Premio Letterario
Internazionale Ceppo Pistoia

Jean Echenoz

jean_echenoz-1024x51262° Premio Ceppo Internazionale Fiction/nonfiction a Jean Echenoz, edito in Italia da Adelphi.

Jean Echenoz è il vincitore del Premio Ceppo Internazionale Narrativa 2018, grazie alla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia.

E’ considerato una delle voci più importanti della letteratura francese contemporanea. Dal 29 novembre 2017 al 5 marzo 2018 si tiene al Centre Pompidou una mostra documentaria, Jean Echenoz: Roman, rotor, statordedicata alla sua opera narrativa.

Il Premio Internazionale Ceppo ha avuto l’esclusiva per l’Italia della presenza di Echenoz rispetto ai vari festival che organizzano eventi di letteratura, e la Biblioteca San Giorgio del Comune di Pistoia ospiterà a Pistoia gli eventi.

In collaborazione con il Consiglio Regionale della Toscana (Festa della Toscana) e l’Institut Francais di Firenze, Echenoz terrà una lezione magistrale appositamente scritta peri Premio Internazionale Ceppo. Il suo è uno sguardo sulla lettura che viene da chi come lui ha fatto incursioni nella letteratura in maniera trasversale, in particolare nel trasferimento della vita reale su un piano epico con le sue famose biografie romanzate.

Il suo bestseller, ’14, edito da Adelphi è stato giudicato come uno dei più bei libri sulla prima guerra mondiale, di cui nel 2018 si celebra il centenario della sua conclusione. un altro importante libro è Correre.

Foto: © Roland Allard


 

Jean Echenoz al 62° Premio Internazionale Ceppo 2018 – PROGRAMMA


 

CEPPO REGIONE TOSCANA LECTURE 2018
a cura di Paolo Fabrizio Iacuzzi

“Geografia e romanzo” di Jean Echenoz
traduzione di Giorgio Pinotti
pubblicata integralmente sul supplemento “La Lettura” del “Corriere della Sera”, 4 febbraio 2018.

Basta fare un rapido inventario delle definizioni che si danno, qua e là, del romanzo per accorgersi che concordano nel privilegiare le situazioni, le avventure, i costumi o i caratteri. Quasi che il romanzo si definisca anzitutto a partire da come si articolano i personaggi o strutturano gli intrecci – intrecci che presuppongono in primo luogo dei personaggi.

Sorprende che in tutte queste definizioni sia assente la dimensione dello spazio, il riferimento ai luoghi. Eppure mi sembra che nel romanzo i luoghi siano forse non meno importanti dei personaggi, e siano comunque, a pieno titolo, personaggi. Non mi ha mai molto convinto l’idea che i personaggi possano sfuggire al loro creatore. Sono invece convinto che i luoghi abbiano un peso decisivo nella narrazione.

Penso, per limitarmi a un solo esempio, al vero e proprio lavoro di ricognizione geografica che Flaubert compie per alcuni dei suoi romanzi. Un lavoro per lui essenziale, si direbbe, quanto la documentazione storica e la costruzione dei personaggi. Tutte le sue opere sono precedute da lunghe indagini bibliografiche destinate ad alimentare questo o quel progetto, ma anche da ricerche sul campo.


La motivazione del Premio Ceppo scritta da Benedetta Centovalli

Jean Echenoz vince il 62° Premio internazionale Ceppo Fiction/Nonfiction per avere costruito con la sua opera una trama narrativa fatta di un impasto unico di verità e finzione, di realtà e invenzione, e risolta al livello più alto possibile che la scrittura letteraria mette in campo.

Tra gli scrittori più rappresentativi della scena culturale francese, Echenoz è autore di numerosi romanzi, tra questi una suite in tre vite che comprende Ravel (2007), Correre (2009) e Lampi (2012), rispettivamente dedicati al grande compositore francese, al maratoneta cecoslovacco Zatopek e al geniale inventore e scienziato croato Nikola Tesla. “Libri che non sono affatto biografie – dice lo stesso autore – ma esercizi di finzione narrativa, senza alcuno scrupolo storico, articolati intorno a tre destini”. In ognuno di questi testi votati alle vite degli altri, Echenoz, a colpi di dettagli, cattura un momento significativo e unico delle loro tre esistenze che basta a farci vedere o ascoltare il centro pulsante di queste vicende.

