Premio Letterario
Internazionale Ceppo Pistoia

24 febbraio 2017

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Grazie a Chianti Banca, buoni libro per le recensioni scritte e multimediali su Marina Nemat.


Tutti i segnalati e i vincitori delle recensioni a Prigioniera di Teheran e Dopo Teheran (Cairo Editore), e anche a
Da Teheran a Toronto, dalla tortura all’accoglienza. La mia giovinezza raccontata agli studenti con una lettera aperta a Donald Trump (Ceppo Regione Toscana Lecture 2017).

Ancora una volta le scuole di Pistoia, con la preziosa collaborazione dei docenti e dei dirigenti scolastici, hanno accolto positivamente l’invito a condividere l’esperienza umana e culturale del Premio Ceppo e numerosissime sono state le recensioni scritte e multimediali inviate riguardanti sia i suoi libri (Prigioniera di Teheran e Dopo Teheran, Cairo Editore) sia la Ceppo Regione Toscana Lecture for the Human Rights 2017.

La premiazione dei ragazzi svoltasi in presenza di Marina Nemat e del rappresentante di Chianti Banca, dr. Vittorio Nardini, ha coinvolto gli studenti di tutti gli istituti partecipanti, ciascuno con le proprie peculiarità e col proprio punto di vista. Ai vincitori buoni libro offerti da Chianti Banca da spendere alla Libreria Giunti al Punto di Pistoia.

Paolo Fabrizio Iacuzzi, ideatore del Premio Laboratorio Ceppo Giovani e del progetto educativo Lettori Uniti del Ceppo, si è detto soddisfatto dell’alta qualità dei lavori pervenuti e felice che i ragazzi riescano a esprimersi in libertà. La stessa scrittrice ospite ha ringraziato i giovani per il lavoro svolto.


 

GIUDIZIO COMPLESSIVO: I SEGNALATI

Dato comune alle numerose recensioni, alcune più sintetiche altre più dettagliate, è la presa di coscienza dell’esistenza di una realtà diversa da quella che coincide con la quotidianità dei giovani recensori ma soprattutto che uno stravolgimento dell’assetto sociale, delle proprie condizioni di vita possa accadere in qualunque momento, dappertutto.

C’è chi si è soffermato sulle dinamiche degli affetti familiari (nel rapporto fatto di gioie semplici e mesti silenzi), sulle modalità di superamento di un trauma (il racconto come terapia), sulle tecniche di sopravvivenza (l’appiglio trovato nell’immaginare oggetti di una valigia ideale) ma alcuni lavori spiccano oltre che per un’osservazione ancora più acuta dei fatti narrati anche per il superamento della sistematica analisi testuale sconfinando nel campo della critica vera e propria, proponendo spunti di riflessione interessanti.

Emerge, tra le recensioni pervenute dal Liceo Economico Sociale Forteguerri, la visione d’insieme di Bellegoni Alessandro che in poche righe fornisce sia un’idea del genere di testo (un diario, lo definisce) che si troverà davanti il lettore, sia un messaggio di allarme quando sottolinea che «i cosiddetti “crimini contro l’umanità” non si estinsero al banco degli imputati di Norimberga ma si protraggono ancora in altre parti del mondo», oltre che una finale riflessione sulle sfumature del sentimento amoroso. Il discorso della tutela dei diritti umani è invece affrontato da Frosini Silvia che osserva come la garanzia del loro rispetto «non deve essere delegata solo alla politica e ai governi ma dobbiamo assumercela anche personalmente», mettendo in evidenza la questione di una responsabilità individuale. In particolare, e qui emerge il dato dell’attualità, per quanto riguarda l’accoglienza come sottolinea Imane Elkenz nel finale della sua recensione in cui auspica una maggiore empatia nei confronti di chi ha abitudini, costumi, religioni diversi da quelli del nostro Paese. Empatia che può essere scossa e sollecitata provando a mettersi nei panni di chi vive una vita distrutta come fa Rebecca Mazzotta ammettendo che avrebbe trovato difficile non fare compromesso davanti alle torture e alla prospettiva della morte. Mentre c’è chi, tra i lavori del Liceo Musicale Forteguerri, come Maria Caterina Pacini, osserva la struttura del romanzo, la protagonista formarsi per opera degli oggetti cui fa riferimento per tentare la sopravvivenza. O chi, come nella bella chiusura della recensione di Elena Losco, vede nel libro della Nemat un simbolo della “rinascita della libertà e dei valori umani”.

Scrivere un pezzo di critica o di presentazione di un romanzo vuol dire anche saper attingere ai riferimenti della storia della letteratura, in particolar modo quando questi vengono chiamati a gran voce dall’attualità. Ciò lo troviamo per esempio nel brillante testo proposto da Sara Bernardini, dell’Istituto Einaudi, che trova un parallelo nelle parole di Primo Levi «sarò felice se saprò che anche uno solo dei nuovi lettori avrà compreso quanto è rischiosa la strada che parte dal fanatismo e dalla rinuncia alla ragione», il che comporta guardarsi intorno con attenzione e comprensione per poter, scrive la studentessa, «giudicare con occhi più consapevoli e responsabili la situazione che tutti noi stiamo vivendo nelle strade della nostra città  dove incontriamo tanti  giovani profughi che scappano dalle loro terre, arrivando da sopravvissuti  in altri Paesi».

