Premio Letterario
Internazionale Ceppo Pistoia

svembro2

61° Premio Ceppo Internazionale Piero Bigongiari a Jesper Svenbro per “Romanzo di guerra” e per “Il nome della figlia di Saffo


LA MOTIVAZIONE DI PAOLO FABRIZIO IACUZZI

Jesper Svenbro vince il 61° Premio Ceppo Internazionale Piero Bigongiari 2017 per aver reinventato il poema narrativo nel rapporto tra pensiero e saggio in Romanzo di guerra (traduzione di Marina Giaveri, con 10 disegni di Arnaldo Pomodoro, Edizioni ES, 2013). La poesia diventa il campo d’azione per la messa in scena, come in un teatro, di piste interpretative, glosse linguistiche, connessioni antropologiche. L’interrogazione delle vite del padre e della madre, suoi e della moglie, dei gli suoi o degli altri – e nella fattispecie di Saffo – che Svenbro pone al centro nelle raccolte del nuovo millennio, porta la poesia a decostruire le genealogie famigliari in quelle della più estesa famiglia umana. Con grande articolazione di pensiero, la poesia di Svenbro è capace di frugare la vita sua e quella degli altri per farne un testo sempre dialogante e interrogante, fatto di istantanee, di fotogrammi di cui occorre ricostruire la sequenza. Come se tra l’epica greca, arborea dell’Odissea di Omero e l’epica svedese, iperborea dell’Edda di Snorri, tra la poesia greca di Sa o e quella latina di Rimbaud, tra la poesia spagnola di Guillén e quella francese di Ponge, Svenbro si muovesse come in un paradigma indiziario. Di Ponge, Svenbro ha curato, nel 1977, la prima organica ed estesa traduzione svedese, un’impresa analoga a quella svolta da Bigongiari nell’antologia di Ponge Vita del testo (Mondadori, 1971); e al poeta delle Mura di Pistoia, il poeta svedese rende un caloroso omaggio all’inizio della sua ”Piero Bigongiari Lecture”.

L’occasione del Premio Ceppo ha dato infatti modo a Svenbro, da oltre 10 anni accademico di Svezia, di scrivere per l’Accademia Internazionale del Ceppo il Trittico lirico: Saffo, Rimbaud, Valentino Z. Il poeta riconduce «le due stelle fisse più luminose nel firmamento lirico della mia adolescenza» all’amicizia con Valentino Zeichen, conosciuto negli anni Settanta durante un soggiorno romano, al cui «sarcasmo graffiante» vuol rendere omaggio. La poesia di Svenbro deve infatti molto proprio alla lezione di quella poesia italiana che, in quegli anni, veniva raccolta in due “storiche” antologie: Il pubblico della poesia (1975) e La parola innamorata (1978).

È un grande onore e privilegio per il Premio Ceppo il fatto che Svenbro ci abbia fatto dono, in anteprima sulla pubblicazione nell’originale svedese, di 19 poesie in assoluto inedite, tratte dal suo nuovo libro, Il nome della figlia di Saffo, che in Svezia uscirà soltanto in autunno, tradotte da Maria Cristina Lombardi a distanza di 10 anni da quell’Apollo blu (Interlinea) che, grazie al Premio Lerici Pea, nel 2007 aveva fatto conoscere il poeta in Italia. Le abbiamo pubblicate con Settegiorni Editore, nella nuova collana lanciata dal Premio Ceppo in occasione dell’iniziativa culturale e educativa “Pistoia Capitale della Poesia”. Tenendo fede all’idea che il Premio Ceppo debba essere l’occasione ogni anno per una discesa agli ”inferi” del laboratorio dei poeti, Svenbro riflette nella Piero Bigongiari Lecture, con grande lucidità, sulla rinnovata adozione della «forma lirica narrativa, che ho sviluppato in una serie di raccolte poetiche degli ultimi decenni (a cui appartiene anche Krigsroman, “Romanzo di guerra”, uscito in italiano nel 2013). Il mio progetto consisteva nel praticare una sorta di antropologia culturale sperimentale, con l’intenzione di approfondire la nostra conoscenza del mondo di Saffo». Tale «antropologia culturale sperimentale» porta la poesia verso la prosa, la piega verso derive saggistiche ed ermeneutiche di autocomprensione e di autocitazione, mettendo in crisi il testo poetico nel suo volersi fare più «vita». Le sue fulminanti associazioni, conscie o inconscie, con i testi di altri poeti in dialogo con lui – e anche di grandi artisti come Ai Weiwei nella splendida poesia Instagram con maschera di Dioniso – diventano così un viaggio alla ricerca della propria identità nel divenire altro da sé all’interno di un’opera comune, che interroga nel profondo le radici e le ragioni stesse dell’identità poetica europea.