I suoi protagonisti sono in fondo varianti di una stessa storia che insiste sul chiodo fisso della sua ossessione: interrogare e raccontare il punto cieco dove la creazione prende forma e successivamente si disfa. Con una scrittura sempre elegante, precisa e interna ai personaggi, siamo invitati a scendere dentro le loro anime e a condividerne il personale inferno. Perché accanto al genio, al talento, alla passione assoluta, convivono l’abisso, la disgrazia, il disagio e la follia della grandezza che non è mai a misura del proprio tempo e neppure a misura di se stessi.

Ecco che, nell’ultimo movimento, Nikola Tesla assume il nome fittizio o letterario di Gregor e Lampi chiude la trilogia rilanciando la domanda di finzione narrativa al romanzo successivo, ’14 (2014), il più recente tra i libri usciti in Italia per la casa editrice Adelphi e tutti tradotti da Giorgio Pinotti. Ma non inganniamoci, anche qui Echenoz nel tornare all’invenzione sente la necessità di un’ancora potente: la grande guerra raccontata dal punto di vista di un fantaccino che va a combattere inconsapevole e la attraverserà tutta fino al ritorno a casa. Una salvezza legata alla sua debole presa, al suo passo lieve, da antieroe, lui sì minuscolo, dentro il fiume precipitoso della Storia.


La mostra al Centre Georges Pompidou a Parigi

Trailer e descrizione della mostra

Sommario dei dossier annessi alla mostra

• File audio: lettura di “Envoyée spéciale”, l’ultimo romanzo

Presentazione generale della mostra

• Un dossier con interessanti microsaggi e articoli (sull’uso dei tempi verbali in Echenoz, ad esempio; sul rapporto con la sua casa editrice); interventi (del traduttore giapponese, per esempio); interviste (con il curatore della mostra);  ci sono persino una carta geografica e un jukebox echenoziani: clicca qui!


Chi è Jean Echenoz

E’ nato a Orange, in Vaucluse, nel 1947. Conscio delle tecniche del nouveau roman, Echenoz sperimenta vari generi letterari, raccogliendo l’eredità di scrittori come Raymond Queneau e Georges Perec. Attraverso la sperimentazione di linguaggi e strutture narrative, rivela stereotipi e idiosincrasie che permeano l’immaginario della cultura contemporanea.

I suoi primi romanzi sono costruiti come parodia e manipolazione di diversi generi letterari: il noir nell’opera di esordio, Le Méridien de Greenwich (1979), passato quasi inosservato; il racconto poliziesco di Cherokee (1983; trad. it. 1988), la sua affermazione a livello di critica e di pubblico; il romanzo d’avventura esotica di L’équipée malaise (1986; trad. it. 1989); la storia di spionaggio di Lac (1989).

Dopo il racconto breve L’occupation des sols (1988; trad. it. 2017), uno dei testi più rappresentativi della sua poetica, e il romanzo Nous trois (1992; trad. it. 1994), dove fa delle allusioni alla fantascienza, si conclude la sperimentazione esplicita sui generi e assume maggiore rilievo la presenza del linguaggio dei media. È perciò il mondo della televisione a essere analizzato nel romanzo Les grandes blondes (1995; trad. it. 2004): alla spietata rappresentazione degli ambienti patinati in cui si muovono i personaggi e all’esattezza delle descrizioni della periferia francese, come pure dei paesi esotici, si mescolano stranianti intrusioni del fantastico. Su questa linea, che coniuga il virtuosismo linguistico con una più acuta sensibilità sociologica, si collocano anche i successivi romanzi: Un an (1997; trad. it. 1998) e Je m’en vais (1999; trad. it. 2000; premio Goncourt).

Ha scritto in seguito i seguenti libri: Jérôme Lindon (2001; trad. it. Il mio editore, Adelphi 2008); Au piano (2002; trad. it. 2008); Ravel (2005; trad. it. Adelphi 2007); Courir (2008; trad. it. Adelphi 2009); Des éclairs (2010; trad. it. 2012); ‘14 (2012: trad. it. Adelphi 2014); Caprice de la reine (2014).