Di una necessaria riflessione su come nella società moderna debba essere studiato un nuovo concetto di democrazia parla nella sua esemplare analisi Ayoub Froukkass dell’Istituto Pacinotti, che riprende l’allarme lanciato dalla Nemat nella lectio sul rischio che la storia si ripeta, di come l’indifferenza stia dietro all’atteggiamento di chiusura e intolleranza, per suggerire infine quanto sia necessario aprire un dibattito su come rispondere al fallimento della democrazia e ridarle senso a partire da una presa di coscienza di ciascun individuo nei confronti della legalità e della libertà di espressione.


LE MIGLIORI RECENSIONI PER ISTITUTO: I PREMIATI

LICEO FORTEGUERRI

Liceo Economico Sociale Forteguerri – IV E – Elena Meoni – Prof. Lombardi

Elena Meoni per la tensione narrativa della recensione, in cui, con un ritmo incalzante e una spiccata capacità affabulatoria, il significato del romanzo della Nemat viene svelato a tappe, passo passo, senza fornire eccessivi dettagli ma riuscendo comunque a dare un’idea del contenuto del libro. Lo stile, a metà tra quello del linguaggio diretto dei blog e quello di un articolo da inserto culturale della domenica, ne fa un’ottima prova di scrittura che suggerisce di essere davanti a una lettrice attenta e esperta.

Liceo Economico Sociale Forteguerri – IV E – Matteo Forasassi – Prof. Lombardi

Matteo Forasassi per esser riuscito a sintetizzare, con uno stile asciutto e preciso, trama e atmosfera del memoir, con un punto di vista che figurerebbe bene tra le pagine dell’ “Internazionale” portando avanti una traccia che parte dall’analisi del contesto politico sociale per affondare nella parte più umana dei rapporti tra individui, cogliendo nelle dinamiche amorose una chiave di comprensione del comportamento umano.

Liceo Musicale Forteguerri – IV A – Leonardo Savino – Prof. Lombardi

Leonardo Savino per aver scritto una recensione sullo stile di riviste come “Rolling Stone” veloce, diretto, schietto con una punta di idealismo. Interessante l’osservazione centrale sul rapporto tra cultura e libertà quando osserva che la protagonista,  Marina Nemat,  «non poté far altro che manifestare il suo disappunto nei confronti di quel totalitarismo che censurava e vietava ogni forma di cultura non a norma, “solo l’uomo colto è libero” diceva Epitteto, ma la dittatura non concepisce uomini liberi».

ISTITUTO EINAUDI

Unica vincitrice

Lisa Marraccini – VASS – IPSCSS EINAUDI – Prof. Pellegrini

Vince per aver scritto un testo critico che affonda lo sguardo sul dato storico oltre la contingenza dei fatti narrati, prima focalizzando l’attenzione sul valore testimoniale del libro presentato, poi fornendone una chiave di comprensione tramite il riferimento a Proust e infine rimandando a Se questo è un uomo di Primo Levi, specificamente nella riflessione sull’atteggiamento dei protagonisti delle due vicende, Levi da un lato, Nemat dall’altro, che viene riassunta nel messaggio conclusivo sull’inutilità di rispondere alla violenza con la violenza: «la rabbia non ripara, distrugge».

ISTITUTO PACINOTTI

Un vincitore

Ali Rasib – V BMG – PACINOTTI – Prof. Sabrina Zini

Vince per aver messo in evidenza, in un testo critico che si avvicina alla tematica socio-politica con approccio filosofico, il rischio che nell’opinione pubblica si faccia confusione tra vittime e carnefici, fondendo l’idea di una minaccia sull’appartenenza a un determinato popolo o gruppo religioso. Incomprensione e ristrettezza di vedute sono alla base dell’atteggiamento di chiusura e diffidenza nei confronti delle popolazioni richiedenti asilo e suona come un appello rivolto ai giovani, ai suoi coetanei, l’introduzione in cui si mette in evidenza come, nella storia raccontata dall’autrice, erano proprio i giovani i primi a rendersi conto che qualcosa stesse cambiando in peggio a differenza degli adulti invece meno pronti a reagire, ormai lontani dalle energie e aspirazioni della gioventù.

LICEO SCIENTIFICO  MANTELLATE

Vincitore Gruppo Video: per vedere la recensione clicca qui.

Giulia Casseri, Federica Chiti, Irene Nesi, Michele Pastacaldi, Bernardo Vettori – V – Liceo Scientifico Mantellate – Prof. Sara Lenzi

Vincono per la realizzazione di Closed, un originale cortometraggio realizzato con la tecnica dello speed drawing, in cui immagini, musica e voce veicolano in maniera accattivante un testo, scritto e recitato in lingua inglese, che si offre come poetica sintesi del percorso umano e esperienziale di Marina Nemat e al tempo stesso come messaggio in merito a una riflessione sul concetto di chiusura (dal titolo CLOSED) che può essere sia quella di una prigione in Iran ma anche quella mentale a cui reagire, come suggerisce la suggestiva immagine del video, attraverso l’unione delle forze, in un pugno che frantuma intolleranze e odio.

Istantanea 5 (19-02-2017 16-48)