Paolo Fabrizio Iacuzzi

27 marzo 2018

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Libreria Lo Spazio di Via dell’Ospizio

Sabato 7 aprile, ore 16,30

Alberto Bertoni e Riccardo Donati
presentano il libro in versi di

Paolo Fabrizio Iacuzzi

FOLLA DELLE VENE
Il museo che di me affiora

(Corsiero Editore, 2018)


Folla delle vene

Dopo Magnificat (1996), Jacquerie (2000), Patricidio (2004) e Rosso degli affetti (2008) Paolo Fabrizio Iacuzzi giunge alla quinta stazione della sua “Vita a quadri”, narrata in versi e a colori: il bianco, il blu, il giallo e il rosso. Folla delle vene (Corsiero Editore 2018), inserita nella collana “Strumenti umani” diretta da Alberto Bertoni, è la stazione rosa di una saga familiare fra biografia e invenzione.

L’occasione dei recenti restauri, nelle stanze della casa dove da generazioni è vissuta la famiglia, riporta alla luce nel poeta una serie di immagini improvvise, di sogni e paure, di incanti e disincanti, che portano alla ribalta una folla di figure e figuranti, vicini e lontani nello spazio e nel tempo, appartenenti al mito e al teatro, al sacro e alla festa.

Una folla che scende dai “pulpiti” di Pistoia e invade le strade della sua città natale, quasi fosse composta dai clown e dai saltimbanchi di Marino Marini, va a disporsi per “quadri” e “didascalie” di un museo: un museo della tortura, dove il passato affiora e si “ricuce” con quello degli altri soltanto nei quadri dell’arte, animati ormai da altri soggeti. L’io diventa prigioniero di se stesso e delle sue immagini, in un impossibile romanzo di formazione, e semmai di deformazione.

Il viaggio di alcuni poeti da Marsiglia a Pistoia per incontrarne altri e tradursi a vicenda. Il secondo viaggio dei poeti in Vaucluse fino al Mont Ventoux sulle orme di Francesco Petrarca e di Marco Pantani. La scalata di una sola civiltà che nel rosa identifica il proprio fantasma femminile e non solo. La bicicletta che si lambicca la mente per ricostruirlo e ridargli vita come Frankenstein. Il museo del coraggio e della paura dove Laura è salva con il cognome del Marchese De Sade.

La vita dell’Arte fuori da ogni Storia. L’arte che tenta di ricucire l’essenza della vita. L’omaggio a Mary Shelley a duecento anni dal suo più celebre romanzo, Frankenstein. Il pensiero ad Aby Warburg in manicomio cent’anni dopo gli orrori del Novecento.

Queste e altre sono le vene della poesia. Come ben scrive il poeta e critico Pasquale Di Palmo nella postfazione al libro: «La simbiosi tra attualità e tradizione rimanda alla condizione “liquida” di cui parlava Bauman, con un linguaggio talvolta asettico, che ricorda quello scientifico della descrizione dei referti».


La poesia

Io vi rivedo cari non ancora morti. Ma fissi dentro
il museo che di me affiora sulla lastra rosa. Mentre
mi sfilo le scarpe nello stanzino buio. Mentre m’infilo
le scarpe e giro la testa a sinistra. Dove c’è un quadro

al muro. Dove la cornice di legno chiaro cinge una coppia
di fidanzati. Lui è sul sellino. Lei è sulla canna. Chi saranno
il bambino non sa. Non può sapere il viaggio la strada
il mondo che è stato. Prende la bicicletta la stampa dentro

di sé. Servirà la mappa da grande. Gli servirà l’amore
svelato. Insieme lui fischia e va. Mentre lei sulla canna
sta nel bilico. Gioco da equilibristi per essere dei clown.

Non vi è servita la bicicletta. Non siete mai stati in viaggio.
Siete invecchiati cercando qui il punto di fuga. Il vostro
amore scagliato dentro di me. La Natura a Lei gradita.


Leggi la postfazione di Pasquale Di Palmo, clicca qui!