Premio Letterario
Internazionale Ceppo Pistoia

21 gennaio 2018

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3-11 febbraio 2018: mostra a Pistoia nelle Sale Affrescate con 12 dipinti di Daniele Capecchi, a cura di Paolo Fabrizio Iacuzzi: “Pietro Leopoldo contro la pena di morte. Da Sacco e Vanzetti a Liu Xiaobo”.

Sabato 3 febbraio 2018, alle ore 17,30, si inaugura nelle Sale Affrescate del Palazzo Comunale di Pistoia la mostra dell’artista pistoiese Daniele Capecchi, a cura di Paolo Fabrizio Iacuzzi, dal titolo Pietro Leopoldo contro la pena di morte. Da Sacco e Vanzetti a Liu Xiabo, che si svolge grazie alla collaborazione del 62° Premio Ceppo con il Comune di Pistoia. Saranno presenti: Alessandro Sabella (Assessore alle Politiche giovanili del Comune di Pistoia), Paolo Fabrizio Iacuzzi (Presidente del Premio Ceppo e curatore della mostra), Maurizio Tuci (critico). In particolare verranno eseguite  letture dalla Ballata dal Carcere di Reading di Oscar Wilde e di una poesia scritta da Iacuzzi, per la prima edizione della Festa della Toscana, su un poeta condannato a morte, ritratto da Daniele Capecchi e presente in mostra.

La mostra si svolge grazie alla collaborazione del 62° Premio Letterario Internazionale Ceppo Pistoia con il Comune di Pistoia e con il Consiglio regionale della Toscana all’interno della Festa della Toscana 2017. La mostra si svolge dal 3 all’11 febbraio, con il seguente orario: dal martedì al venerdì (ore 10.00-14.00); sabato e domenica (ore 10.00-18.00), lunedì chiuso.

La mostra ha il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e della Banca di Pistoia nell’ambito del 62° Premio Internazionale Ceppo, che quest’anno si svolge dal 3 febbraio al 13 aprile.

Sabato 3 febbraio, alle ore 15, nella stessa sede delle Sale Affrescate la mostrà viene presentata alla stampa e alla Giuria dei Giovani Lettori del 62° Premio Ceppo (in occasione della distribuzione dei libri finalisti al Premio Ceppo Racconto) e ai blogger dell’alternanza scuola lavoro dei Licei Mantellate, Pacini e Lorenzini.

Sabato 10 febbraio dalle 16.00 alle 18.00, nel contesto del tema della mostra, si terrà una conferenza su “La pena di morte nel mondo”, con il prof. Zeffiro Ciuffoletti (docente di Storia contemporanea, Università di Firenze) e Danilo Breschi (docente di Storia delle dottrine, Università degli Studi Internazionali di Roma) a partire dal “Rapporto 2017” pubblicato dall’Associazione “Nessuno tocchi Caino”.

A partire dalla riflessione sulla pena di morte e la tortura, sarà un’occasione per sviluppare una lettura della realtà intesa come modo per interpretare la contemporaneità, che proseguirà quest’anno fino ad aprile attraverso i libri e gli incontri con i vincitori del 62° Premio Ceppo: un punto di osservazione privilegiato per riflettere sui valori dell’Europa e del mondo per tutti quanti potranno visitarla, specie i giovani, al quale il Premio Ceppo è particolarmente rivolto.

Le riflessioni che i ragazzi delle scuole secondarie di Pistoia svilupperanno saranno condivise all’interno del progetto “Il Ceppo dei lettori Selvaggi”, inauguratosi ai primi di novembre alla Biblioteca San Giorgio e che avrà la sua conclusione, sempre in Biblioteca, venerdì 13 aprile 2018.

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La mostra è stata realizzata grazie alla collaborazione e al contributo del Consiglio Regionale della Toscana, del Comune di Pistoia e della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia.

E’ un secondo appuntamento per la mostra di Daniele Capecchi, inaugurata in occasione della Festa della Toscana 2017, dal 30 novembre al 6 dicembre al Teatro della Compagnia.

Come scrive nel catalogo (edito da Settegiorni) il presidente del Consiglio Regionale della Toscana Eugenio Giani:

«La mostra di Daniele Capecchi collega idealmente il Settecento illuminista del Granduca al tragico Novecento degli italo-americani Sacco e Vanzetti e del cinese Liu Xiaobo, il premio Nobel per la pace, deceduto proprio quest’anno in un carcere duro. Fra i ritratti, eseguiti sempre con lo stesso colore rosso, ce ne sono anche due di Pietro Leopoldo, uno da giovane e uno nel pieno della maturità: visto il perdurare della pena di morte e della tortura nel mondo, è come se la sua testa sia caduta insieme a tutte le altre. Una provocazione che deve farci riflettere».

