran da Cairo Editore) in cui racconta il periodo successivo alla fuga e la difficile lotta contro le ferite psicologiche lasciate dalla terribile esperienza.

Marina parla regolarmente alle scuole superiori, università e tiene conferenze in tutto il mondo, tra cui l’Università di Milano, Università di Oxford, Yale, Tufts, e Stanford, e fa parte del Consiglio di Amministrazione al CCVT (Canadian Centre for Victims of Torture) e al Vigdis, un’organizzazione caritatevole norvegese che fornisce assistenza legale e di aiuto a prigioniere politiche in tutto il mondo. Tiene inoltre corsi di scrittura di memorie all’università e collabora saltuariamente con riviste per cui scrive recensioni.


PRESENTAZIONE DELLA CEPPO REGIONE TOSCANA LECTURE – FOR THE HUMAN RIGHTS 2017

di Benedetta Centovalli 

Questo testo di Marina Nemat è rivolto soprattutto ai ragazzi. Ha il valore alto della testimonianza di chi ha subito da giovanissima il carcere rischiando la propria vita per reati solo di opinione, cioè per avere manifestato pacificamente contro il nuovo governo dell’ayatollah Khomeini. Sedici anni, l’età della maggior parte dei ragazzi che furono imprigionati per le stesse ragioni di Marina. Una generazione di giovani falciata via.

Così avvengono spesso le rivoluzioni. A qualsiasi latitudine, per qualunque ideologia che diventi dominante. Domina perché reprime, e reprime soprattutto dove la vita ha la forza piena del futuro, l’età giovanile. Oggi Marina Nemat è una testimone per i diritti umani di ogni paese, lo è perché deve restituire quella vita che per fortuna le è rimasta salva a chi invece l’ha perduta o potrebbe perderla. Ma non è solo una testimone è anche un’ambasciatrice di pace impegnata sul fronte dei rifugiati politici.

Oggi la Siria con Aleppo, ieri la Bosnia con Sarajevo, il massacro di popolazioni civili non è un fatto del passato ma fa parte del nostro falsamente pacifico presente. Un presente dove non ci sorprendiamo se a poche migliaia di chilometri dalle nostre case cade l’orrore su bambini donne uomini vecchi e animali, ma semplicemente cambiamo canale o voltiamo la pagina di un giornale o passiamo su Facebook a un video successivo a quello che registra volti e voci che chiedono aiuto dai luoghi del terrore. E non siamo neppure in grado di comprendere la centralità dell’emergenza umanitaria dei nostri giorni, l’importanza di accogliere nei nostri paesi i disperati della terra che scappano per salvare la propria vita o solo quella dei loro figli (quanti bambini e ragazzi affrontano viaggi impossibili da soli). Ci ostiniamo a non capire come i richiedenti asilo siano un’opportunità per l’esercizio della nostra coscienza e della responsabilità verso la nostra specie e quella cultura del rispetto per la vita e per i diritti umani che non dobbiamo smettere di difendere.

La vita si afferma rispettando la vita. A scuola, dalla Bibbia ai grandi poemi epici – Iliade Odissea e Eneide – le grandi narrazioni parlano di questo: delle guerre e di come tutti i perseguitati e gli sconfitti cerchino una nuova patria. Era il 1982 quando Marina è stata incarcerata perdendo la giovinezza, dall’Iran al Canada la sua storia come quella di tante altre ragazze e ragazzi non smette di riguardarci.

 Benedetta Centovalli, Giuria Letteraria del Premio Internazionale Ceppo Pistoia