Come accade nell’esemplare poema narrativo Romanzo di guerra, dove la poesia si snoda tra la “favola” eroica del suocero paracadutista nella seconda guerra mondiale che si innamora della moglie e il “dramma” fatto di coraggio e prudenza col quale il soldato Llavador sabota le linee nemiche nell’ultima, decisiva o ensiva olandese della guerra. è come se il poeta, raccontando spesso a un “tu” una storia che sa solo in parte, dovesse portare a compimento non tanto la vita di un altro, ma la sua stessa vita attraverso l’esemplarità dell’altro, perché Svenbro, nel suo parallelo viaggio documentario tra bouquinistes e vecchi combattenti, confessa: «Mi voglio documentare, è naturale, / per rendere possibile il Racconto, / ma il movente nascosto credo sia il desiderio / di analizzare il coraggio puramente fisico / che in una stagione della vita ho dubitato di possedere io / in una situazione analoga. / Non lo saprò mai / e proprio questo è il mio problema», come ancora ben traduce Maria Cristina Lombardi in una versione inedita. E questo è il nodo che la poesia si trova ogni volta a dover sciogliere.

Se la poesia si fa romanzo, questo avviene perché ritorna in un alveo di amore e di morte, il quadrante che, con i loro opposti, muove il romanzo di questo Apollo blu, titolo del suo primo libro tradotto da Maria Cristi- na Lombardi in Italia: identità collettiva, antropologica del poeta stesso, è così debitrice tanto dei blu di Klein in Francia come degli azzurri di Giotto in Italia. Come scriveva Michel Pastoureau a proposito del blu in un suo “epocale” saggio, per i greci e i romani era il colore dei barbari, e dunque aveva connotazioni negative. E ancora nel Medioevo, il blu era indistinto dal nero. Soltanto a partire dall’XI fino al XIV secolo, il blu si fa “romanzo” di una antropologia che fonda la nuova poesia europea, di cui Svenbro è non solo uno degli eredi più alti ma soprattutto il suo più intenso e vivace testimone. Il suo blu, il “blu Svenbro”, il poeta potrebbe pure brevettarlo, è tanto saturo di luce da rendere gli oggetti opachi, ricoperti come da un velluto dove, come nell’occasione di una visita in Toscana, proprio a Firenze (nella poesia Teoria della prospettiva), «mi parve delinearsi inaudita una gura», quell’«enorme TU» che mette in “dia-logo” l’iconostasi stessa del Logos. Il viaggio inaudito di Svenbro è un cammino dell’esperienza a 360 gradi, tale da portare la conoscenza nelle pieghe dell’esistenza e della «coscienza» (termine ancora dalla sua Bigongiari Lecture), sua e altrui. Un apollo blu, un apollo-dioniso, un giano bifronte greco-lappone.


 

PRESENTAZIONE

A 10 anni dalla nomina ad accademico di Svezia, Jesper Svenbro (1944, Landskrona, Svezia), voce eminente della poesia scandinava e grecista, vince il Premio Ceppo Internazionale Piero Bigongiari.