Scrive il curatore e presidente del Premio Ceppo Paolo Fabrizio Iacuzzi, nel catalogo della mostra:

«La vicenda pittorica di Daniele Capecchi giunge nelle opere esposte in questa mostra – “Pietro Leopoldo contro la pena di morte: da Sacco e Vanzetti a Liu Xiabo” – a una conseguenza drammatica, perché l’artista è come se volesse tirare le somme sia dal punto di vista del fare pittorico che da quello della riflessione sull’uomo.

Si assiste in questi quadri al passaggio cruciale da una ritrattistica glamour alla messa a fuoco, attraverso il ritratto, della tragedia umana. Non che quando si trattava di proporre sulla tela i volti monumentali dei giganti che hanno fatto la Storia – dalle icone rock e pop ai divi della letteratura e del cinema hollywoodiano, ai personaggi dello sport – l’artista glissasse sul dramma umano o proponesse immagini prive di pregnanza esistenziale.

Già allora (basti pensare ai suoi recenti ritratti di David Bowie) i suoi volti erano tanto pieni di esistenza da poter essere di volta in volta degli autoritratti di Capecchi stesso, riconoscendosi l’artista in ognuno di essi. E gli si presentava l’urgenza di imprimere la memoria con anche le cicatrici, le occhiaie e i tatuaggi, con segni più o meno marcati, spesso in coincidenza con l’andarsene dal palcoscenico della vita di miti stroncati forse troppo presto. Lì la riflessione si stava volgendo già al presente, per metterci davanti agli occhi l’inevitabilità della morte anche di chi appariva come eterno in vita.

Adesso, in questa mostra appositamente allestita per la Festa della Toscana 2017 e nata da una condivisa riflessione sulla pena di morte nell’epoca contemporanea, quella coscienza si trova a essere richiamata in causa, ma per sporcarsi, bruciarsi e crocifiggersi nel tentativo di espiare colpe non commesse: l’artista sembra voler farsi carico di quelle vite, come se lui per primo fosse stato giudicato colpevole e venisse portato al patibolo. Qui il suo volto si disfa in un accento che ricorda Francis Bacon, si trasmuta, si deforma e prende le sembianze della storia della pena di morte, con volti stralunati, bocche ridotte a smorfie, sguardi attoniti di predestinati.

A questo punto il colore, che per Capecchi è sempre una versione tutta personale del monocromatismo, vira dai freddi toni crepuscolari all’immanenza di un rosso raggrumato che sembra fatto di piastrine, a un coagulo steso come un’acquaforte, un marchio. E questi volti che emergono dal bianco assumono la valenza di ritratti in ceralacca, sono visi marchiati a fuoco con una tavolozza intinta nella vita piena, sono degli ammonimenti tramandati in forma di sigillo.

Capecchi ha utilizzato il colore acrilico anziché l’olio, che di solito predilige, e ha combinato sia l’utilizzo dei pennelli che dei rulli, per dare un senso di precarietà e di indefinito a questi soggetti. Il rosso carminio gli è servito per rendere la drammaticità: una scelta obbligata. I soggetti ritratti sono persone che per svariati motivi hanno subito una condanna a morte o sono stati torturati. A partire dai nostri emigrati negli Stati Uniti Sacco e Vanzetti fino ad arrivare al cinese Liu Xiaobo passando per Mumia Abu Jamal. Fra i soggetti però il pittore ha inserito anche un po’ di speranza, ritraendo anche alcuni ex condannati a morte che nel corso dei decenni del Novecento hanno vista salva la propria vita, spesso per il riconoscimento di errori giudiziari precedenti.

Al visitatore della mostra e al lettore di questo catalogo spetta il compito di conoscere e approfondire queste e altre storie: sembrano stare tutte nascoste dietro la stessa storia, quella del Granduca Pietro Leopoldo ritratto insieme agli altri con lo stesso colore rosso. Come se, in quel ritratto del Granduca da giovane, Capecchi volesse cogliere il guizzo di uno sguardo innocente, tra pietà e intelligenza, inesorabilmente mandato al patibolo dal Futuro della storia, che non ha mai abolito del tutto la pena di morte e la tortura.»