Premio Letterario
Internazionale Ceppo Pistoia

28 novembre 2017

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Il Premio Internazionale Ceppo per la Festa della Toscana 2017. Mostra di Daniele Capecchi a cura di Paolo Fabrizio Iacuzzi: “Pietro Leopoldo contro la pena di morte. Da Sacco e Vanzetti a Liu Xiabo”.

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In occasione della inaugurazione della Festa della Toscana 2017, dal 30 novembre al 6 dicembre al Teatro della Compagnia, il Premio Internazionale Ceppo, propone al Teatro della Compagnia di Firenze, grazie alla collaborazione del Consiglio Regionale della Toscana, la mostra dell’artista pistoiese Daniele Capecchi a cura di Paolo Fabrizio Iacuzzi, dal titolo Pietro Leopoldo contro la pena di morte. Da Sacco e Vanzetti a Liu Xiabo. La mostra è stata realizzata grazie alla collaborazione e al contributo del Consiglio Regionale della Toscana, del Comune di Pistoia e della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia.

Come scrive nel catalogo (edito da Settegiorni) il presidente del Consiglio Regionale della Toscana Eugenio Giani «La mostra di Daniele Capecchi collega idealmente il Settecento illuminista del Granduca al tragico Novecento degli italo-americani Sacco e Vanzetti e del cinese Liu Xiabo, il premio Nobel per la pace, deceduto proprio quest’anno in un carcere duro. Fra i ritratti, eseguiti sempre con lo stesso colore rosso, ce ne sono anche due di Pietro Leopoldo, uno da giovane e uno nel pieno della maturità: visto il perdurare della pena di morte e della tortura nel mondo, è come se la sua testa sia caduta insieme a tutte le altre. Una provocazione che deve farci riflettere».

La mostra, grazie al Comune di Pistoia, sarà presente anche nel mese di febbraio a Pistoia, a conclusione della Festa della Toscana e sarà occasione di riflessione per tutti quanti potranno visitarla, specie giovani. A partire dalla riflessione sulla pena di morte e la tortura, la lettura della realtà intesa come modo per interpretare la contemporaneità attraverso i libri e gli incontri con i vincitori del Premio Ceppo sarà un punto di osservazione privilegiato per riflettere sui valori dell’Europa e del mondo.

Scrive Paolo Fabrizio Iacuzzi nel catalogo della mostra:manifesto capecchi_web«La vicenda pittorica di Daniele Capecchi giunge nelle opere esposte in questa mostra – “Pietro Leopoldo contro la pena di morte: da Sacco e Vanzetti a Liu Xiabo” – a una conseguenza drammatica, perché l’artista è come se volesse tirare le somme sia dal punto di vista del fare pittorico che da quello della riflessione sull’uomo.

Si assiste in questi quadri al passaggio cruciale da una ritrattistica glamour alla messa a fuoco, attraverso il ritratto, della tragedia umana. Non che quando si trattava di proporre sulla tela i volti monumentali dei giganti che hanno fatto la Storia – dalle icone rock e pop ai divi della letteratura e del cinema hollywoodiano, ai personaggi dello sport – l’artista glissasse sul dramma umano o proponesse immagini prive di pregnanza esistenziale.

Già allora (basti pensare ai suoi recenti ritratti di David Bowie) i suoi volti erano tanto pieni di esistenza da poter essere di volta in volta degli autoritratti di Capecchi stesso, riconoscendosi l’artista in ognuno di essi. E gli si presentava l’urgenza di imprimere la memoria con anche le cicatrici, le occhiaie e i tatuaggi, con segni più o meno marcati, spesso in coincidenza con l’andarsene dal palcoscenico della vita di miti stroncati forse troppo presto. Lì la riflessione si stava volgendo già al presente, per metterci davanti agli occhi l’inevitabilità della morte anche di chi appariva come eterno in vita.

Adesso, in questa mostra appositamente allestita per la Festa della Toscana 2017 e nata da una condivisa riflessione sulla pena di morte nell’epoca contemporanea, quella coscienza si trova a essere richiamata in causa, ma per sporcarsi, bruciarsi e crocifiggersi nel tentativo di espiare colpe non commesse: l’artista sembra voler farsi carico di quelle vite, come se lui per primo fosse stato giudicato colpevole e venisse portato al patibolo. Qui il suo volto si disfa in un accento che ricorda Francis Bacon, si trasmuta, si deforma e prende le sembianze della storia della pena di morte, con volti stralunati, bocche ridotte a smorfie, sguardi attoniti di predestinati.

A questo punto il colore, che per Capecchi è sempre una versione tutta personale del monocromatismo, vira dai freddi toni crepuscolari all’immanenza di un rosso raggrumato che sembra fatto di piastrine, a un coagulo steso come un’acquaforte, un marchio. E questi volti che emergono dal bianco assumono la valenza di ritratti in ceralacca, sono visi marchiati a fuoco con una tavolozza intinta nella vita piena, sono degli ammonimenti tramandati in forma di sigillo.

Capecchi ha utilizzato il colore acrilico anziché l’olio, che di solito predilige, e ha combinato sia l’utilizzo dei pennelli che dei rulli, per dare un senso di precarietà e di indefinito a questi soggetti. Il rosso carminio gli è servito per rendere la drammaticità: una scelta obbligata. I soggetti ritratti sono persone che per svariati motivi hanno subito una condanna a morte o sono stati torturati. A partire dai nostri emigrati negli Stati Uniti Sacco e Vanzetti fino ad arrivare al cinese Liu Xiaobo passando per Mumia Abu Jamal. Fra i soggetti però il pittore ha inserito anche un po’ di speranza, ritraendo anche alcuni ex condannati a morte che nel corso dei decenni del Novecento hanno vista salva la propria vita, spesso per il riconoscimento di errori giudiziari precedenti.

Al visitatore della mostra e al lettore di questo catalogo spetta il compito di conoscere e approfondire queste e altre storie: sembrano stare tutte nascoste dietro la stessa storia, quella del Granduca Pietro Leopoldo ritratto insieme agli altri con lo stesso colore rosso. Come se, in quel ritratto del Granduca da giovane, Capecchi volesse cogliere il guizzo di uno sguardo innocente, tra pietà e intelligenza, inesorabilmente mandato al patibolo dal Futuro della storia, che non ha mai abolito del tutto la pena di morte e la tortura.»