Partendo da un dialogo sulla sua produzione poetica che indaga la contemporaneità con i toni della lirica epica, sarà l’occasione per discutere dell’attualità, di Europa e di migranti, e per entrare, attraverso il suo ruolo di accademico di Svezia, all’interno dei meccanismi che conducono alle scelte dell’assegnazione dei premi Nobel.

Viene premiato anche per la sua poesia civile, rappresentata dal suo ultimo libro in versi, epico, Romanzo di guerra (ES, 2013). Nell’occasione verrà pre la prima volta presentato il libro Il nome della figlia di Saffo, edito per l’occasione del Premio dall’editore Settegiorni – Premio Internazionale Ceppo Pistoia.

Il poeta sarà presentato a Firenze, Pistoia, Volterra e Siena.Pistoia dalla professoressa Maria Cristina Lombardi, pistoiese, che insegna all’università di Napoli, in quanto sua traduttrice che per prima ha fatto conoscere il poeta in Italia nel 2007 con il volume Apollo Blu (Interlinea).

Svenbro terrà la PIERO BIGONGIARI LECTURE – THINKING POETRY intitolata Trittico lirico: Saffo, Rimbaud, Valentino Z. Con un omaggio a Piero Bigongiari.


GLI EVENTI DEL PREMIO CEPPO

Firenze: 28 febbraio, ore 16-18,30Consiglio Regionale della Toscana, Salone delle Feste, Palazzo Bastogi, Via Cavour 18. Presentazione della Piero Bigongiari Lecture e omaggio a Mario Luzi, nell’anniversario della scomparsa.

Volterra: 1° marzo, IIS G. Carducci, ore 11-13 – Incontro con gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado in occasione degli 80 anni del Liceo Classico.

Siena: 1° marzo, Università degli Studi di Siena, Via Roma 56, Palazzo San Niccolò, nell’aula 101 (Atrio), ore 16-18 – Prolusione della Piero Bigongiari Lecture. Introduce Paolo Fabrizio Iacuzzi (presidente e direttore del Premio Internazionale Ceppo); interviene Maria Cristina Lombardi (docente di Lingua e letteratura svedese all’Università l’Orientale di Napoli), coordina Francesco Stella (direttore del Centro Studi Comparati “I Deug Su”, Dip. Filologia e critica dell’Univ. di Siena). In occasione del trentennale di Semicerchio. Rivista di poesia comparata. In collaborazione col Centro AMA (Antropologia del Mondo Antico dell’Università di Siena).

Pistoia3 marzo, Teatro Bolognini, mattina – Per il ciclo “Il dolce rumore della vita”, Incontro con gli studenti delle scuole secondarie di 2° grado, in collaborazione con l’Associazione Isole nel Sapere. Introduce Giuseppe Grattacaso.

Pistoia: 4 marzo
Libreria Lo Spazio di Via dell’Ospizio, ore 16,30-18,15 – Premiazione di Svenbro per Romanzo di guerra (ES Edizioni, traduzione di Marina Giaveri) e presentazione del libro Il nome della figlia di Saffo, edito da Settegiorni nella nuova collana “Premio Letterario Internazionale Ceppo Pistoia”, a cura di Paolo Fabrizio Iacuzzi, introduzione e traduzione di Maria Cristina Lombardi.
Galleria d’arte Vannucci, Via della Provvidenza, ore 18,30-19,30 – Arte e poesia: incontro con Giovanni Termini, l’artista in mostra “Innesti” in Galleria dall’11 febbraio al 14 marzo 2017. Intervengono Massimiliano Vannucci e Silvia Evangelisti, curatrice della mostra.


 

CHI E’ JESPER SVENBRO

E’ nato nel 1944 a Landskrona, nella Svezia del sud. Poeta e filologo classico specializzato nella Grecia antica, è stato eletto alla Accademia di Svezia il 5 ottobre 2006 e  ammesso il 20 dicembre 2006, occupando il seggio numero 8 precedentemente occupato dal poeta Östen Sjöstrand. Vive a Thorigny-sur-Marne, alle porte di Parigi e ricopre la carica di directeur de recherche presso il Centre National de la Recherche Scientifique (CNRS). E’ membro del Centre Louis Gernet a Parigi. Tra i suoi maggiori riconoscimenti ci sono: il premio di poesia del Swedish Radio Company nel 1993, il premio Bellman nel 2000, il Premio Ekelöf nel 2001, il Premio Övralid nel 2005, il Premio Lerici Pea nel 2007, il Premio Ceppo Pistoia nel 2017.

Figlio di un pastore luterano, studia latino e greco presso l’Università di Lund e  inizia i suoi studi di dottorato alla Yale University, negli Stati Uniti, nel 1969-70, dove segue le lezioni di Eric Havelock. Qui conosce la futura moglie, Yvonnette Llavador, interprete di Genet che sposa nel 1973 e al cui padre si ispirerà la raccolta poetica del 2013 Romanzo di guerra. Mentre studia per il dottorato presso l’Università di Lund (1970-1976) trascorre tre anni a Roma, per poi trasferirsi a Parigi nel 1977, dopo aver presentato la sua tesi, proseguendo la sua ricerca presso il Centre Louis Gernet. La sua tesi di dottorato, scritta in francese, La parole et le marbre (1976), sulla comparsa della poesia greca, è diventata il fondamento per la sua carriera internazionale nel campo della ricerca. Viene tradotta e pubblicata in Italia nel 1984 con il titolo La parola e il marmo da Bollati Borignhieri. Con lo studio successivo, nel 1988, intitolato Phrasikleia: An Anthropology of Reading in Ancient Greece, di carattere spiccatamente culturale-antropologico e  tradotto in inglese, italiano, greco moderno e tedesco, ha tentato di comprendere il modo in cui gli antichi greci leggevano. In Italia viene pubblicato nel 1991 con il titolo  Storia della lettura nella Grecia antica da Laterza.

Nel 1966, all’età di ventidue anni, debutta con la sua prima raccolta di poesie dal titolo Det är i dag sker det (trad. Succede oggi). In essa il poeta conduce il lettore in un viaggio dal respiro europeo introduttivo, sia in senso geografico che culturale, alle immagini puramente atmosferiche del nord della Svezia, ispirate da Tomas Tranströmer. La seconda raccolta di poesie arriverà solo tredici anni dopo, nel 1979, e sarà intitolata Element till en kosmologi och andra dikter (trad. Elementi per una cosmologia e altre poesie). Da quel momento i suoi legami con la classicità greca e la modernità francese (in particolare la metapoetica) saranno saldamente radicati nella sua poesia, sviluppando una scrittura poetica fortemente influenzata dalla lettura di Aristofane e di Frances Ponge, di cui è il maggior traduttore svedese.

Del 1991 è Hermes kofösaren, che rappresenta la fase più spiccatamente metapoetica della sua produzione. Ogni poesia della raccolta sembra dialogare con se stessa, al di là del suo contenuto esplicito. Allo stesso anno risale un suo viaggio in Lapponia che lascia il segno in Svenbro e la cui esperienza confluisce nella raccolta Samisk Apollon och andra dikter (trad. Apollo lappone e altre poesie) pubblicata nel 1993 in cui si recupera il lirismo delle origini e quello della classicità greca, dando alle montagne svedesi una maestosità da Olimpo, mentre in Italia esce, Epe, una raccolta di poesie scelte, tradotte e presentate da Ludovica Koch.

Un nuovo elemento invece compare nella raccolta Blått (trad. Blu) del 1994, il dato autobiografico: l’infanzia diventa un fondamentale punto di riferimento al di fuori della poesia, la sua personale infanzia nella provincia meridionale di Skåne. Tra infanzia e memoria delle proprie origini si muove anche la produzione poetica successiva, come la raccolta del 1996 intitolata Vid budet att Santo Bambino di Aracoeli slutligen stulits av maffian (trad. Alla notizia che il Santo Bambino di Aracoeli è stato rubato dalla mafia) in cui è evidente il tentativo di recupero e ricerca nella propria lingua di un poeta espatriato che ormai per parlare e scrivere utilizza diversi idiomi.

La raccolta del 2001 intitolata Pastorn min far (trad. Mio padre il pastore) è un ritratto affettuoso del padre, pastore luterano; Vingårdsmannen och hans söner (trad. Il vignaiuolo e i suoi figli) del 2008 si muove tra linguaggio della Bibbia e favole di Esopo, in particolare nella scena del padre contadino che dice ai figli di cercare nella vigna ciò che lui ha nascosto per loro e i figli non trovano nulla, trovando la ricompensa nell’aver scavato il terreno e rendendolo fertile; nella raccolta poetica Krigsroman del 2013, pubblicata contemporaneamente in Italia con il titolo Romanzo di guerra (ES Editore, 2013) in una speciale edizione con dieci disegni di Arnaldo Pomodoro, il racconto privato ingloba il passato della moglie, le poesie raccontano infatti la storia del soldato Llavador, suocero di Svenbro, che compare anche nella copertina del libro, protagonista di azioni di sabotaggio ai danni dei nazisti negli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale e la narrazione autobiografica si innalza a linguaggio aulico nelle eroiche gesta raccontate in versi come in una Iliade moderna.

Le sue opere tradotte e pubblicate in Italia sono: La parola e il marmo. Alle origini della poetica greca (Bollati Boringhieri, Torino 1984); Storia della lettura nella Grecia antica (Laterza, Roma-Bari 1991); Epe, scelta, traduzione e presentazione di Ludovica Koch (Levante, Bari 1992); Apollo Blu, a cura di Maria Cristina Lombardi, con una traduzione di Giuseppe Conte (Interlinea Edizioni, 2008); Romanzo di guerra, traduzione dal francese di Marina Giaveri, con 10 disegni di Arnaldo Pomodoro (ES Editore, 2013), Il nome della figlia di Saffo – Piero Bigongiari Lecture 2017, a cura di Paolo Fabrizio Iacuzzi, introduzione e traduzione di Maria Cristina Lombardi (Settegiorni-Premio Internazionale Ceppo 2017).

Libri di poesia in svedese: Det är i dag det sker (Albert Bonnier, Stoccolma 1966); Element till en kosmologi (ivi, 1979); Särimner (ivi, 1984); Hermes kofösaren (ivi, 1991); Samisk Apollon (ivi, 1993); Blått (ivi, 1994); Vid budet att Santo Bambino di Aracoeli slutligen stulits av maffian (ivi, 1996); Pastorn min far (ivi, 2001); Himlen och andra upptäckter (ivi, 2005).

Libri di poesia tradotti: Threetoed Gull. Selected Poems, translated by John Matthias and Lars-Håkan Svensson (Northwestern University Press, Evanston Ill. 2003); Mein Vater der Pastor. Gedichte, trad. di Lukas Dettwiler (Achius, Zug 2004).

Traduzioni di Svembro: FRANCIS PONGE, Ur tingens synpunkt (René Coeckelbergh, Stoccolma 1977).

Saggi: Myrstigar (Albert Bonnier, Stoccolma 1999; trad. tedesca Ameisenwege, éditions Droschl, Graz 2000); Fjärilslära (Albert Bonnier, Stoccolma 2002); Ljuset och rummet. Rom 1949 fotograferat av Lennart af Petersens (Wahlström & Widstrand, Stoccolma 2004). Produzione scientifica: La parole et le marbre. Aux origines de la poétique grecque (Lund 1976; Phrasikleia. Anthropologie de la lecture en Grèce ancienne (La Découverte, Parigi 1988; trad. americana, Cornell University Press, Ithaca N.Y. 1993; trad. greca Atene 2002; trad. tedesca Wilhelm Fink, Monaco 2005); Le métier de Zeus. Mythe du tissage et du tissu dans le monde gréco-romain, in collaborazione con John Scheid (La Découverte, Parigi 1994; trad. americana The Craft of Zeus. Myths of Weaving and Fabric, Harvard University Press 1996).